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Autore Messaggio
genziana



Registrato: 22/03/04 13:40
Messaggi: 33271

MessaggioInviato: Mar Giu 06, 2017 18:36    Oggetto: Predrag MATVEJEVIC-sul Mediterraneo è stata concepita Europa Rispondi citando



      Sul Mediterraneo è stata concepita l’Europa




«I suoi confini non sono definiti né nello spazio né nel tempo. Non sappiamo come fare a determinarli e in che modo: sono irriducibili alla sovranità o alla storia, non sono né statali, né nazionali: somigliano al cerchio di gesso che continua a essere descritto e cancellato, che le onde e i venti, le imprese e le ispirazioni allargano o restringono. Lungo le coste di questo mare passava la via della seta, s’incrociavano le vie del sale e delle spezie, degli olii e dei profumi, dell’ambra e degli ornamenti, degli attrezzi e delle armi, della sapienza e della conoscenza, dell’arte e della scienza.
Gli empori ellenici erano a un tempo mercati e ambasciate. Lungo le strade romane si diffondevano il potere e la civiltà. Dal territorio asiatico sono giunti i profeti e le religioni. Sul Mediterraneo è stata concepita l’Europa.
È difficile scoprire ciò che ci spinge a provare a ricomporre continuamente il mosaico mediterraneo, a compilare tante volte il catalogo delle sue componenti, verificare il significato di ciascuna di esse e il valore dell’una nei confronti dell’altra: l’Europa, il Maghreb e il Levante; il giudaismo, il cristianesimo e l’islam; il Talmud, la Bibbia e il Corano; Gerusalemme, Atene e Roma; Alessandria, Costantinopoli, Venezia; la dialettica greca, l’arte e la democrazia; il diritto romano, il foro e la repubblica; la scienza araba; il Rinascimento in Italia, la Spagna delle varie epoche, celebri e atroci. Qui popoli e razze per secoli hanno continuato a mescolarsi, fondersi e contrapporsi gli uni agli altri, come forse in nessun’altra regione di questo pianeta. Si esagera evidenziando le loro convergenze e somiglianze, e trascurando invece i loro antagonismi e le differenze. Il Mediterraneo non è solo storia.»


testo originale di Predrag Matvejević, "Breviario mediterraneo", Garzanti, Milano 1991


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genziana



Registrato: 22/03/04 13:40
Messaggi: 33271

MessaggioInviato: Mer Lug 26, 2017 18:36    Oggetto: IL MATTINO -estate- 26/07/17 intervista ALESSANDRO PREZIOSI Rispondi citando



ha scritto:




ALESSANDRO PREZIOSI inquieto come il mare




Un'estate. Un libro. L’attore: io, perduto nella bellezza de “Le braci”


L’estate? «È un’intervista muta. Durante l’anno mi faccio domande. D’estate analizzo le risposte che mi do. L’estate è il tempo di rivedere i genitori e veder crescere più velocemente i figli, perché d’estate i figli crescono più in fretta. È il tempo per mettere ordine: per esempio, divido i libri che ho già letto da quelli ancora vergini o incompiuti». Usando le sue stesse parole, «di solito, l’estate è il tempo della leggerezza, in cui si sfogliano riviste sotto l’ombrellone o si smanetta sul cellulare…diciamoci la verità, è il tempo delle sciocchezze». Ma per Alessandro Preziosi può essere anche l’occasione «per sprofondare con mente libera fino all’alba nella bellezza di un libro che non ti lascia, per usarlo con la stessa ossessività dei bambini quando cominciano a far qualcosa e non la mollano finché non l’hanno esaurita. Così è accaduto per me con “Le braci”, di Sandor Marai, ambientato proprio il 15 di agosto».

È questo «il libro dell’estate» per l’attore napoletano, protagonista all’ultimo Napoli Teatro Festival con «Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco» di Massini. Questa inconsueta intervista, nata dalle sue suggestioni, mostra un artista che da buon napoletano non dimentica la levità, ma poi sceglie l’analisi, la riflessione, l’inquietudine come strumenti per rispondere a domande eterne e confrontarsi col mondo.

Preziosi, cosa l’ha colpita in quel romanzo?
«Dopo 41 anni, Enrik e Konràd, entrambi militari, inseparabili in gioventù, tornano a incontrarsi in un castello dei Carpazi. La loro amicizia era così forte da renderli complementari. Poi qualcosa accade. In una battuta di caccia Enrik si accorge che Konràd sta per ucciderlo. Ma non lo fa. Perché. C’è di mezzo la donna del primo, Krisztina. Amandola di nascosto, Konràd ha tradito l’amico e l’amicizia. Dopo 41 anni Enrik ancora lo aspetta per chiedergli perché. La sua prima domanda è: lei sapeva che volevi uccidermi? La seconda riguarda l’amicizia: si può restare fedeli alla passione che ci possiede, anche se questo significa distruggere la felicità propria e degli altri? Si può essere così appassionati da attendere per 41 anni una risposta?»

E allora?
«Il libro ha alimentato in me il sentimento dell’amicizia, che è più forte dell’amore, è eterno come l’altro non è. “Le braci” ha una epicità da tragedia greca. Alla vendetta i due personaggi preferiscono il confronto su un piano più rispettoso, epico e etico, dove l’epicità va al di là del pathos. Quel libro celebra il senso della vita, considerando che la vita siamo noi stessi e quel che seminiamo. Mi fanno invidia Enrik e Konràd, coriacei e tutti d’un pezzo, capaci di essere una sola cosa con se stessi».

Lei non lo è?
«Sono nato all’ombra del Vesuvio e conservo una contraddittorietà e una incoerenza che sono laiche, cristiane…e napoletane. Accettandole, prendo forza per continuare a vivere».

E il teatro esiste anche d’estate?
«Mi permette altre letture e spettacoli, i reading nei festival di letteratura all’aperto, per esempio: “Le confessioni” di Sant’Agostino o il “Prometeo” che riflette sul mito attraverso quel che ne hanno scritto non solo Eschilo, ma anche Weil, Goethe, Byron e San Paolo. E il 27 agosto, alla Certosa di Capri, farò uno spettacolo, con Daniele Bonaviri alla chitarra, sulla vita di Totò, un simbolo della leggerezza che ha pervaso la mia infanzia. In questo modo il teatro diventa una lettura condivisa, anche di testi complessi. Ed è il modo migliore di leggerli, perché comunicando, li capisco meglio. Per sei anni ho portato in giro anche Pessoa, assieme a una jazzista come Rita Marcotulli, ma poi ho smesso, perché alcuni autori mi sconvolgono talmente, riflettono i miei stati d’animo tanto in profondità che la condivisione diventa impossibile».

Il portoghese ha scritto «Il libro dell’inquietudine». Parliamo della sua.
«No, parliamo innanzitutto di quella dei personaggi che interpreto. L’inquietudine è sinonimo del loro approfondimento. Se significa porsi domande, il mio mestiere ne è il paradigma. Ma il teatro presuppone che l’anima e la sensibilità dello spettatore siano pronte a recepire quelle domande. Le risposte, però, non sono incluse nel biglietto».

E Preziosi quali risposte si dà?
«Spesso corrispondono al pezzo che manca nel puzzle dei personaggi che interpreto. La loro forza è quasi sempre l’ambiguità. Prendiamo Van Gogh. Lo incarno sulla scena, ma non lo comprendo. Non trovo sia giusto privarsi della bellezza della vita, che non è mai sacrificabile, anche quando diventa buia. Allora, la mia risposta è la distanza che prendo da lui. E, poi, gliel’ho detto, io sono sempre napoletano, leggero e grave, contraddittorio, soffro molto per le sofferenze degli altri, dietro cui mi nascondo per non guardare le mie. Ho l’incoerenza del mare. Sono come la risacca, che va avanti e indietro e non si sa mai cosa porta e cosa lascia…ma alla fine della giornata, posso anche essere profondamente calmo».


Luciano Giannini © RIPRODUZIONE RISERVATA

IL MATTINO – edizioni: tutte _ Estate pagina 35 – merc. 26 luglio 2017







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