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SAN FRANCESCO D'ASSISI: UN CUORE SEMPLICE ED UMILE
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Rossana



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MessaggioInviato: Mar Giu 27, 2006 15:27    Oggetto: SAN FRANCESCO D'ASSISI: UN CUORE SEMPLICE ED UMILE Rispondi citando




CARISSIME RAGAZZE, PROPRIO OGGI RIFLETTEVO SU COME QUESTA FIGURA SIA STATA, E CONTINUI AD ESSERE, IMPORTANTE PER LA MIA VITA E PER LA MIA PERSONALE ESPERIENZA DI FEDE.
UN UOMO COME FRANCESCO, A CUI NON MANCAVA NULLA PER ESSERE UMANAMENTE FELICE, DONA LA SUA VITA, TOTALMENTE E CON FIDUCIA, AL SUO SIGNORE DANDOCI UN ESEMPIO CONCRETO CHE DIO PUO' BASTARE DA SOLO PER LA NOSTRA VITA.
APRO, COSI', QUESTO NUOVO TOPIC, NELLA SPERANZA DI FARVI UN DONO SINCERO E GIOIOSO... Smile
FRANCESCO ERA ANCHE QUESTO: LODE, CANTO, AMORE PER LA NATURA E PER LA VITA, QUINDI, E SOPRATTUTTO SEMPLICITA' ED UMILTA', QUELLA CHE TROPPO SPESSO MANCA ALL'UOMO DELLA SOCIETA' DI OGGI.
UN ABBRACCIO COL CUORE A TUTTE VOI


"San Francesco d'Assisi nacque ad Assisi nel 1182 ca. e morì nel 1226. Giovanni Francesco Bernardone, figlio di un ricco mercante di stoffe, istruito in latino, in francese, e nella lingua e letteratura provenzale, condusse da giovane una vita spensierata e mondana; partecipò alla guerra tra Assisi e Perugia, e venne tenuto prigioniero per più di un anno, durante il quale patì per una grave malattia che lo avrebbe indotto a mutare radicalmente lo stile di vita: tornato ad Assisi nel 1205, Francesco si dedicò infatti a opere di carità tra i lebbrosi e cominciò a impegnarsi nel restauro di edifici di culto in rovina, dopo aver avuto una visione di san Damiano d'Assisi che gli ordinava di restaurare la chiesa a lui dedicata.

Il padre di Francesco, adirato per i mutamenti nella personalità del figlio e per le sue cospicue offerte, lo diseredò; Francesco si spogliò allora dei suoi ricchi abiti dinanzi al vescovo di Assisi, eletto da Francesco arbitro della loro controversia. Dedicò i tre anni seguenti alla cura dei poveri e dei lebbrosi nei boschi del monte Subasio. Nella cappella di Santa Maria degli Angeli, nel 1208, un giorno, durante la Messa, ricevette l'invito a uscire nel mondo e, secondo il testo del Vangelo di Matteo (10:5-14), a privarsi di tutto per fare del bene ovunque.

Tornato ad Assisi l'anno stesso, Francesco iniziò la sua predicazione, raggruppando intorno a sé dodici seguaci che divennero i primi confratelli del suo ordine (poi denominato primo ordine) ed elessero Francesco loro superiore, scegliendo la loro prima sede nella chiesetta della Porziuncola. Nel 1210 l'ordine venne riconosciuto da papa Innocenzo III; nel 1212 anche Chiara d'Assisi prese l'abito monastico, istituendo il secondo ordine francescano, detto delle clarisse. Intorno al 1212, dopo aver predicato in varie regioni italiane, Francesco partì per la Terra Santa, ma un naufragio lo costrinse a tornare, e altri problemi gli impedirono di diffondere la sua opera missionaria in Spagna, dove intendeva fare proseliti tra i mori.

Nel 1219 si recò in Egitto, dove predicò davanti al sultano, senza però riuscire a convertirlo, poi si recò in Terra Santa, rimanendovi fino al 1220; al suo ritorno, trovò dissenso tra i frati e si dimise dall'incarico di superiore, dedicandosi a quello che sarebbe stato il terzo ordine dei francescani, i terziari. Ritiratosi sul monte della Verna nel settembre 1224, dopo 40 giorni di digiuno e sofferenza affrontati con gioia, ricevette le stigmate, i segni della crocifissione, sul cui aspetto, tuttavia, le fonti non concordano.

Francesco venne portato ad Assisi, dove rimase per anni segnato dalla sofferenza fisica e da una cecità quasi totale, che non indebolì tuttavia quell'amore per Dio e per la creazione espresso nel Cantico di frate Sole, probabilmente composto ad Assisi nel 1225; in esso il Sole e la natura sono lodati come fratelli e sorelle, ed è contenuto l'episodio in cui il santo predica agli uccelli. Francesco, che è patrono d'Italia, venne canonizzato nel 1228 da papa Gregorio IX. Viene sovente rappresentato nell'iconografia tradizionale nell'atto di predicare agli animali o con le stigmate."






(DAL SITO SU SAN FRANCESCO)
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L'ultima modifica di Rossana il Mer Giu 28, 2006 13:53, modificato 2 volte
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Rossana



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MessaggioInviato: Mer Giu 28, 2006 13:51    Oggetto: Rispondi citando


LA REGOLA

1. Nel nome del Signore incomincia la vita dei frati minori
La regola e la vita dei frati minori e questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità. Frate Francesco promette obbedienza e ossequio al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana. E gli altri frati siano tenuti a obbedire a frate Francesco e ai suoi successori.

2. Di coloro che vogliono intraprendere questa vita e come devono essere ricevuti
Se alcuni vorranno intraprendere questa vita e verranno dai nostri frati, questi li mandino dai loro ministri provinciali, ai quali soltanto e non ad altri sia concesso di ricevere i frati. I ministri poi diligentemente li esaminino intorno alla fede cattolica e ai sacramenti della Chiesa. E se credono tutte queste cose e le vogliono fedelmente professare e osservare fino alla fine; e non hanno moglie o, qualora l'abbiano, essa sia già entrata in monastero o abbia dato loro il permesso con l'autorità del vescovo diocesano, dopo aver fatto voto di castità; e le mogli siano di tale età che non possa nascere su di loro alcun sospetto; dicano ad essi la parola del santo Vangelo, che vadano e vendano tutto quello che hanno e procurino di darlo ai poveri. Se non potranno farlo, basta ad essi la buona volontà. E si guardino i frati e i loro ministri di essere solleciti delle loro cose temporali, affinché dispongano delle medesime liberamente secondo l'ispirazione del Signore. "Se tuttavia si chiedesse loro un consiglio, i ministri li potranno mandare da persone timorate di Dio perché con il loro aiuto diano i loro beni ai poveri." Poi concedano loro i panni della prova, cioè due tonache senza cappuccio e il cingolo e i pantaloni e il capperone fino al cingolo, se ai ministri non sembrerà diversamente secondo Dio. "Terminato l'anno della prova siano ricevuti all'obbedienza promettendo di osservare sempre questa vita e la Regola. "E in nessun modo sarà lecito di uscire da questa Religione secondo il decreto del signor Papa; poiché, come dice il Vangelo, nessuno che pone la mano all'aratro e poi si volge indietro e atto al regno di Dio. E quelli che hanno già promesso obbedienza, abbiano una tonaca con il cappuccio e un'altra senza, coloro che la vorranno avere. E coloro che sono costretti da necessità possano portare calzature. E tutti i frati si vestano di abiti vili che possono rattoppare con sacco e altre pezze con la benedizione di Dio. I quali ammonisco ed esorto di non disprezzare e di non giudicare gli uomini che vedono vestiti di abiti molli e colorati ed usano cibi e bevande delicate, ma piuttosto ciascuno giudichi e disprezzi se stesso".

3. Del divino ufficio e del digiuno e come i frati debbono andare per il mondo
I chierici recitino il divino ufficio secondo il rito della santa Chiesa romana eccetto il salterio, e perciò potranno avere i breviari. I laici dicano ventiquattro Pater noster per il mattutino, cinque per le lodi; per prima, terza, sesta, nona, per ciascuna di queste, sette; per il Vespro dodici; per compieta sette; e preghino per i defunti. E digiunino dalla festa di tutti i santi fino alla Natività del Signore. La santa Quaresima invece, che incomincia dall'Epifania e dura ininterrottamente per quaranta giorni e che il Signore santificò con il suo digiuno, coloro che volontariamente la passano nel digiuno siano benedetti dal Signore, e coloro che non vogliono non vi siano obbligati. Ma l'altra, fino alla Resurrezione del Signore, la passino digiunando. Negli altri tempi non siano tenuti a digiunare, se non il venerdì. Nei casi di manifesta necessità i frati non siano tenuti al digiuno corporale. Consiglio poi, ammonisco ed esorto i miei frati nel Signore Gesù Cristo che, quando vanno per il mondo, non litighino, ed evitino le dispute di parole, ne giudichino gli altri; ma siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti, cosi come conviene. "E non debbano cavalcare se non siano costretti da evidente necessità o infermità. In qualunque casa entreranno prima dicano: Pace a questa casa. "E secondo il santo Vangelo potranno mangiare di tutti i cibi che saranno loro presentati".

4. Che i frati non ricevano denari
Ordino fermamente a tutti i frati che in nessun modo ricevano denari o pecunia direttamente o per interposta persona. Tuttavia per le necessità dei malati e per vestire gli altri frati, i ministri soltanto e i custodi per mezzo di amici spirituali, abbiano sollecita cura secondo i luoghi, La circostanza, il clima delle regioni, cosi come sembrerà convenire alla necessità, salvo sempre, come e stato detto, che non ricevano in nessuna maniera denaro o pecunia.

5. Del modo di lavorare
Quei frati ai quali il Signore ha concesso la grazia di lavorare, lavorino con fedeltà e con devozione, così che, allontanato l'ozio, nemico dell'anima, non spengano lo spirito della santa orazione e devozione al quale devono servire tutte le altre cose temporali . Come ricompensa del lavoro per se e per i loro frati ricevano le cose necessarie al corpo, eccetto denari o pecunia, e questo umilmente, come conviene a servi di Dio e a seguaci della santissima povertà.

6. Che i frati di niente si approprino e del chiedere l'elemosina e dei frati infermi
I frati non si approprino di nulla, ne casa, ne luogo, o alcuna altra cosa. E come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo al Signore in povertà ed umiltà, vadano per l'elemosina con fiducia. Ne devono vergognarsi, perché il Signore si e fatto povero per noi in questo mondo. Questa e, fratelli miei carissimi, l'eccellenza dell'altissima povertà, che vi costituisce eredi e re del regno dei cieli, facendovi poveri di cose e ricchi di virtù. Questa sia la vostra porzione che vi conduce alla terra dei viventi. E a questa povertà, fratelli carissimi, totalmente uniti, non vogliate aver altro sotto il cielo, per sempre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. E ovunque sono e si troveranno i frati, si mostrino familiari tra loro. E ciascuno manifesti con fiducia all'altro le sue necessità, "poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, con quanto più affetto uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale? "E se uno di essi cadrà malato, gli altri frati lo devono servire come vorrebbero essere serviti.

7. Della penitenza da imporsi ai frati che peccano
Se alcuni frati, per istigazione del nemico, avranno mortalmente peccato, per quei peccati per i quali sarà stato ordinato tra i frati di ricorrere ai soli ministri provinciali, i predetti frati siano tenuti a ricorrere ad essi quanto prima potranno senza indugio. I ministri poi, se sono sacerdoti, impongano con misericordia ad essi la penitenza; se invece non sono sacerdoti, la facciano imporre da altri sacerdoti dell'Ordine, così come sembrerà più opportuno, secondo Dio. E devono guardarsi di non adirarsi ne risentirsi per il peccato commesso da un frate, poiché l'ira e il risentimento impediscono in sé e negli altri la carità.

8. Della elezione del ministro generale di questa fraternità e del capitolo di Pentecoste
Tutti i frati siano tenuti sempre ad avere uno dei frati di quest'Ordine come ministro generale e servo di tutta la fraternità e a lui devono fermamente obbedire. Alla sua morte l'elezione del successore sia fatta dai ministri provinciali e dai custodi nel Capitolo di Pentecoste, al quale i ministri provinciali siano tenuti sempre ad intervenire dovunque sarà stabilito dal ministro generale; e questo una volta ogni tre anni o entro un termine maggiore o minore, cosi come dal predetto ministro sarà ordinato. E se talora ai ministri provinciali e ai custodi all'unanimità sembrasse che detto ministro non fosse idoneo al servizio e al comune bene dei frati, i predetti ministri e custodi, ai quali e commessa l'elezione, siano tenuti nel nome del Signore ad eleggersi un altro custode. Dopo il Capitolo di Pentecoste i singoli ministri e custodi possono, se vogliono e lo credono opportuno, radunare nello stesso anno, una volta i loro frati a capitolo.

9. Dei predicatori
I frati non predichino nella diocesi di alcun vescovo qualora dallo stesso vescovo fosse loro proibito. E nessun frate osi predicare al popolo se prima non sia stato esaminato e approvato dal ministro generale di questa fraternità e non abbia ricevuto dal medesimo l'ufficio della predicazione. "Ammonisco anche ed esorto gli stessi frati che nella loro predicazione le loro parole siano ponderate e caste a utilità e a edificazione del popolo, annunciando ai fedeli i vizi e le virtù, la pena e la gloria con brevità di discorso poiché il Signore disse sulla terra parole brevi.

10. Dell' ammonizione e della correzione dei frati
I frati, che sono ministri e servi degli altri frati, visitino e ammoniscano i loro frati e li correggano con umiltà e carità, non ordinando ad essi niente che sia contro alla loro anima e alla nostra Regola. I frati poi, che sono sudditi, si ricordino che per Dio hanno rinnegato la propria volontà. "Per cui fermamente ordino loro di obbedire ai ministri in tutte quelle cose che promisero al Signore di osservare e non sono contrarie all'anima e alla nostra Regola. E ovunque ci siano dei frati che sapessero e conoscessero di non potere spiritualmente osservare la Regola, debbano e possano ricorrere ai loro ministri. E i ministri li accolgano con carità e benevolenza e mostrino ad essi tanta familiarità che quelli possano parlare e fare con essi cosi come parlano e fanno i padroni con i loro servi; infatti cosi deve essere, che i ministri siano i servi di tutti i frati. Ammonisco poi ed esorto nel Signore Gesù Cristo, che si guardino i frati da ogni superbia, vana gloria, invidia, avarizia, dalle cure e dalle preoccupazioni di questo mondo, dalla detrazione e dalla mormorazione. E se non sanno di lettere, non si preoccupino di apprenderle, ma attendano a ciò che devono desiderare sopra ogni cosa: avere lo Spirito del Signore e le sue opere, per pregare sempre con cuore puro e avere umiltà, pazienza nelle persecuzioni e nelle infermità "e amare quelli che ci perseguitano e ci riprendono e ci calunniano, poiché dice il Signore: Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano e vi calunniano. Beati quelli che sono perseguitati per la giustizia, poiché di essi e il regno dei cieli. E chi persevererà fino alla fine, questi sarà salvo.

11. Che i frati non entrino nei monasteri delle monache
Ordino fermamente a tutti i frati di non avere vicinanza o colloqui con donne tali da ingenerare sospetto, e di non entrare in monasteri di monache, eccetto quelli ai quali e stata data dalla Sede apostolica una speciale licenza. Ne si facciano padrini di uomini e di donne, affinché per questa occasione non sorga scandalo tra i frati e dai frati.

12. Di coloro che vanno in missione tra i saraceni e tra gli altri infedeli
Quei frati che, per divina ispirazione, vorranno andare tra i Saraceni e tra gli altri infedeli, ne chiedano il permesso ai loro ministri provinciali. I ministri poi non diano a nessuno il permesso se non a quelli che riterranno idonei ad essere mandati. Per obbedienza, inoltre, ordino ai ministri che chiedano al signor Papa uno dei cardinali della santa Chiesa romana il quale sia governatore, protettore e correttore di questa fraternità; affinché sempre sudditi e soggetti ai piedi della medesima santa Chiesa, stabili nella fede cattolica, osserviamo la povertà, l'umiltà e il santo Vangelo del Signor nostro Gesù Cristo, che abbiamo fermamente promesso.


(DAL SITO SU SAN FRANCESCO)
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Lory1984



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MessaggioInviato: Mer Giu 28, 2006 14:05    Oggetto: Rispondi citando


Grazie Rossana hai una splendida idea..

Sicuramente San Francesco è una figura religiosa importante un punto di riferimento per ogni credente fin da piccola mi hanno inseganto ad essere devota sia a lui che a Padre Pio e col passare del tempo loro sono diventati el figure religiose di riferiemnto a cui si rivolgono la maggior parte delle mie preghiere quando ho bisogno di un aiuto dal cielo.. Per me la Fede è importante forse perchè sono cresciuta in una famiglia estremamente Cristiana e Religiosa. Penso che questo Topi sia un'opportunità in più per conoscere la vita e le opere di acrità di questo Santo. Io considero San Francesco coem un'esempio di Vita e di Fede lui ha rinuciato ad una vita agiata pur di riscoprire e diffondere per il Mondo allora conosciuto i veri valori importanti della Vita e sopratutto la FEde ela Parola di Dio una vita prodigata per gli altri.


ecco questo è il mio Pensiero


Lory
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Rossana



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MessaggioInviato: Mer Giu 28, 2006 14:54    Oggetto: Rispondi citando


GRAZIE PER LA TUA ESPERIENZA, LORY! Laughing
UN BACIO
Wink
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PattyRose



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MessaggioInviato: Mer Giu 28, 2006 16:58    Oggetto: Rispondi citando


FIN DA BAMBINA, PER UNA SCELTA DI VITA DEI MIEI E PER MOTIVI LEGATI AI LORO IMPEGNI, NON HO MAI MESSO RADICI IN NESSUNA CITTA'.... HO VISSUTO IN MOLTE CITTA' MA IN NESSUNA MI SONO FERMATA (SIA IN ITALIA CHE ALL'ESTERO). MI SONO COSI' ABITUATA AD ESSERE "CITTADINA DEL MONDO" E RINGRAZIO I MIEI PER QUESTA POSSIBILITA' PERCHE' MI HA DATO LA CAPACITA' DI APPREZZARE, ACCETTARE E CONDIVIDERE STILI DI VITA, CULTURE ECC. ECC. MOLTO DIFFERENTI TRA DI LORO....MA IN TUTTO QUESTO UN LUOGO IN PARTICOLARE (TRA I TANTI) HA SUSCITATO IN ME UN SENSO DI PROFONDITA' SPIRITUALE CHE SENTO PENETRARMI DENTRO.... INIZIALMENTE NON CAPIVO MA POI HO SCOPERTO CHE IN QUESTO LUOGO SI RESPIRA LA PRESENZA DI SAN FRANCESCO... IL SANTO DEI SANTI...QUESTO LUOGO E' CHIAMATO "VALLE SANTA"... TUTTO PARLA DI LUI...
HO DECISO COSI' DUE ANNI FA "DI PROVARE" A METTERE RADICI IN QUESTO LUOGO SPECIALE ED ANCHE SE SPESSO RITORNO ALL'ESTERO (COME IN QUESTI GIORNI) SO CHE MI ASPETTA LA "VALLE SANTA" Laughing Laughing Razz LI' NELLA VALLE OLTRE CHE ATTENDERMI LA MI' MUMMY Laughing Laughing Laughing (CHE SI E' TRASFERITA CON ME Razz Laughing Laughing Razz ) ESISTE QUALCOSA DI PROFONDO E MISTERIOSO NEL VENTO CHE MI PARLA DI QUESTO SANTO SPECIALISSIMO...CHE AMO IN MODO PARTICOLARE: SAN FRANCESCO.... CHISSA' CHE NON RIESCA A FARMI FERMARE....SAREBBE PROPRO UN "MIRACOLO" Rolling Eyes Rolling Eyes Rolling Eyes CON IL MIO SPIRITO LIBERO... Razz Laughing Wink

ALLORA Wink Razz Laughing GRAZIE ROSSANA PER IL TOPIC E CONTA (NEI MOMENTI CHE POSSO) SULLA MIA COOPERATION Wink Razz Laughing



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PattyRose



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MessaggioInviato: Mer Giu 28, 2006 17:29    Oggetto: Rispondi citando


La Valle Santa e San Francesco

"...Francesco, ha santificato Assisi, sua città natale, ma rifulse nella provincia di Rieti per una speciale predilezione e per lo splendore dei molti miracoli."
Anonimo Reatino, Actus Beati Francisci in Valle Reatina, P 7, a c. di A. Cadderi, Assisi, Edizioni Porziuncola, 1999

La Valle Santa è una pianura, dalla forma quasi circolare, chiusa lungo tutto il perimetro da colline e monti, come il Terminillo. In questo anfiteatro naturale sono collocati i quattro Santuari francescani, idealmente disposti alle quattro estremità di una croce mistica.

Tanti sono i motivi che hanno condotto San Francesco a Rieti, tra questi certamente vi fu la bellezza della natura.

La pianura è fertilissima e ancor oggi, come nei secoli passati, alimenta la sua gente. Così, durante l'estate, puoi ammirare la piana che si trasforma in un mare giallo di grano.

I monti sono coperti da boschi secolari, dominati dalla quercia, dai faggi, dai castagni da frutto, dagli elci e dai carpini. A quote più alte prosperano abeti, larici e agrifogli.

Le abbondanti acque dolci della Valle Santa sono famose in tutto il mondo per la loro purezza.
Il fiume Velino, dal blu intenso, solca tutta la pianura ed entra nella città di Rieti portandovi trote e germani reali. I torrenti, come il Turano, scorrono veloci tra rocce e boschi. Dal suolo emergono sorgenti spettacolari come quelle del Santa Susanna.

La Valle Santa stessa era in origine occupata da un enorme lago, il lago Velino. Nel 271 a. C. i Romani intrapresero la bonifica dell'area. A testimoniare quell'antica distesa d'acque resta oggi l'incantevole Riserva Naturale del Laghi Lungo e Ripasottile. Qui, tra canneti fittissimi e ninfee bianche, potrai ammirare l'airone bianco, l'airone cenerino, il germano reale e tanti altri animali.

"...la città di Rieti esulti, goda, si glori del suo tesoro incomparabile, il beato Angelo, cittadino reatino. Ammirabile, egli emerge per l'appartenenza al santo Ordine dei Minori, e di tale edificio resterà per sempre una pietra miliare."
Anonimo Reatino, Actus Beati Francisci in Valle Reatina, I, 30, a c. di A. Cadderi, Assisi, 1999
Come Angelo Tancredi, tanti abitanti della Valle Santa furono per San Francesco amici fraterni e tra i primi ad accogliere il suo messaggio: Angelo Tancredi, Illuminato da Rieti, Filippo Longo, Giovanni Velita, Gedeone e Filippa Mareri.

Angelo Tancredi
"...quando era nel mondo ancora un cavaliere, sentendo che la vita degli Apostoli riviveva su questa terra, donò tutto ai poveri."
Anonimo Reatino, Actus Beati Francisci in Valle Reatina, I, 24, a c. di A. Cadderi, Assisi, 1999
Si unì al gruppo dei primi dodici soci di San Francesco. Ammirato per la sua cortesia, fu il primo nobile a entrare nell'Ordine. Da allora fu sempre vicino a San Francesco, anche quando, sulla Verna, ricevette le Stimmate. Negli ultimi due anni travagliati della vita del Poverello fu suo guardiano personale. La fratellanza e l'amicizia con San Francesco furono così intense che il Santo lo volle vicino, insieme a frate Leone, nel momento del trapasso. Il legame profondo che unì Angelo a San Francesco è ancora testimoniato dalle loro sepolture: entrambi riposano nella Basilica di Assisi, a non molta distanza.

Illuminato da Rieti
"Partì, dunque, prendendo con sé un compagno, che si chiamava Illuminato ed era davvero illuminato e virtuoso."
Bonaventura da Bagnoreggio, Leggenda Maggiore, IX, 8, in Fonti Francescane. Editio Minor, Assisi, 1986
Illuminato fu tra i primi discepoli di San Francesco e accompagnò il Santo in alcuni dei momenti più importanti della sua vita. Gli fu accanto nel viaggio in Terra Santa, condividendo tutti i pericoli di quella spedizione. Gli fu accanto sul monte della Verna, quando San Francesco ricevette le Stimmate.

Filippo Longo
"...parlava di Dio con mirabile dolcezza.
" Tommaso da Celano, Vita Prima, X, 25, in Fonti Francescane. Editio Minor, Assisi, 1986
In questo passo Tommaso da Celano ci racconta della prodigiosa capacità di Filippo d'interpretare le Sacre Scritture, pur non sapendo leggere. Anche Filippo fu tra i primissimi seguaci di San Francesco. Il Santo lo nominò primo direttore spirituale delle Clarisse di San Damiano. Fu destituito dalla carica quando, senza approvazione, prese la direzione di tutti i monasteri delle Clarisse. In seguito San Francesco gli affidò l'importante incarico di recarsi in missione in Francia.

Giovanni Velita
"...era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito.
" Tommaso da Celano, Vita Prima, XXX, 84, in Fonti Francescane. Editio Minor, Assisi, 1986

Fu a Giovanni, signore del castello di Greccio, che San Francesco si rivolse per farsi aiutare nei preparativi del Presepe di Greccio, segno di profonda stima e amicizia. Fu Giovanni a predisporre il luogo in cui San Francesco rievocò il mistero della Natività, portando la mangiatoia, il fieno, il bue e l'asinello.

Il canonico Gedeone
La presenza di San Francesco a Rieti si lega anche al nome del canonico Gedeone. L'Anonimo Reatino ci racconta il miracolo operato da San Francesco nei suoi confronti con toni coloriti. Mentre il Santo era nella città, gravemente malato, gli fu portato Gedeone in fin di vita. San Francesco, pur conoscendo la sua vita da peccatore, lo guarì avvertendolo di non tornare a peccare. Il canonico non diede ascolto al Poverello e morì sepolto sotto il tetto della casa in cui di nuovo aveva infranto le leggi.
Gedeone fu un personaggio molto noto a Rieti ai tempi di San Francesco, viene citato varie volte nelle carte d'archivio a partire dal 1201 fino al 1236.

Beata Filippa Mareri
Contemporanea di San Francesco, colta e nobile, Filippa lasciò ogni avere per entrare tra le Clarisse. È una delle figure più venerate del Cicolano, regione dell'entroterra reatino dalla quale proviene.
La tradizione locale racconta che i baroni Mareri erano furiosi per la conversione della figlia, che si rinchiuse in una parte del loro castello per condurre una vita claustrale. Questa decisione scatenò atti di furiosa violenza nei familiari, placati solo dall'arrivo nel castello di San Francesco e dal suo saluto "La pace sia a questa casa".
Fondò a Borgo San Pietro, nei pressi del lago del Salto, un monastero circondato ancor oggi dalla venerazione degli abitanti del luogo.

San Francesco amò profondamente la Valle Reatina. Qui trovò rifugio dalla vanità del mondo, trovò gente semplice e vicina al suo messaggio, trovò una natura dolce e rigogliosa.

San Francesco fece della Valle Reatina, accanto ad Assisi e la Verna, una delle sue tre patrie. Così questa splendida pianura, circondata da colline e monti, fu da allora chiamata Valle Santa.

San Francesco scelse la Valle Santa per compiere tre gesti fondamentali della sua vita e della sua spiritualità: nel 1223 volle il primo Presepio della Cristianità, lo stesso anno scrisse la Regola definitiva dell'Ordine e, probabilmente, quell'inno tenerissimo che è il Cantico delle Creature.

Il Cammino di Francesco è il percorso che il Santo compì nella Valle Santa. Unendoti al Cammino ripercorrerai i sentieri e le strade che San Francesco amò. T'immergerai nella stessa natura spettacolare che avvolse Francesco. Vivrai un'esperienza unica di spiritualità e purezza.

Il Cammino nasce da un'idea del direttore dell'Azienda di Promozione Turistica di Rieti, Diego di Paolo, ed è stato reso possibile grazie al prezioso contributo del Corpo Forestale dello Stato e dalla sinergia con le istituzioni del territorio. Gli 80 km che compongono il Cammino, inaugurati nel dicembre del 2003, sono articolati in otto tappe, santificate dalla presenza diretta di San Francesco.

Le tappe del Cammino ti porteranno: nella Rieti medievale, con i suoi palazzi e le sue chiese, nei Santuari di Greccio, La Foresta, Poggio Bustone e Fontecolombo, incastonati nel verde dei boschi, nel bosco del Faggio di San Francesco a Rivodutri, nell'antico borgo di Posta, perla della Valle del Velino, e sulle vette del Terminillo.

Puoi scegliere il modo che preferisci per fare il tuo Cammino: a piedi, in mountain bike, a cavallo, in automobile (questa modalità è stata resa possibile per tutti coloro che hanno difficoltà motorie). Troverai sentieri e strade di rara bellezza.

Il Cammino di Francesco è reso ancor più speciale dal Passaporto: un documento che attesta la tua presenza nei sentieri del Cammino di Francesco.

Prima d'incamminarti rivolgiti all' Ufficio Centrale del Cammino di Francesco, presso la sede dell'Azienda di Promozione Turistica della Provincia Rieti in via Cintia, 87. Sarai indirizzato e consigliato per rendere il tuo Cammino un'esperienza unica e indimenticabile.

Tratto da IL CAMMINO DI FRANCESCO



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Rossana



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MessaggioInviato: Mer Giu 28, 2006 18:40    Oggetto: Rispondi citando


GRAZIE A TE PATTY PER LA TUA ESPERIENZA PREZIOSA... Laughing Wink
ABBIAMO BISOGNO DEGLI ESEMPI DEI SANTI, PERCHE' NON SONO AFFATTO SUPER-EROI, MA SOLO UOMINI TOTALMENTE AFFIDATI ALLA VOLONTA' DI DIO. Laughing
DICE LA STESSA PAROLA: "FAREMO COSE PIU' GRANDI DI QUESTE"...
GRAZIE SIGNORE PER QUSTO DONO DI FRANCESCO.
UN ABBRACCIO
Wink

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Jane



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MessaggioInviato: Gio Giu 29, 2006 10:25    Oggetto: Rispondi citando


San Francesco, sicuramente uno dei santi più amati, anche da me,
il patrono d'Italia, della mia cittadina, c'è un legame speciale per diversi motivi.
Anchio ho avuto la fortuna di visitare Assisi, un posto speciale, naturalmente mi piacerebbe riandarci.

E' bello che resti a farci compagnia in questo forum.

Ciao a tutti
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Rossana



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MessaggioInviato: Gio Giu 29, 2006 13:10    Oggetto: Rispondi citando




"Nutriva grande venerazione e affetto per il segno del Tau. Lo raccomandava spesso nel parlare e lo scriveva di propria mano sotto le lettere che inviava" (FF 1079)

Il TAU è l'ultima lettera dell'alfabeto ebraico. Esso venne adoperato con valore simbolico sin dall'Antico Testamento, per indicare la salvezza e l'amore di Dio per gli uomini. Se ne parla nel Libro del Profeta Ezechiele, quando Dio manda il suo angelo ad imprimere sulla fronte dei servi di Dio questo seguo di salvezza: "Il Signore disse: passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un TAU sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono". Il TAU è perciò segno di redenzione. E' segno esteriore di quella novità di vita cristiana, interiormente segnata dal sigillo dello Spirito Santo, dato a noi in dono il giorno del Battesimo. Il TAU fu adottato prestissimo dai cristiani.

Tale segno lo troviamo già nelle Catacombe di Roma, perché la sua forma ricordava ad essi la Croce, sulla quale Cristo s'immolò per la salvezza del Mondo. S. Francesco d'Assisi, proprio per la somiglianza che il Tau ha con la Croce, ebbe carissimo questo segno, tanto che esso occupò un posto rilevante nella sua vita e nei suoi gesti. In lui il vecchio segno profetico si attualizza, si ricolora, riacquista la sua forza di salvezza, perché San Francesco si sente "un salvato dall'amore e dalla misericordia di Dio". Era una amore che scaturiva da una appassionata venerazione per la croce, per l'umiltà di Cristo e per la missione del Cristo che attraverso la croce ha dato a tutti gli uomini il segno e l'espressione più grande del suo amore. Il TAU era inoltre per il Santo il segno concreto della sua salvezza e la vittoria di Cristo sul male.

Il TAU ha alle sue spalle una solida tradizione biblico cristiana. Fu accolto da San Francesco nel suo valore spirituale e il Santo se ne impossessò in maniera così intensa e totale sino a diventare a lui stesso, attraverso le Stimmate della carne, quel TAU vivente che egli aveva così spesso contemplato, disegnato ma soprattutto amato. Il TAU, segno concreto di una devozione cristiana, è soprattutto impegno di vita nella sequela di Cristo. Il Tau perciò deve ricordarci una grande verità cristiana: la nostra vita, salvata e redenta dall'amore di Cristo crocefisso, deve diventare, ogni giorno di più, vita nuova, vita donata per amore. Portando questo segno viviamone la spiritualità, rendiamo ragione della "speranza che é in noi", riconosciamoci seguaci di San Francesco.

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Sara87



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MessaggioInviato: Ven Giu 30, 2006 18:14    Oggetto: Rispondi citando


Il cantico di Frate sole o cantico delle creature viene considerato il primo testo letterario in volgare. Dalle biografie (Legenda antiqua perusina, Speculum perfectionis) viene riferito che San Francesco scrisse il cantico in tre fasi: la prima parte sarebbe stata composta dopo una notte tormentata, di grandi sofferenze, in cui il santo si sentì tentato dal diavolo; i versi 23-27 sarebbero stati aggiunti in seguito ad una disputa tra il vescovo e il podestà di Assisi e la parte finale risalirebbe a pochi giorni prima della sua morte.

Nonostante le apparenze, il testo non è un’opera ingenua e spontanea ma ha dei precedenti letterari, identificabili nel Vecchio Testamento, in particolare nei Salmi, a cui si rifà la struttura parallelistica del componimento, e nei Vangeli, precisamente nel discorso delle Beatitudini (Matteo 5,3-10; Luca 6,20-23). Consta di versetti di stampo biblico raccolti in lasse irregolari, dai due ai cinque versi ed era rivestito di un accompagnamento musicale attribuito a Francesco stesso, sulla falsariga del canto gregoriano dei salmi.

La lingua è il volgare umbro del sec. XII, in cui sono presenti influssi toscani, francesismi e latinismi.

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua.
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fior et herba.

Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infrmitate et tribulatione.

Beati quelli ke 'l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato s' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.


Il concetto da cui parte San Francesco è l’ idea che Dio è altissimo, onnipotente, ma anche buono; nessuno è degno di pronunciare il nome del creatore (vv. 1-4) che però può essere lodato in base alle cose visibili da Lui create.

Francesco inizia con il rivolgere la sua lode agli astri -sole, luna, stelle- dei quali sottolinea la bellezza e l’utilità (vv. 5-11); ne esalta la luminosità e lo splendore con un elenco di aggettivi che mettono in evidenza ogni aspetto positivo delle creature (così il sole viene definito "bellu et radiante", la luna e le stelle "clarite et preziose et belle").

Passa quindi ai quattro elementi: aria, acqua, fuoco e terra (vv. 11-22).

Il vento e ogni variazione del tempo vengono lodati perché danno sostentamento alle creature di Dio; non vengono collegati a tempeste o eventi distruttivi, ma se ne evidenziano solo gli aspetti benefici, necessari per la vita.

Allo stesso modo si parla dell’acqua, "utile" e "pretiosa" ma anche simbolo di purificazione (rinvia infatti ai sacramenti del battesimo e della penitenza), e del fuoco, che riscalda e allieta e, al pari dell’acqua è simbolo di Dio (suggerendo un riferimento alla discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli).

La terra, ultima tra i quattro elementi che vengono lodati, viene definita al v. 20 "madre".

A questo punto il tono del cantico cambia e l’inno si trasforma in una sorta di predica all’uomo che, dotato del privilegio del libero arbitrio, è chiamato anche ad una maggiore responsabilità morale. L’uomo, infatti, viene lodato solo a condizione che perdoni e che sopporti ogni sofferenza e disagio, senza ribellarvisi, perché solo così, rispettando la legge divina (v. 30) e imitando Cristo (vv. 23-26), conquisterà la beatitudine e il premio divino.

Infatti, a questo punto Francesco introduce la lode della morte, che chiama sorella; di lei afferma che nessun uomo la può evitare e pone l’accento sulla sua positività, in quanto fatto assolutamente naturale; sottolinea inoltre che per coloro che, quando essa sopraggiungerà, si troveranno nelle "sanctissime vuluntati" di Dio la morte segnerà il passaggio alla vera vita e alla piena conoscenza della divinità.

Francesco conclude la lauda dicendo di lodare e benedire il Signore e di servirlo con grande umiltà.

Il "Cantico delle Creature" mette in luce due degli aspetti più importanti della religiosità di S. Francesco: la lode di ogni creatura, anche quella apparentemente più piccola e insignificante, e la celebrazione della loro dignità, sottolineano l’atteggiamento di estrema umiltà con cui il santo si rapportava al creato, riscontrabile nella sua scelta di vita, fondata sulla povertà e sul ribaltamento della scala dei valori e concepita come imitazione delle esperienze di Cristo. L’invito all’ umiltà è espresso in modo chiaro negli ultimi due versi "laudate et benedicete mi’ Signore et rengratiate e serviateli cum grande humilitate", ma anche nei versi precedenti in cui Francesco si rivolge alle creature chiamandole "fratello" e "sorella", ponendosi così al loro stesso livello.

La visione positiva natura deriva dalla convenzione che in essa si riflette l’immagine del Creatore, le creature portano "significazione" di Dio; emerge quindi un senso di fratellanza tra l’uomo ed il cosmo profondamente differente da altre tendenze religiose del Medioevo (quella di Jacopone da Todi, per esempio) che rifiutavano e disprezzavano il mondo terreno perché segnato dal peccato.

All’interno del Cantico, nell’elenco delle cose lodate, ci sono anche delle assenze che non possono essere trascurate.

Benché San Francesco fosse nato in un periodo storico caratterizzato dall’espansione della città urbana, dallo sviluppo dei commerci e delle città, nel Cantico non viene lodato nulla che sia frutto del lavoro, dell’intelligenza e dell’impegno dell’uomo. Il motivo di questo tipo di mancanza deriva dalla volontà di lodare il mondo naturale in quanto immagine della somma Bellezza e della somma Bontà (cioè di Dio); in questa prospettiva quindi il mondo artificiale, "creato" dall’uomo, non ha nessun valore, perde quindi importanza e passa in secondo piano.


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L'ultima modifica di Sara87 il Ven Giu 30, 2006 18:22, modificato 1 volta
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Sara87



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MessaggioInviato: Ven Giu 30, 2006 18:19    Oggetto: Rispondi citando


CARA ROSSANA E' BELLISSIMO QUESTO TOPIC Exclamation Exclamation Exclamation
ADORO TUTTE LE FIGURE CHE NEL CORSO DELLA STORIA SI SONO ATTENUTE CON SEMPLICITA' AL VANGELO,DA SAN FRANCESCO A GIOVANNI PAOLO II,PER CUI TROVO STRAORDINARIA L'INIZIATIVA DI APRIRE QUESTO TOPIC Exclamation Exclamation Exclamation
UN ABBRACCIO POLIPOSO

SARA
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MessaggioInviato: Sab Lug 01, 2006 20:53    Oggetto: Rispondi citando


grazie Sara, non poteva mancare il sublime Cantico.
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MessaggioInviato: Lun Lug 03, 2006 12:58    Oggetto: Rispondi citando


GRAZIE SARA E GRAZIE JANE! Wink
ERA DA UN PO' CHE CI PENSAVO...UN BACIO Wink Laughing

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MessaggioInviato: Lun Lug 03, 2006 15:35    Oggetto: Rispondi citando


LODI A DIO ALTISSIMO

Tu sei santo,
Signore Iddio unico,
che fai cose stupende
Tu sei forte.
Tu sei grande
Tu sei l'Altissimo
Tu sel il Re
onnipotente
Tu sei il Padre santo,
Re del cielo
e della terra
Tu sei trino e uno,
Signore Iddio degli dèi
Tu sei il bene,
tutto il bene,
il sommo bene,
Signore Iddio
vivo e vero. Tu sei amore,
carità.
Tu sei sapienza.
Tu sei umiltà.
Tu sei pazienza.
Tu sei bellezza.
Tu sei sicurezza.
Tu sei la pace.
Tu sei gaudio
e letizia.
Tu sei la nostra
speranza.
Tu sei la giustizia.
Tu sei temperanza.
Tu sei ogni nostra
ricchezza.
Tu sei bellezza. Tu sei mitezza.
Tu sei il protettore.
Tu sei il custode
e il difensore nostro.
Tu sei fortezza.
Tu sei rifugio.
Tu sei la nostra speranza.
Tu sei la nostra fede.
Tu sei la nostra carità.
Tu sei tutta
la nostra dolcezza.
Tu sei la nostra
vita eterna,
grande e ammirabile
Signore,
Dio onnipotente,
misericordioso Salvatore.


LODI PER OGNI ORA

Santo, santo, santo
il Signore Iddio onnipotente,
che è, che era e che verrà
Lodiamolo ed
esaltiamolo in eterno
Degno è il Signore
Dio nostro
di ricevere la lode, la gloria
l'onore e la benedizione
Lodiamolo ed
esaltiamolo in etemo
Degno è l'Agnello,
che è stato ucciso,
di ricevere la potenza
e la divinità
e la sapienza e la fortezza
e l'onore e la gloria e
la benedizione.
Lodiamolo ed
esaltiamolo in eterno
Benediciamo il Padre
e il Figlio
con lo Spirito Santo
Lodiamolo ed
esaltiamolo ln eterno
Benedite il Signore,
opere tutte del Signore
Lodiamolo ed
esaltiamolo in etemo
Date lode a Dio,
voi tutti, suoi servi,
e voi che temete Iddio,
piccoli e grandi
Lodiamolo ed
esaltiamolo in eterno Lodino Lui glorioso
i cieli e la terra
e ogni creatura
che è nel cielo
e sulla terra,
il mare e le creature
che sono in esso
Lodiamolo ed
esaltiamolo in eterno
Gloria aI Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo
Lodiamolo ed
esaltiamolo in eterno
Come era nel principio
e ora e sempre
e nei secoli dei secoli, Amen,
Lodiamolo ed
esaltiamolo in eterno.

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MessaggioInviato: Lun Lug 03, 2006 15:37    Oggetto: Rispondi citando




NON SO' SE LO SAPEVATE, MA PARE CHE QUESTA SIA L'IMMAGINE PIU' CONFORME ALLA REALTA' DEL NOSTRO SANTO...
PICCOLA CURIOSITA'! Wink
BACI
Laughing Razz
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