ContoCorrente  Eventi  Shopping
Home Page Personal Curriculum Photo Gallery


 FAQFAQ   CercaCerca   Lista utentiLista utenti   GruppiGruppi   RegistratiRegistrati 
 ProfiloProfilo   Messaggi privatiMessaggi privati   Log inLog in 

I VICERE' : IL FILM !!!
Vai a Precedente  1, 2, 3, 4, 5, 6 ... 65, 66, 67  Successivo
 
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Archivio messaggi
Precedente :: Successivo  
Autore Messaggio
genziana



Registrato: 22/03/04 13:40
Messaggi: 35443

MessaggioInviato: Sab Nov 03, 2007 14:37    Oggetto: ALESSANDRO è il PRINCIPE CONSALVO ne I VICERE' di R. FAENZA Rispondi citando



nuova la grafica, più ricchi i contenuti, I VICERE' IL SITO




Novità appassionanti: TRAILER ufficiale e YOUtrailer, emozioni in GALLERY


          Anteprime:

          a CATANIA . 6 NOVEMBRE presso il cinema Odeon
          ................ (ore 21.00, ingresso riservato: inviti)

          a NAPOLI ... 7 NOVEMBRE al Cinema Modernissimo

          a BARI ...... 8 NOVEMBRE presso Cinema Galleria


          Uscita nazionale 9 NOVEMBRE 2007


      FEDERICO DE ROBERTO - Editore E/O collana Super

      LIBRO IN EDIZIONE SPECIALE : CON LE FOTO A
      COLORI TRATTE DAL FILM DI ROBERTO FAENZA


      SPECIALE PER LE SCUOLE - Scuole ed insegnanti che fossero interessati ad adottare
      o avere in visione il libro I Vicerè di Federico De Roberto, possono contattare l'E/O.

        Editore GREMESE collana 'Un film di...'

        I VICERE' - LA SCENEGGIATURA DEL FILM
        Interviste con Alessandro Preziosi, L. Buzzanca, C. Capotondi

Troverete i due libri nelle migliori librerie oppure potrete ordinarli in diversi siti internet



PROGETTO SCUOLE: all'uscita del film nelle sale dal 9 novembre 2007, sarà possibile
organizzare matinées per le Scuole usufruendo di un biglietto a prezzo di favore per gli
studenti, con ingresso gratuito per i docenti. SCRIVERE A progettoscuole@ivicere.it

        La Jean Vigo Italia ha attivato il numero verde 800089483
        per la prenotazione di matinées scolastiche in tutta ITALIA




          “I Vicerè” all’Università di Catania

Martedì 6 novembre, alle ore 17.00, presso l’Oratorio dei Benedettini – Università di
Catania
in occasione dell'uscita nelle sale del film “I Vicerè” di Roberto Faenza prevista
per il prossimo 9 novembre, si svolgerà un incontro con gli studenti. Saranno presenti il
regista, la produttrice Elda Ferri, gli attori Alessandro Preziosi, Lando Buzzanca, Larissa
Volpentesta
. Interverranno il prof. Enrico Iachello, Preside della Facoltà di Lettere e
Filosofia, il prof. Antonio Di Grado, Ordinario di Letteratura Italiana e il prof. Fernando
Gioviale, Ordinario di Storia del Teatro e dello Spettacolo e di Storia e critica del
Cinema. L'ingresso è riservato a docenti e studenti dell'Ateneo.



            dal LIBRO al FILM - Napoli

Mercoledì 7 novembre, alle ore 18.30, presso il Cinema Modernissimo di Napoli, via
Cisterna dell’Olio, 49/59, in occasione dell'uscita nelle sale del film “I Vicerè” di
Roberto Faenza prevista per il prossimo 9 novembre il regista, la produttrice Elda Ferri,
gli attori protagonisti Alessandro Preziosi e Lando Buzzanca, il prof. Antonio Saccone
(Università di Napoli “Federico II”) incontreranno il pubblico durante la presentazione
della pubblicazione della sceneggiatura del film, corredata da una prefazione di Faenza,
interviste esclusive a Alessandro Preziosi, Lando Buzzanca e Cristiana Capotondi, un
saggio di Margherita Ganeri e da un prezioso inserto fotografico (Gremese Editore) e
della riedizione del grande classico di Federico De Roberto da parte delle Edizioni E/O in
un volume arricchito da un’introduzione di Roberto Faenza, un intervento di
Antonio Di Grado e foto del film. INGRESSO LIBERO



            dal Romanzo al FILM - Bari

Giovedì 8 novembre, alle ore 19.00, presso la Libreria Feltrinelli di Bari, via Melo da
Bari, 117, in occasione dell'uscita nelle sale del film “I Vicerè” di Roberto Faenza
prevista per il prossimo 9 novembre, il regista, attori del cast, il prof. Ettore Catalano
(Università di Bari) e Vito Attolini (La Gazzetta del Mezzogiorno) incontreranno il
pubblico durante la presentazione della pubblicazione della sceneggiatura del film,
corredata da una prefazione di Faenza, interviste esclusive a Alessandro Preziosi, Lando
Buzzanca
, Cristiana Capotondi, un saggio di Margherita Ganeri e da un prezioso inserto
fotografico (Gremese Editore) e della riedizione del grande classico di Federico De
Roberto
da parte delle Edizioni E/O in un volume arricchito da un’introduzione di
Roberto Faenza, un intervento di Antonio Di Grado e foto del film. INGRESSO LIBERO



            dal LIBRO al FILM - Milano

Venerdì 9 novembre, ore 18.30, presso la Libreria Feltrinelli di Milano, Piazza Piemonte
2, in occasione dell'uscita nelle sale del film “I Vicerè” di Roberto Faenza prevista nello
stesso giorno, il regista, Umberto Galimberti e Vincenzo Consolo incontreranno il
pubblico durante la presentazione della pubblicazione della sceneggiatura del film,
corredata da una prefazione di Faenza, interviste esclusive a Alessandro Preziosi, Lando
Buzzanca
, Cristiana Capotondi, un saggio di Margherita Ganeri e da un prezioso inserto
fotografico (Gremese Editore) e della riedizione del grande classico di Federico De
Roberto
da parte delle Edizioni E/O in un volume arricchito da un’introduzione di
Roberto Faenza, un intervento di Antonio Di Grado e foto del film. INGRESSO LIBERO






Scopri “chi l’ha detto” e vinci la sceneggiatura de “I Vicerè”



Vinci una copia della sceneggiatura del film “I Vicerè” di Roberto Faenza. Accedi alla
sezione “EXTRA” del sito ufficiale del film e gioca a riconoscere le frasi del romanzo di
De Roberto. Vincerai una copia omaggio della sceneggiatura edita da Gremese.


Estratto Regolamento. Il gioco è disponibile da domenica 4 novembre a venerdì 30 novembre 2007;
saranno messe in palio 10 copie omaggio al giorno, fino ad esaurimento scorte.


Per partecipare: individua i 10 nomi corrispondenti ai personaggi che nel romanzo di Federico De Roberto
pronunciano le 10 frasi e invia una e-mail con le tue scelte nell’ordine esatto (es. frase 1 = personaggio 1)
a indovinalafrase@ivicere.it - oggetto: Vinci la sceneggiatura.



    Conosci i personaggi de “I Vicerè” e gioca con noi

È da oggi on line l’iniziativa per ricevere inviti gratuiti per il nuovo film di Roberto
Faenza
I Vicerè” con Alessandro Preziosi, Lando Buzzanca, Cristiana Capotondi, Guido
Caprino
e tanti altri bravissimi interpreti. Gli utenti che si collegheranno al sito ufficiale
del film www.ivicere.it, accedendo alla sezione “EXTRA”, potranno giocare e vincere
ingressi gratuiti in 8 città italiane
Roma, Napoli, Catania, Palermo, Firenze, Milano, Bari
e Torino
.
Per vincere, basterà completare correttamente l’albero genealogico della
famiglia Uzeda, protagonista del romanzo di Federico De Roberto, al quale il film è
ispirato. “E’ un modo semplice e divertente - afferma Roberto Faenza - per conoscere
i personaggi e capire le dinamiche che si instaurano tra di loro
”. Il sito, che al momento
ha ricevuto più di 40.000 contatti, conclusa l’iniziativa "YouTrailer – Crea il tuo trailer",
ha cambiato veste grafica, rendendo disponibili nuovi contenuti, come il trailer ufficiale
e una nuova photogallery.



IL FILM uscirà NELLE SALE cinematografiche il 9 NOVEMBRE 2007


Per partecipare al GIOCO e aggiudicarsi i BIGLIETTI GRATUITI

1° - cliccate su EXTRA
2° - nella nuova finestra che si apre, nell'elenco CITTA': selezionate la città preferita, per esempio Catania
cliccando sul pallino accanto al nome (che ora apparirà con un puntino al centro)
3° - cliccate su GIOCA e poi sulla scritta VINCI L'INGRESSO GRATUITO per I VICERE' di Roberto Faenza
4° - siete entrati nel gioco, leggete il regolamento e quindi... GIOCA
5° - si apre la pagina con la geneaologia della Famiglia Uzeda di Francalanza e Mirabella, ora bisogna
inserire nelle caselle mancanti (grigio su nero) cliccando su di esse vedrete lampeggiare una barretta rossa
inserite con la tastiera i nomi mancanti e, soprattutto, esatti!
6° - GIOCA; completate la partecipazione con i dati richiesti (indirizzo email valido!!!)

Estratto Regolamento. Il gioco è disponibile da mercoledì 23 ottobre 2007 a martedì 13 novembre 2007

INVITI. Per ognuna di queste città: Roma, Napoli, Catania, Palermo, Firenze, Milano, Bari e Torino
sono disponibili venti inviti per la visione del film. Più precisamente, saranno disponibili quattro inviti al
giorno per ciascuna città, e quindi gli inviti saranno utilizzabili nell'arco di cinque giorni per ciascuna città.
Ogni invito sarà valido per l’ingresso al cinema di una sola persona per assistere gratuitamente alla
proiezione del film
I Viceré. L'invito potrà essere utilizzato solo nelle modalità, nei giorni e secondo le
indicazioni riportate nella email che sarà inviata alla casella di posta elettronica che il vincitore avrà fornito.

SVOLGIMENTO: Un sistema meccanico di programmazione individuerà gli utenti che per primi, fino ad
esaurimento degli inviti disponibili, avranno inserito i 6 (sei) nomi mancanti per completare correttamente
l’albero genealogico. Ognuno di tali utenti otterrà un invito per assistere alla proiezione del film I Viceré.







il SITO ufficiale www.ivicere.it è AMICO di ADRICESTA


          il topic : I VICERE' : IL FILM !!!


_________________



L'ultima modifica di genziana il Mer Nov 07, 2007 01:41, modificato 4 volte
Top
Profilo Invia messaggio privato Invia e-mail HomePage
sere91



Registrato: 14/10/06 15:31
Messaggi: 14355
Residenza: Catania

MessaggioInviato: Sab Nov 03, 2007 14:39    Oggetto: Rispondi citando


grazie mille giuly!!!
_________________
SERENA

"La bambina a scuola di danza potrà non diventare mai una ballerina professionista, ma la cortesia e la grazia così come la gioia del movimento, la toccheranno sempre.."
Top
Profilo Invia messaggio privato Invia e-mail MSN
ROSY62



Registrato: 14/04/05 10:37
Messaggi: 350

MessaggioInviato: Sab Nov 03, 2007 16:55    Oggetto: Rispondi citando


GRAZIE CARLA PER IL RESOCONTO. NON VEDO L'ORA DI ANDARE A VEDERE IL FILM. GRAZIE CIAO ROSANNA
_________________
Top
Profilo Invia messaggio privato
alessina 91



Registrato: 12/06/06 12:18
Messaggi: 1493
Residenza: Empoli [Firenze]

MessaggioInviato: Sab Nov 03, 2007 21:01    Oggetto: Rispondi citando


Carla..Grazie infinite per il dettagliatissimo resoconto..leggerti mi è piaciuto tantissimo, hai saputo raccontarci una tua visione del film in un modo che mi ha molto colpito e anche intragato..e adesso la voglia di vederlo sta aumentando di giorno in giorno.. Embarassed Wink Exclamation Razz Exclamation
Ho letto i tuoi riferimenti al mondo attuale con quello narrato da De Roberto, nel romanzo..Non so esprimerti le mie impressioni perchè purtroppo il libro non l'ho letto, ma presto lo leggerò, ma posso dirti di essere veramente d'accordo con te su ciò che dici ,su quello che riguarda il mondo politico attuale e non solo il mondo politico..Sono giovane e a volte anche troppo ingenua per poter capire tutti e i troppi problemi che esistono nel nostro quotidiano ma credimi per quei pochi mezzi di comunciazione che abbiamo, riusciamo solo a sentire notizie di un società corrotta..e molto, troppo spesso rimaniamo senza parole..!!!!!!!!! Confused Rolling Eyes Exclamation

Mi associo alla tue parole quando dici che.."Il Film di Faenza ci ha portato a tante e tante considerazioni, che lo ritengo ASSOLUTAMENTE necessario per arricchire la cultura degli studenti... stimola la discussione ed insegna a tenere in più alta considerazione la storia... pilastro per un miglior futuro..."..ebbene sono più che d'accordo con te..credo che una buona cultura scolastica e una buona infomazione, che putroppo ancora manca, nelle nostre scuole, faccia più che bene per formare i cittadini di domani..e spero che il film riesca in qualche modo a farlo capire a chi considera questa materia , del tutto inutile Wink Exclamation
Mi scuso se mi sono dilungata ma leggendo mi sono ritrovata in molti aspetti di quelli che hai racconto e ho avuto il bisogno di poter esprimere anche io la mia opinione.. Embarassed Wink Exclamation
Ancora un grande grazie e ...aspetto con ansia il 9.. Embarassed Razz Very Happy Wink Exclamation
Un bacio..
Ale..
Top
Profilo Invia messaggio privato MSN
_Cristina_



Registrato: 14/03/04 20:06
Messaggi: 183

MessaggioInviato: Sab Nov 03, 2007 21:19    Oggetto: i vicere' Rispondi citando


...grazie anche da parte mia,Carla,per il resoconto...

non ho letto il libro ma sicuramente non manchero' di andare al cinema appena uscirà il film...non vedo l'ora anche perchè il cinema è, tra l'altro ,uno dei miei passatempi preferiti!!!!!!!!!! Very Happy

domani sera allora appuntamento con Alessandro su rai tre?!! Embarassed ...
ci saro'!!! Laughing ...

ciao
Cristina
Top
Profilo Invia messaggio privato Invia e-mail
genziana



Registrato: 22/03/04 13:40
Messaggi: 35443

MessaggioInviato: Dom Nov 04, 2007 01:05    Oggetto: ALESSANDRO è il PRINCIPE CONSALVO ne I VICERE' di R. FAENZA Rispondi citando


Ma come, Federico De Roberto, quel galantuomo siciliano di cento e più anni fa, pronunziava davvero le frasi presenti nel film, che sembrano scritte oggi da un tribuno estremista o da un guitto irriverente?




        Jean Vigo Italia e Rai Cinema presentano

                  I VICERÈ

            un film di Roberto Faenza

liberamente ispirato al romanzo di Federico De Roberto


CAST ARTISTICO

Consalvo - Alessandro Preziosi
Principe Giacomo - Lando Buzzanca
Teresa - Cristiana Capotondi
Giovannino - Guido Caprino
Donna Ferdinanda - Lucia Bosè
Conte Raimondo - Franco Branciaroli
Duchessa Radalì - Assumpta Serna
Don Gaspare - Sebastiano Lo Monaco
Lucrezia - Giselda Volodi
Benedetto Giulente - Paolo Calabresi
Baldassarre - Biagio Pelligra
Graziella - Giovanna Bozzolo
Don Blasco - Pep Cruz
Fra’ Carmelo - Vito
Michele Radalì - Jorge Calvo
Chiara - Anna Marcello
Donna Margherita - Katia Pietrobelli
Concetta - Larissa Volpentesta
Federico - Danilo Maria Valli
Donna Isabella - Magdalena Grochowska
Lucia - Daniela Terreri
Matilde Maria - Rita Fenzato
Conte Fersa - Pino Calabrese
Garino - Mario Pupella
Ludovico - Piergiuseppe Giuffrida
Rosa - Giorgia Biferali
e con i giovani
Consalvo - Matthieu Tornatore Legavre
Giovannino - Edoardo De Gennaro
Tancredi (8 anni) - Mimmo Esposito
Tancredi (4 anni) - Federico Baroni
Michele - Ciro Di Capua
Teresa - Shania Sargentoni



CAST TECNICO

Soggetto Roberto Faenza

Sceneggiatura Roberto Faenza
Francesco Bruni, Filippo Gentili, Andrea Porporati
in collaborazione con Tullia Giardina, Renato Minore

Consulenza storico-letteraria
Antonio Di Grado, Sandro Bonella

Produttore Esecutivo Giulio Cestari
Line Producer Alessandro Calosci
Direttore della Fotografia Maurizio Calvesi
Costumi Milena Canonero
Montatore Massimo Fiocchi
Arredamento e scenografia Francesco Frigeri
Musiche Paolo Buonvino
Capo Truccatore Gino Tamagnini
Capo Parrucchiere Maria Teresa Corridoni
Fonico Bruno Pupparo

Prodotto da Elda Ferri
Una produzione Jean Vigo Italia

in collaborazione con Rai Cinema
Institut del Cinema Català (ICC)
VIP Medienfonds 2
in associazione con Rising Star

con la partecipazione di Regione Siciliana
Ministero dello Sviluppo Economico
con il sostegno di Media

Distribuzione 01 DISTRIBUTION
Ufficio Stampa Film Studio PUNTOeVIRGOLA
Durata 120 minuti ca. - Origine Italia, 2007






    I Vicerè”, impietosa autobiografia di una nazione

La storia

«Scusate zio, perdonatemi. Voi siete di destra, no? Il Presidente del Consiglio non è di sinistra?», chiede Consalvo, il protagonista del film alla zio Duca, diventato deputato, che così gli risponde: «Consalvo mio, ma non ti hanno insegnato proprio niente a te! Destra, sinistra, oggi non significano più niente! Di questi tempi tutto cambia talmente velocemente che non possiamo più stare appresso alle etichette». Agli spettatori del film questi e molti altri dialoghi sembreranno scritti dagli sceneggiatori. Risalgono invece alla penna di Federico De Roberto, autore del romanzo al quale il film è ispirato, a riprova della modernità di quel racconto. Se dovessimo definire in poche parole cos’è il film, prenderemmo in prestito quelle di Antonio Di Grado, attento studioso del romanzo: «l’impietosa autobiografia di una nazione».
La famiglia, lo Stato, la Chiesa sono i motori attorno ai quali gira il racconto, uniti in un solo credo: la sopraffazione. È la sopraffazione dei forti sui deboli, dei ricchi sui poveri, dei potenti sul popolo a guidare i personaggi, i quali in nome di un distorto senso del dominio calpestano e travolgono tutto ciò che incontrano sul loro cammino. Ciò che siamo stati e ciò che siamo, i vizi che ci affliggono, la resistenza a ogni cambiamento e, per contro, la vocazione al conformismo, la tempestività a chinare la schiena di fronte ai vincitori… questa la materia di cui è fatta la pellicola, che si snoda impiegando i tratti del dramma e del grottesco.
I Viceré è un quadro feroce di quello che siamo noi italiani, un affresco che fa venire in mente le tinte forti di Goya. E non è un caso che la famiglia al centro delle trame sia infatti di origine spagnola.
Il racconto comincia a metà del'‘800, negli ultimi anni della dominazione borbonica in Sicilia, alla vigilia della nascita dello stato italiano. Le esequie della principessa Teresa sono l'occasione per presentare i personaggi della famiglia Uzeda, discendenti dei Viceré di Spagna. Lo spettatore è subito introdotto in un mondo di fasto, di splendore, ma anche di prepotenza e di miseria, che appare agli occhi contemporanei familiare ed estraneo al tempo stesso. E' questo uno dei punti di forza della storia: il mescolarsi del favoloso con il reale in un impasto di profondo fascino. Attraverso gli occhi di un ragazzino, Consalvo, l'ultimo erede degli Uzeda, si svelano i misteri, gli intrighi, le complesse personalità degli appartenenti alla famiglia, tutti dominati da grandi ossessioni e passioni. In lotta l'uno con l'altro, gli Uzeda si combattono per l'eredità della principessa defunta e per i desideri contrastanti di ognuno di loro. Il piccolo Consalvo cresce così in una famiglia in perpetua guerra. E' confortato nei suoi primi anni dall'amore della madre, condannata a morte prematura, e dall’affetto della sorellina, complice di ogni ventura. Ma si trova in conflitto, sin da bambino, con un padre superstizioso e tirannico, il principe Giacomo, più interessato al patrimonio di famiglia che all'amore per i propri cari, pronto a lasciar morire la moglie e a risposarsi poco dopo con una cugina.
La storia di Consalvo avanza in un percorso di formazione emblematico: dopo essere stato esiliato dal padre nel mondo di un monastero benedettino - tra privazioni, corruzione e fasti spagnoleschi - si affaccia a una giovinezza scapestrata da ribelle, simile nello spirito a quella di tanti giovani d'oggi. Il tragitto di Consalvo ha una forte attinenza con il nostro presente. Dal mondo che lo circonda, fatto di compromessi e viltà, Consalvo coglie una profonda lezione di vita e alla fine sceglie di impossessarsi del potere per non lasciarsi sopraffare da quello stesso mondo.






                  I VICERÈ

            Note di ROBERTO FAENZA


Dopo le mie pellicole più recenti, avevo pensato al progetto di una nuova versione aggiornata di Forza Italia!, il film la cui censura e la messa al bando ventennale avevano segnato la mia carriera, se così posso dire, cinematografica. Mi accorgo ora di aver realizzato questa mia intenzione portando sullo schermo I Viceré.
Il primo quesito che ci si può porre, di fronte a questa avventura cinematografica, è come mai si sia dovuto attendere tanto tempo dalla pubblicazione del romanzo di Federico De Roberto (partenopeo per nascita e catanese di formazione), la cui stampa risale al 1894.
Proprio poco prima di lasciarci, alla domanda cosa desidererebbe per il suo 95° compleanno, Giancarlo Menotti, il mitico direttore del Festival dei Due Mondi, rispose: qualcuno che mi leggesse i brani più belli de I Viceré. Anche Indro Montanelli, singolare coincidenza, poco prima di morire, in un articolo pubblicato sul <Corriere della Sera>, si chiedeva come mai un paese, che ha portato sullo schermo quasi tutta la propria letteratura e per ben quattro volte I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni (oltre a tre trasposizioni televisive), non avesse neppure una volta prodotto un film ispirato a I Viceré. Da parecchi anni, ho coltivato il desiderio di portare sullo schermo questa storia. Sapevo dei tentativi di molti altri registi e mi sono chiesto perchè questo straordinario romanzo non sia arrivato prima al cinema (una curiosità: di recente il figlio di Roberto Rossellini, Renzo, mi ha parlato di una sceneggiatura scritta dal padre, poi rimasta nel cassetto).
Sin dal secolo scorso, si pensò a una trasposizione cinematografica, ma per vari motivi e traversie non avvenne. Il che ha costituito certamente un torto non solo verso De Roberto, ma soprattutto nei confronti del pubblico italiano. Probabilmente ha nociuto a De Roberto l’ostilità delle critiche idealiste di Benedetto Croce (che nel 1939 lo stroncò senza mezzi termini, definendo il suo romanzo, su <La critica>, “un’opera pesante, che non illumina l’intelletto e non fa mai battere il cuore”) e in tempi più recenti non aver riconosciuto al lavoro di De Roberto la primogenitura di molte pagine rielaborate da autori successivi.
Tuttavia, più delle critiche, ha certamente nociuto al romanzo l’opposizione, per oltre un secolo, da parte dei due poteri forti del paese: la politica e la Chiesa, entrambi al centro del romanzo.

Come ben ricorda Margherita Ganeri nei suoi studi sull’opera derobertiana, negli anni in cui furono pubblicati I Viceré, subito marcati dall’insuccesso editoriale, trionfavano gli scritti di Gabriele D’Annunzio, come Il piacere, mille miglia lontano dalla realtà del tempo, che il nostro romanzo andava invece descrivendo con tanta sagacia e profetica crudezza. La svalutazione di De Roberto, lo ricorda Vitaliano Brancati, altro scrittore catanese ( nel 1929 si laureò in Lettere proprio con una tesi su De Roberto e, non a caso, come lui conobbe ostracismi e censure), dipese dalla miopia della cultura italiana dominante, tendente per sua natura a incensare più il buonismo che l’analisi critica. Lo stesso Brancati protestò contro l’italica vocazione al conformismo scrivendo, nel 1935 su <Quadrivio>, un articolo eloquente, intitolato “Uno scrittore dimenticato: Federico de Roberto”, dove si individuava nella piaggeria della cultura dominante uno dei nostri mali ricorrenti. Tant’è che -lo ricorda lo storico della letteratura Giuseppe Leonelli- Federico De Roberto, morto a Catania nel 1927, si considerava senza mezzi termini uno scrittore “fallito”. Iniquo giudizio su se stesso, mai mutato, neppure dopo aver scritto un altro mirabile romanzo, rimasto incompiuto, L’imperio, di fatto il seguito de I Viceré, con il medesimo protagonista Consalvo, che viene a Roma, dove da politicante oscuro diventa ministro grazie al bluff di un attentato e tale rimarrà a lungo, ineguagliabile nell’adeguarsi a ogni mutar del vento. Il racconto dello scrittore siciliano è un affresco feroce nei confronti dell’istituto cardine della nostra società, la famiglia, mettendo inoltre alla berlina i nostri classici vizi, a cominciare dal trasformismo, su cui successivamente Tomasi di Lampedusa costruirà anche la filosofia de Il Gattopardo (la cui grandezza risiede nell’averci raccontato uno straordinario personaggio, il principe di Salina, che guarda con nostalgia al passato, mentre nell’opera di De Roberto il passato, ritratto al pari di una tentacolare mostruosità, s’innesta con singolare capacità profetica al nostro presente e, ahimé, anche al nostro avvenire).
Poiché continuano ancora oggi, più o meno giustamente, i paragoni tra questi due romanzi, va notato come Tomasi di Lampedusa, egli stesso nobile, vedesse nella nobiltà il baluardo al decadimento morale e materiale dell’Italia unita, mentre De Roberto coglieva in essa i germi del corrompimento in fieri. A conferma di questa netta differenziazione, sociale e politica, basterebbe leggere una lettera di Tomasi di Lampedusa, indirizzata al cugino Casimiro Piccolo, scritta nel 1925 e pubblicata solo di recente, nella quale l’autore si dichiara eccitato per “la strigliata” che Giovanni Amendola aveva appena subito a opera degli squadristi fascisti, ammettendo che lo “aveva riempito di delicata voluttà”. Strigliata, dalla quale Amendola non si riprenderà, morendo mesi dopo in una clinica di Cannes. Fatto sta che la sorte del romanzo di De Roberto non ha visto la meritata riconsiderazione neppure dopo che Carlo Bo, già nel 1945, aveva messo in dubbio la consistenza delle critiche negative, in primis quella di Croce. Da notare che Bo, critico di tendenze cattoliche, ben conosceva la diffidenza nei confronti de I Viceré da parte della Chiesa; eppure non temette di propugnarne con vigore la rivalutazione. Proposta, la sua, caduta nel vuoto. Confinato all’oblio per troppi decenni, l’opera derobertiana si sta avviando finalmente alla giusta collocazione tra i nostri massimi capolavori. Di recente, l’interesse per i suoi scritti si è allargato anche fuori dall’Italia, tant’è che proprio quest’anno, prima a Malta e poi a Cambridge, si sono tenuti su di lui due interessanti convegni internazionali. Non sarà un caso che, da un po’ di tempo in qua, a ogni crisi politica nostrana e a ogni rimescolamento delle formazioni di governo, sulla bocca di molti torni la citazione de I Viceré.
Vedi ad esempio un articolo di Galli della Loggia, apparso il 29 luglio 2007 sul <Corriere della Sera> (giornale per il quale lavorò per un certo periodo lo stesso De Roberto), dove scrive che I Viceré dovrebbe essere reso obbligatorio nelle scuole. Nel romanzo, “c’è tutta l’antropologia del potere politico italiano: la sua articolazione infinita, la sua insaziabilità, l’inevitabile ipocrisia dei suoi riti, e per finire il ruolo decisivo degli ‘amici’ ”. Purtroppo, contro la diffusione nelle scuole italiane ha certamente giocato l’ostilità ecclesiastica, che ha messo all’indice (anche se non ufficialmente) soprattutto le scene ambientate nel Monastero dei Benedettini, ritenendole blasfeme. In proposito, va ricordato come De Roberto ben conoscesse le vicende “scabrose” di quel luogo, essendone stato bibliotecario per molto tempo dopo la chiusura del Monastero. Per quanto discutibili possano risultare quelle sequenze, spesso accusate di anticlericalismo, io vi ravviso invece una dolorosa descrizione della degenerazione morale all’interno della quotidianità monastica, la cui origine è individuabile nella costrizione alla vita religiosa riservata ai figli cadetti dell’aristocrazia di allora, ovvero alla assoluta mancanza di vocazione. Proprio l’errore nel sovrapporre la costrizione alla vocazione, può avere indotto alle devianze descritte anche nel film, che mi auguro possa indurre a valutare sotto una diversa luce certe facili accuse. Certo, corre un brivido a pensare che in questo nostro paese, per essere considerati, si debba attendere più di cent’anni! Comunque, meglio tardi che mai, come suggerisce un altro catanese, Antonio Di Grado, studioso emerito dell’opera derobertiana, il quale sottolinea come la sua “impavida curiosità a indagare le forme proto-novecentesche” della crisi permanente delle istituzioni e delle forme politiche italiane “congiura a consegnare De Roberto alla modernità”.

E’ proprio la modernità de I Viceré, a farci assistere alla saga di questa singolare famiglia, con sarcasmo e lugubre divertimento. E’ la metafora di una certa Italia, la quale si è formata appena sancita l’unità del paese e che viene raccontata, cito ancora Di Grado, come “una galleria barocca, o peggio, come un carrozzone di freaks girovaghi”. Freaks, termine quanto mai appropriato, per descrivere una genìa composta da ex patrizi, ex monaci, borghesi, piccolo-borghesi, commercianti, avvocati, politicanti, sindaci, preti, cardinali, mestieranti e servizievoli intellettuali, sempre pronti a prostrarsi ai potenti di turno, salvo salire sul carro dei vincitori appena cambia il vento. E’ il trionfo dei più forti, una specie di “selezione dei peggiori” di darwiniana memoria, come ricorda lo storico Giuseppe Giarrizzo, a lungo Preside della Facoltà di Lettere di Catania, nel palazzo un tempo sede del Monastero benedettino. All’ottimismo di Massimo D’Azeglio, che contava, una volta fatta l’Italia di poter forgiare gli italiani, il duca d’Oragua, uno dei potenti protagonisti de I Viceré, oppone un concetto (subito fatto suo dal nipote, il principe Giacomo), destinato a rimanere memorabile: “ora che l’Italia è fatta, dobbiamo fare gli affari nostri”. Questo, il principio seguito da molti nel trapasso dal regno borbonico all’unificazione e di nuovo fatto proprio dai ceti dominanti nel passaggio dal fascismo all’antifascismo, per non parlare del trasformismo in voga in tempi più moderni, con l’avvento della cosiddetta seconda Repubblica. Per tutti questi motivi, considero il mio un film che parte da lontano, per avvicinarsi al nostro sentire e per offrire materia di riflessione. Si dirà che il nostro lavoro conduce a un disarmante pessimismo, visto il quadro atroce che rappresenta. Niente di più sbagliato.

Una radiografia non può mai essere intesa come lenimento del dolore, anzi. Così come è preferibile il medico che fotografa la realtà, a quello che, per compiacere il paziente, si sforza di occultare i risultati delle analisi. Il film si accinge, con la dovuta umiltà e rispetto, a colmare un vuoto e a pagare un tributo. Ciò che siamo stati e ciò che siamo, i vizi che ci affliggono, la resistenza a ogni cambiamento e, per contro, la vocazione al conformismo, la tempestività a chinare la schiena di fronte ai vincitori… tutto ciò è stato magistralmente narrato da De Roberto. Il suo è un dipinto che rappresenta la fotografia più impietosa del nostro DNA, tratteggiata con le armi dell’ironia e del grottesco. Purtroppo, come ricordava Indro Montanelli, il nostro paese ha sempre rifiutato, per “quieto vivere”, di discutere quello che è il nostro più importante racconto storico laico. Non a caso, Leonardo Sciascia ha collocato I Viceré al vertice della letteratura italiana, insieme a I promessi sposi. Con la differenza che, mentre Manzoni è stato giustamente diffuso dalla saggezza della cultura cattolica, non altrettanto è stata capace di fare la cultura laica, sempre pavida e timorosa di essere se stessa. Pensando al passaggio dal romanzo al cinema, mi è venuto in mente il film di David Griffith Nascita di una nazione. Anche qui si affronta il passato per capire il presente e, soprattutto, le nostre origini. Con in più, ne I Viceré, una valenza oscura, da romanzo “nero”, tipicamente italiana. Con I Viceré, torno per la terza volta in Sicilia, dopo le esperienze dei miei film precedenti, Marianna Ucria, ispirato al romanzo di Dacia Maraini, e Alla luce del sole, sull’omicidio di don Puglisi per mano della mafia.

I Viceré è la storia travolgente del finire di un secolo - come in Guerra e Pace o in Via col vento - che oggi si ripropone in circostanze diversissime, eppure sorprendentemente rassomiglianti. Una grande lezione di pathos, un affresco a forti tinte, cui lo schermo può prestare carne e sangue, ambientazioni e costumi, volti e gesti indimenticabili.
Quello che più colpisce di questa saga è che il tragitto di Consalvo, il protagonista della storia, ha davvero una straordinaria attinenza con il nostro presente. Al punto che la maggior parte degli spettatori, vedendo il film, sarà indotta a pensare che i dialoghi riguardanti la parte politica della vicenda, sorprendentemente attuali e lungimiranti, siano stati scritti da noi e non già da De Roberto.
Non a caso, ho scelto di finire il film con una citazione tratta da L’imperio, il romanzo postumo di De Roberto, con Consalvo divenuto onorevole, che si accinge a entrare nella nuova aula di Montecitorio, in preda alla gazzarra dei deputati in lotta tra di loro, subissati dalle urla (per le quali ho volutamente ri-usato le grida finali di Forza Italia!). Più volte, nello spiegare l’abitudine a cercare nei romanzi la fonte di ispirazione per i miei film, ho cercato di chiarire la convinzione che tra cinema e letteratura non sussiste consanguineità, nel senso che si tratta di linguaggi incompatibili (l’una evoca, l’altro mostra) e, soprattutto, di autori diversi (lo scrittore e il regista, che in realtà hanno in comune solo la trama e l’impianto della narrazione). Nel caso de I Viceré, sono stato attratto dall’idea di raccontare la genesi del nostro paese attraverso il conflitto interno e generazionale di una famiglia, apparentemente portatrice di una morale e di un’etica, in realtà capace solo del contrario. La storia si muove su due piani, la sfera privata e la sfera pubblica, retti dalle medesime logiche di potere, le cui manifestazioni esteriori sono proprio il trasformismo e la sopraffazione, che portano i personaggi a intrecciare alleanze e a coltivare inimicizie destinate a mutare di continuo. La narrazione spinge lo spettatore a togliere il velo alle apparenze. A essere indagate sono, inesorabilmente, le istituzioni su cui poggiano le nostre origini: la famiglia, lo Stato, la Chiesa. Il matrimonio di interessi è il loro punto di congiunzione. Uno degli aspetti della modernità di questa storia sta proprio nella lucidità con cui vengono analizzati i rapporti sentimentali tra i vari personaggi, fatti a pezzi dalla prepotenza dei più forti.






        Due parole sulla scelta degli interpreti

La loro scelta era in parte già “scritta” nel romanzo: ho puntato su attori italiani e spagnoli, vista l’origine iberica della famiglia Uzeda. Lando Buzzanca, non solo per essere di origine siciliana, era l’interprete ideale per il personaggio del principe Giacomo: sono certo che il pubblico rimarrà colpito dalla sua interpretazione in un ruolo assolutamente diverso da quelli affrontati nella sua lunga carriera.

Era giusto, nel conflitto generazionale fra Giacomo e il figlio Consalvo, che quest’ultimo fosse interpretato da un attore con un’esperienza teatrale alle spalle, in grado di “tenere testa” a Buzzanca. Il successo ottenuto in televisione da Alessandro Preziosi ha fatto dimenticare a molti le sue “nobili” origini sul palcoscenico e le sue notevoli capacità nel cambiare registro. Nel personaggio di Consalvo, a dimostrazione dell’attualità del romanzo, ho rivisto “la trasformazione” di molti giovani del ’68, la loro incapacità di perseguire gli ideali di un tempo, spinti dalla necessità di scendere a patti con la realtà.

Cristiana Capotondi era l’interprete ideale per far rivivere la fragilità e la passionalità ferita di Teresa, un personaggio con il quale De Roberto ha anticipato sentimenti e difficoltà comuni a molti giovani del nostro tempo. Terribile la scena della sua prima notte di matrimonio con lo sgorbio Michele, che segna l’evoluzione del suo personaggio, costretta a cedere al volere paterno.

La sfida è stata quella di affidare i ruoli principali ad attori, da Lucia Bosè a Franco Branciaroli a Vito a Giselda Volodi a Sebastiano Lo Monaco a Paolo Calabresi a Guido Caprino e a tanti altri meno noti attori italiani, oltre agli spagnoli Assumpta Serna (protagonista indimenticabile di Matador di Pedro Almodovar), Pep Cruz e Jorge Calvo, per lo più chiamati a uscire dai loro schemi abituali e a mettersi in gioco. Come è giusto che sia in un affresco corale, dove ogni personaggio, anche il più piccolo, è chiamato a svolgere un ruolo di rilievo, proprio perché ciascuno rappresenta il simbolo di un paese ferito fin dalla nascita.






L'impietosa autobiografia di una nazione di Antonio Di Grado


Forse è venuto il tempo di Federico De Roberto. Forse il lettore adulto, laico, postideologico, avvezzo al dubbio e alla demistificazione, che la sua opera pretende, è già alla soglia di questo incontro decisivo: con uno dei capolavori della letteratura europea tra Otto e Novecento (garante Leonardo Sciascia, che lo giudicò il romanzo italiano più importante dopo i Promessi sposi), con la più radicale e spietata autoanalisi che una nazione e i suoi intellettuali abbiano formulato della loro storia politica e civile e della natura e del ruolo delle loro élites dirigenti.
Quest'incontro troppo a lungo rimandato sembrò possibile sull'onda del successo del Gattopardo; e non lo era: quanto diverse, anzi antitetiche, le due ottiche di classe e le due rivisitazioni della storia patria nella feroce polemica antinobiliare dell'autore dei Vicerè e nel requiem sontuoso e coinvolto dell'aristocratico Tomasi di Lampedusa, tanto incline a saccheggiare De Roberto quanto ad esecrarlo, imputandogli di aver spiato la nobiltà dal buco della serratura, con l'occhio risentito dei servi: e poteva pure aver ragione, ma a patto di ribaltare il segno sfavorevole della sua valutazione, giacché sta in questo taglio rancoroso e straniante, nella deformazione espressionistica, nell'esercizio drastico e dissacrante del pensiero critico, la ragione del primato dei Vicerè. Oggi, invece, un'altra fin de siècle, un altro crepuscolo di modelli e ideologie, ci dispongono a una ricezione convinta dell'analisi problematica e della demistificazione critica di Federico De Roberto: anche sull'onda - che sentiamo propizia - dell'imminente film che dai Vicerè (con l’accento grave, non con quello acuto preferito di solito da editori e critici che inopportunamente modernizzano le consuetudini grafiche di De Roberto) ha ricavato Roberto Faenza.
Il quale ha avuto per parte sua il coraggio non solo di affrontare quel monstrum poderoso e perturbante, ma di rileggerlo e riscriverlo come a una nuova prova d'autore e a un linguaggio diverso conviene, rischiando perfino l'infedeltà (che poi è, per l'appunto, il marchio autoriale) per schivare l'illustrazione inerte e calligrafica: tradimento, quello sì, imperdonabile a chi voglia tener fede alla furia espressiva e alla sperimentazione insofferente di Federico De Roberto. E così Faenza (consentitemi uno scampolo di prematura recensione) ha trasformato la negazione della storia in una storia; e l'apologo concentrazionario, la galleria di aberrazioni, l'immoto trasformismo dei Vicerè in un romanzo di formazione: e sia pure d'una "formazione" tortuosa - e punitiva - com'è quella cui assisteremo in questo nuovo e diverso "romanzo di Consalvo".
Al centro, comunque, tanto del romanzo quanto del film è la critica del trasformismo delle classi dirigenti, abbarbicate al potere e disposte, per mantenerlo, a cambiare spregiudicatamente bandiere e ideologie e a saltare sul carro del vincitore di turno; perfino delle rivoluzioni, se la posta in gioco è quella di vanificare il mutamento, di perpetuare il dominio. Una critica, questa di De Roberto, che gli scrittori siciliani hanno tramandato e perfezionato da un’epoca all’altra, estendendola ad altre scadenze storiche disattese come la crisi degli anni Novanta e l’esplosione dei Fasci siciliani per il Pirandello de I vecchi e i giovani, i conflitti sociali e ideologici successivi alla Grande guerra per il Borgese di Rubè, la transizione dal fascismo all’antifascismo per il Brancati de Il vecchio con gli stivali, per finire – oltre il già citato Tomasi – allo Sciascia critico, dal Contesto all’Affaire Moro, del consociativismo omertoso degli anni Settanta e, dieci anni dopo, del “professionismo dell’antimafia”.
In tutti i loro impietosi referti, coerenti come se fossero stati vergati dalla stessa penna, circola la medesima analisi della fenomenologia e delle dinamiche del Potere, vibra la medesima denunzia del trasformismo delle élites e del sostanziale immobilismo da queste imposto alla storia. E a quest’analisi e a questa denunzia fu per l’appunto De Roberto a dare l’avvìo, con il suo capolavoro che alla ferocia polemica coerentemente univa un’altrettanto virulenta crudezza espressiva, deformando come con un grandangolo i tratti maniacali dei suoi torvi “vicerè”, facendoli altercare e contorcere in spazi chiusi e asfissianti, coagulando in un grumo di orrore le attitudini predatorie e la smania di sopravvivenza di quella razza padrona.
Perciò il cuore di tenebra del romanzo, il suo prepotente motore simbolico, il gorgo in cui la narrazione precipita è l’“utero fradicio” di Chiara, dal quale partorirà il monstrum che è il prodotto e il simbolo di quel maniacale trasformismo politico. In quel grumo di raccapriccio si rapprende lo spietato giudizio dell’autore, in quel mostro deflagra l’inaudita violenza figurale spiegata in tutto l’arco d’una narrazione feroce e ricca di eccessi. Tanto più che esso vi campeggia, come per un grottesco contrappunto, a fronte del trionfo trasformistico del duca d’Oragua, primo eletto al nuovo Parlamento, e della riassuntiva dichiarazione del principe, leit-motiv ideologico del romanzo: “Quando c’erano i Vicerè, i nostri erano Vicerè; adesso che abbiamo il Parlamento, lo zio è deputato!...”. Ovvero: “Ora che l’Italia è fatta, dobbiamo fare gli affari nostri...”: l’ininterrotto dominio degli Uzeda a cavallo tra i due regimi vanifica ogni illusione in merito a eventuali magnifiche sorti e progressive. Nelle quali, peraltro, nessuno mostra di confidare: non ci sono “vinti” né coscienze immacolate in quel vorace microcosmo di intraprendenti accaparratori o di sordidi accumulatori, di patetici manutengoli o di grotteschi parassiti. La politica vi figura come anonimo e collettivo vaniloquio, come ingannevole esercizio dell’ossimoro, come plateale epifania d’una sorta di cosmico trasformismo e di metafisica disdetta.
Oggi come ieri? Sulle soglie di questa domanda, a questo nuovo appuntamento con il dubbio e l’analisi ci attende Federico De Roberto, perché il suo tempo - finalmente – si compia.


Antonio Di Grado è professore ordinario di Letteratura italiana nella Facoltà di Lettere dell’Università di Catania. Nella sua città ha ricoperto le cariche di assessore alla cultura e di presidente del Teatro Stabile. Dal 1990 dirige a Racalmuto la Fondazione Leonardo Sciascia, per volontà dello scrittore scomparso. Sull'autore de I Vicerè ha scritto il volume La vita, le carte, i turbamenti di Federico De Roberto, gentiluomo (Fondazione Verga, Catania 1998, appena ristampato da Arnaldo Lombardi Editore, Siracusa 2007); tra i suoi libri più recenti Per Sciascia dieci anni dopo, La lotta con l’Angelo, Finis Siciliae e infine Giuda l'oscuro. Letteratura e tradimento.
Il saggio qui riportato, "L’impietosa autobiografia di una nazione", sarà incluso nella riedizione del romanzo I Vicerè di De Roberto, nelle librerie per le Edizioni e/o.







I PERSONAGGI

Gli uomini:

CONSALVO: giovane, bello, ambizioso, caparbio, diverrà il vero erede della stirpe degli Uzeda, discendenti dei Vicerè. Sin da bambino in perenne lotta contro il padre, al quale rimprovera la morte della madre. Personaggio estremamente moderno per la sua complessità e contradditorietà, farà una scelta sorprendente per non soccombere.
IL PRINCIPE GIACOMO: personaggio dallo spessore scespiriano, primogenito del casato, vittima dello strapotere della madre, diventa a sua volta carnefice dei fratelli e delle sorelle. Si scontrerà col figlio Consalvo, l’unico che non si piega ai suoi desideri.
GIOVANNINO RADALI’: giovane, romantico, appassionato, ama alla follia Teresa, la figlia minore del principe, ma non la potrà sposare perché figlio cadetto. Lascerà il mondo che lo opprime con una scelta estrema.
MICHELE RADALI’: sgorbio e rozzo, è l’opposto del fratello Giovannino, ma in quanto primogenito ed erede del casato, pur sentendosi inadeguato impalmerà Teresa sottraendola all’amore del fratello.
CONTE RAIMONDO: fratello del principe Giacomo, il più bello del casato degli Uzeda. Preferito dalla madre, che manovra per garantirgli un patrimonio uguale a quello del primogenito Giacomo. Dedito alla mondanità e ai piaceri della carne, ne uscirà sconfitto.
DON BLASCO: zio del principe Giacomo, costretto a farsi monaco per il volere della madre. Profondamente pagano e amante del piacere, beffardo e iracondo, il suo pensiero è arricchirsi e vivere nel lusso. Cambierà bandiera pur di conservare le proprie ricchezze e si vendicherà di tutti con un testamento-beffa.
DON GASPARE, DUCA D’ORAGUA: conservatore per natura, accetta di diventare parlamentare liberale per desiderio di ambizione e potere. Pavido e calcolatore, ma pronto a tutto, si barcamena a lungo tra posizioni progressiste e reazionarie, oscillando tra un estremo e l’altro. Celebri i suoi discorsi politici sulla destra e la sinistra che “non significano più nulla”.
FRA CARMELO: fratello bastardo di Don Blasco, gli fa da servitore devoto e umile. Forsel’unico degli Uzeda a credere in qualcosa. Fedele a Don Blasco, diventerà il suo erede.
BENEDETTO GIULENTE: giovane avvocato liberale, innamorato di Lucrezia sorella del principe Giacomo, che gliela concederà in sposa solo quando diventerà sindaco di Catania. Lucrezia ne farà il proprio zimbello fino al momento della ribellione.
BALDASSARRE: fratello bastardo del principe Giacomo, lavora come maggiordomo al suo servizio. Accompagnerà Consalvo in esilio. Con il colpo di scena finale, rappresenta la coscienza silente della storia.
FEDERICO: sposa Chiara, sorella del principe. Succubo della moglie, accetterà di fare un figlio con la sua serva pur di accontentarla.
GARINO: marito di Lucia, l’amante di Don Blasco. Gli fa da servitore e barbiere, ubbidendo a tutti i suoi voleri, disponibile “a portar le corna” pur di guadagnare.
LODOVICO: altra vittima della madre, costretto a prendere gli ordini religiosi per fare posto al terzogenito, Raimondo.
CONTE FERSA: marito di Isabella, la bellissima nobildonna polacca di cui si innamora Raimondo, scoprirà il tradimento per un orologio dimenticato nel suo letto.






Le donne:

TERESA: sorella di Consalvo, bellissima, dolce, affettuosa, finisce per cedere alla volontà paterna, abbandonando l’amore per Giovannino e accettando di sposare il fratello sgorbio, Michele, andando incontro al sacrificio.
DONNA FERDINANDA: sarcastica, eccentrica, bizzarra. Suo solo protetto il pronipote Consalvo, al quale perdona tutto meno che il suo ingresso in politica insieme ai progressisti.
DONNA MARGHERITA: moglie del principe Giacomo, madre dolcissima di Consalvo e Teresa, verrà spodestata dalla cugina Graziella, che prenderà il suo posto nel dominio della casa.
CHIARA: ossessionata dal desiderio della maternità. Finirà per adottare come suo il figlioccio che il marito ha da una serva, che lei stessa gli ha messo nel letto.
LUCREZIA: destinata dalla madre a rimanere zitella, caparbiamente sposerà, contro il volere di tutti, l’avvocato Giulente, per poi sottometterlo e umiliarlo.
GRAZIELLA: sin da giovane ama Giacomo, suo cugino, ma riuscirà a sposarlo solo dopo la morte di Margherita.
DONNA ISABELLA: moglie del ricco conte Fersa, bellissima, di origine polacca, lo abbandona per amore di Raimondo. Diventerà l’ombra di se stessa.
LUCIA: detta la Sigaraia. Mantenuta con il marito da Don Blasco, di cui è l’amante.
DUCHESSA RADALI’: vedova, madre di Michele e di Giovannino, al quale impedirà di sposare Teresa, per darla in sposa al primogenito.
CONCETTA: giovane ragazza del popolo conosciuta da Consalvo durante la liberazione di Catania da parte dei Garibaldini. Consalvo si invaghisce di lei ma non reggerà le sue insinuazioni sulla dipendenza dal padre.
MATILDE: moglie sfortunata di Raimondo, verrà abbandonata per la bella Isabella.
ROSA: Rosa è la giovane cameriera di Chiara, messa nel letto del marito Federico per strapparle il figlio che la sua padrona non può avere.

Informazioni tratte dal press-book ufficiale del film "I Vicerè" www.studiopuntoevirgola.com/presskits.html







      SCRITTO E DIRETTO DA ROBERTO FAENZA

Nato a Torino nel 1943, Roberto Faenza si laurea in Scienze Politiche e si diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia. Debutta nella regia nel 1968 con un successo internazionale, Escalation, film che descrive le diverse facce del potere attraverso il rapporto tra un padre borghese e il figlio hippy. Subito dopo realizza H2S, apologo sessantottesco che viene sequestrato due giorni dopo l’uscita e mai più distribuito. In seguito al sequestro si reca negli Stati Uniti per insegnare al Federal City College di Washington DC. Nel 1978 realizza Forza Italia!, feroce satira sul potere che ripercorre trent'anni di storia politica italiana. Il film viene ritirato dalle sale il giorno del sequestro Moro e resterà bandito per oltre quindici anni. Proprio Aldo Moro terminerà la sua vita suggerendo (nel memoriale scritto di suo pugno trovato a Milano nel covo BR di via Monte Nevoso) di vedere il film se ci si vuole rendere conto della spregiudicatezza dei suoi colleghi di partito. Di recente è uscito un cofanetto contenente il DVD di Forza Italia! insieme a un libretto con varie testimonianze che ne ricordano le traversie. Nel 1980 Faenza prende di mira il Partito Comunista Italiano con Si salvi chi vuole. Considerato un regista 'scomodo', è costretto a lavorare fuori dall'Italia per trovare i finanziamenti: nel 1983 a New York gira Copkiller con Harvey Keitel, Nicole Garcia e il leader dei Sex Pistols Johnny Rotten. La sua attività non si limita al cinema: autore di saggi e di libri (tra questi i più noti: Senza chiedere permesso, Il malaffare, Gli americani in Italia), rientrato in Italia prende a insegnare "Sociologia della comunicazione" all'Università di Pisa e di recente "Teoria e tecniche del linguaggio cinematografico" alla Sapienza di Roma. Nel novembre del 1974 fonda a Bologna la prima radio libera, aprendo in Italia il fronte delle radio indipendenti. Dopo Copkiller inizia a ispirarsi alla letteratura come fonte di narrazione. Nel 1990 realizza Mio caro dottor Gräsler, tratto da un romanzo breve di Arthur Schnitzler con un cast prestigioso: Keith Carradine, Miranda Richardson, Kristin Scott Thomas e Max Von Sidow. Nel 1993 dirige Jona che visse nella balena per cui è premiato con il David di Donatello come miglior regista e con l’Efebo d’oro. Due anni dopo è ancora un romanzo (questa volta di Antonio Tabucchi) a ispirare il film Sostiene Pereira, l’ultima pellicola italiana di Marcello Mastroianni, premiato come migliore attore protagonista con il David di Donatello. Nel 1997 firma Marianna Ucria tratto dal romanzo "La lunga vita di Marianna Ucria" di Dacia Maraini. Nel 1999 dirige L'amante perduto, ispirato al romanzo di Abraham B. Yehoshua sullo scontro in atto tra ebrei e palestinesi. Nel 2003 firma un altro successo internazionale, Prendimi l'anima, che racconta la passione tra Carl Gustav Jung e la sua giovane paziente russa Sabina Spielrein. I suoi film più recenti sono: Alla luce del sole, sulla vita di Don Pino Puglisi, il parroco assassinato a Palermo dalla mafia nel 1993 e interpretato da Luca Zingaretti (Nomination European Film Award Miglior Regista 2005, Premio David Giovani Miglior Film 2005, Premio Vittorio De Sica 2005, Premio migliore attore protagonista al Festival di Karlovy Vary 2005) ; I giorni dell’abbandono, presentato in concorso alla 62° edizione del Festival di Venezia, ispirato al romanzo di Elena Ferrante, con Margherita Buy, Luca Zingaretti e il musicista Goran Bregovic. Del 2007, la produzione de I Vicerè, ispirato al romanzo di Federico De Roberto.




_________________

Top
Profilo Invia messaggio privato Invia e-mail HomePage
genziana



Registrato: 22/03/04 13:40
Messaggi: 35443

MessaggioInviato: Dom Nov 04, 2007 01:53    Oggetto: ALESSANDRO è il PRINCIPE CONSALVO ne I VICERE' di R. FAENZA Rispondi citando



    ha scritto:

Top
Profilo Invia messaggio privato Invia e-mail HomePage
genziana



Registrato: 22/03/04 13:40
Messaggi: 35443

MessaggioInviato: Dom Nov 04, 2007 02:25    Oggetto: ALESSANDRO è il PRINCIPE CONSALVO ne I VICERE' di R. FAENZA Rispondi citando


ha scritto:



13/02/2006 - REGISTI

Faenza: "Adesso giro I Vicerè'"


Roberto Faenza sta per girare il film I Vicerè: "E' un mio sogno da 15 anni, un progetto che voleva fare Visconti. Sarà un omaggio a lui e ai grandi registi del passato", aveva dichiarato all'Ansa in occasione della consegna degli EFA a Berlino. Per I Vicerè, tratto dal romanzo omonimo di Federico De Roberto, è già pronta una sceneggiatura scritta dal regista insieme a Andrea Porporati, Renato Minore e Tullio Giardina. Il film - di cui, come spiega "La Stampa", verranno preparate due versioni, una per il cinema e una per la tv - parlerà dell'aristocrazia siciliana attraverso le storie di una famiglia catanese nel momento di transizione dal regno borbonico all'Italia unita.

[di Val. Ne. ]



18/07/2006 - PRODUZIONE

"I Viceré" di Faenza, primo ciak ad Ariccia


Primi ciak ad Ariccia per I Viceré, la nuova fatica cinematografica di Roberto Faenza. Nel cast del film, ispirato al romanzo omonimo di Federico De Roberto, ci sono Alessandro Preziosi, Cristiana Capotondi, Lando Buzzanca e Lucia Bosè. Il film arriverà prima sul grande schermo e poi sul piccolo, ma in una versione più lunga divisa in due puntate.

[di Mi. Gre.]



01/08/2006 - ATTORI

Lucia Bosè protagonista ne "I Vicerè" di Faenza


Lucia Bosè torna al cinema. L'attrice milanese girerà I Vicerè (nel cast anche Lando Buzzanca) diretto da Roberto Faenza e tratto dal famoso romanzo di Federico De Roberto. La Bosè, in un'intervista rilasciata a -Il Giornale-, ha dichiarato che quello con Faenza "sarà il suo ruolo più difficile. Ma nella vita ho sempre amato le sfide". La bellissima degli anni '50, dunque, dopo anni di oblio cinematografico, l'ultima apparizione risale alla comparsata in Harem soirèe di Ozpetek, torna sul set da protagonista: "Ho deciso di fare questo film perché I Vicerè è un romanzo che adoro e io interpreto un ruolo complesso, contraddittorio e difficile, proprio come piace a me". Interpreterà la Principessa immaginata dal grande autore siciliano e fino ad ottobre la sua vita sarà divisa tra Roma, Ariccia e Catania.

[di G.M.]



06/07/2006 - Personaggi - Interviste

LANDO BUZZANCA (Attore)

Seduttore alla siciliana


Per qualcuno è l'homo eroticus per eccellenza. Per altri è il Don Giovanni di Molière. Per tutti, Gerlando Buzzanca è Lando. Si può dire tranquillamente che ha vissuto due vite professionali ben distinte. La prima più goliardica e spensierata: è l'epoca de Il merlo maschio e de L'arbitro. La seconda più impegnata e matura: con il teatro scespiriano e i ruoli drammatici per la tv. E' una carriera eclettica quella di Lando Buzzanca, che sabato 8 luglio, prima di cominciare le riprese del nuovo film di Roberto Faenza, si recherà a Bologna per la ventesima edizione del festival "Il Cinema Ritrovato". Lì presenterà (alle 17,30 al cinema Lumière) Don Giovanni in Sicilia di Alberto Lattuada, nell'ambito dell'omaggio riservato dal festival al compianto regista milanese.

Che ricordo ha di Lattuada?
Straordinario. Il Don Giovanni in Sicilia l'abbiamo fatto 40 anni fa, e mi ricordo che ero felicissimo di lavorarci insieme perché avevo sempre ammirato lui e quello che raccontava. Mi piaceva il suo erotismo elegante e clericale nei confronti delle donne, e la sua profonda cultura. La cosa che ricordo con più simpatia è la gelosia che aveva per le sue attrici. Quando girammo il film era gelosissimo del rapporto che avevo con Katia Moguy (che nel film interpretava la moglie di Buzzanca, ndr) tanto da dirle di innamorarsi di me dopo le riprese perché durante il film era solo sua. Lo capisco, perché in quel momento l'attrice rappresentava il suo ideale.

Nell'immaginario collettivo lei è visto come l'homo eroticus, ma oggi è lontano il Lando Buzzanca del "Merlo maschio".
Direi di sì! Non volevo invecchiare come homo eroticus. Volevo che la gente sapesse che sono un attore a tutti gli effetti e che posso recitare ruoli diversi da quelli della commedia. Il film che ha segnato il cambiamento è stato quello per la televisione Mio figlio. Lì gli scettici si sono accorti che so recitare e la fiction ha avuto grande successo. Infatti, da febbraio-marzo comincerò a girare una serie di 6 puntate in cui interpreto il commissario Vivaldi.

Prima però c'è il film con Roberto Faenza, di che si tratta?
Sì, con Faenza farò I Vicerè, dal celebre romanzo di Federico De Roberto (1894), dove interpreterò il principe Giacomo. Un personaggio che con me non ha nulla a che fare perché lui è avido e superstizioso. Ma nel fondo di ognuno di noi ci sono questi sentimenti, e io andrò a scovarli. Le riprese dureranno 12 settimane, cominciamo il 17 luglio e finiamo ad ottobre. Sono molto felice di lavorare con Faenza perché è uno dei registi talentuosi che emergevano quando io cominciavo ad venir fuori come attore. Pensate che fu Saccà (direttore di Rai Fiction, ndr) a proporre la mia candidatura a Faenza per il ruolo di Giacomo. Lui non aveva pensato a me, ma dopo che gli mandai le cassette della fiction Mio figlio, mi chiamò subito. All'inizio era scettico perché mi vedeva ancora nei panni dell' "erotomane".

Qual è l'incontro che ha segnato la sua carriera?
Quello con Pietro Germi. A quell'epoca avevo fatto l'accademia ma non lavoravo da 8 mesi. Mi chiamò per Divorzio all'italiana dimostrando di essere oltre che un grande uomo di cinema, anche un grande uomo nella vita civile e sociale. Mi ha levato dalla fame e questo non dimenticherò mai.

Come vorrebbe essere ricordato tra 50 anni?
Vorrei solo che sulla mia tomba ci fosse scritto "Lando Buzzanca non era un cretino". E credo che oggi, dopo il grande successo che ho avuto anche con il teatro impegnato oltre che con la televisione, si possa dire tranquillamente.

di Giovanni Manfroni






ANSA.it ha scritto:



Primi ciak per I Vicere' di Faenza


Nel cast la coppia Capotondi-Preziosi, la Bose' e Buzzanca

(ANSA) - ROMA, 18 LUG - Sono partite ad Ariccia le riprese del nuovo film di Roberto Faenza 'I Vicere'' con protagonisti Alessandro Preziosi e Cristiana Capotondi. La pellicola e' ispirata al grande romanzo di fine Ottocento di Federico De Roberto. Nel cast presenti anche Lando Buzzanca nei panni del principe Giacomo e Lucia Bose' in quelli di Donna Ferdinanda. Il film e' anche un esperimento produttivo: arrivera' prima in sala e poi, in versione piu' lunga, in due puntate tv.

18/07/2006





_________________

Top
Profilo Invia messaggio privato Invia e-mail HomePage
sere91



Registrato: 14/10/06 15:31
Messaggi: 14355
Residenza: Catania

MessaggioInviato: Dom Nov 04, 2007 10:00    Oggetto: Rispondi citando


GRAZIE GIULY!!!!
_________________
SERENA

"La bambina a scuola di danza potrà non diventare mai una ballerina professionista, ma la cortesia e la grazia così come la gioia del movimento, la toccheranno sempre.."
Top
Profilo Invia messaggio privato Invia e-mail MSN
*lisicris*



Registrato: 19/11/04 19:16
Messaggi: 10422
Residenza: Gaeta (LT)

MessaggioInviato: Dom Nov 04, 2007 11:19    Oggetto: Rispondi citando


Grazie di tutto a tutte!!!!
_________________
Top
Profilo Invia messaggio privato HomePage
genziana



Registrato: 22/03/04 13:40
Messaggi: 35443

MessaggioInviato: Dom Nov 04, 2007 12:10    Oggetto: I VICERE' il regista ROBERTO FAENZA: letteratura e cinema Rispondi citando


TRECCANI Scuola
DOSSIER - Letteratura e Cinema ha scritto:



    Cinema e Letteratura: una lontana parentela

        Intervista a ROBERTO FAENZA


a cura di Fulvia Caprara *

Un matrimonio duraturo, di quelli destinati ad andare avanti negli anni. Eppure, alla base di tutto, c'è il tradimento sistematico, reiterato e anche perfettamente riuscito. È questo il genere di rapporto che lega il regista Roberto Faenza, torinese, classe 1943, al mondo della letteratura. Un mondo che gli è familiare, non solo perché Faenza è anche scrittore, ma soprattutto perché sono ben sette i titoli della sua filmografia ispirati a romanzi. Dopo l'esordio, nel 1968, con Escalation, e dopo Forza Italia! (del 1978), il film di montaggio sul potere politico nel nostro paese, ritirato dalle sale nonostante il gran successo di pubblico e censurato per oltre quindici anni, Faenza ha iniziato a dirigere film tratti da libri: «Reperire fonti d'ispirazione diverse dalla realtà è stata una necessità». Così, a New York, nell'83, l'autore gira Copkiller, il thriller con Harvey Keitel e Nicole Garcia tratto al romanzo di Hugh Fleetwood The order to death. Poi è la volta di Mio caro dottor Grasler, da Schnitzler, poi di Jona che visse nella balena, basato su Anni d'infanzia di Jona Oberski, poi di Sostiene Pereira dal libro di Antonio Tabucchi. Seguono Marianna Ucria, dall'opera di Dacia Maraini, L'amante perduto, dall'Amante di Abraham B.Yehoshua, I giorni dell'abbandono dall'omonimo romanzo di Elena Ferrante. Su tredici pellicole girate, sette nascono dalla pagina scritta.

Qual è il rapporto che lega il suo cinema alla letteratura?
La mia convinzione è che tra cinema e letteratura non esistano parentele strette. Nel mio caso i libri sono solo trama, soggetto, nel senso che il corpo letterario non m'interessa. Ho comprato i diritti cinematografici della Ferrante dopo aver letto un bell'articolo di Goffredo Fofi e senza aver ancora neanche aperto il libro. Una cosa simile mi è capitata con Anni d'infanzia, ho deciso di farne un film dopo essere rimasto colpito da una recensione bellissima, acuta e profonda, della Ginsburg. Insomma, non sono un regista come Bolognini che aveva rispetto enorme per l'opera letteraria, il mio è piuttosto un atteggiamento predatorio e questo perché è cambiato, negli anni, il rapporto tra registi e scrittori.

In che modo?
Nel cinema non esistono più i soggettisti, così accade più facilmente che il compagno di viaggio di un regista, specialmente nella fase iniziale del lavoro, sia lo scrittore. Il primo ad avere questo tipo di atteggiamento è stato Luchino Visconti. Quando ha girato La terra trema non ha neanche citato I Malavoglia di Giovanni Verga a cui si ispirava.

Negli ultimi anni, però, è accaduto che il ricorso ai romanzi da parte del mondo del cinema, non solo in Italia, ma anche altrove, compresi gli Stati Uniti, sia diventato molto frequente. Perché?
Perché tutto in qualche modo si è mescolato. Fino agli Anni '60 un romanzo era scritto in un certo modo, per esempio, i dialoghi erano lunghi almeno tre o quattro righe, adesso sono diventati brevissimi. Vuol dire che la letteratura si ispira al cinema, che gli autori hanno mutuato il loro linguaggio dagli sceneggiatori cinematografici, che scrivono usando la tecnica del montaggio, proprio come si fa per il grande schermo. Oggi la letteratura è spesso una forma ancillare del cinema, sono diventati due generi consanguinei, che si rincorrono. E lo dimostra anche un'altra cosa.

Cioè?
Sia il cinema che la letteratura hanno tentato in una certa fase la rottura drammaturgica. Ci hanno provato rispettivamente sia Jean-Luc Godard che James Joyce, tutti e due hanno spezzato la classicità dei ritmi narrativi. E qual è stato il risultato? Un passo indietro, perché certe sperimentazioni hanno come conseguenza il fatto che il pubblico non risponda, non le segua. Nel caso del grande schermo, è accaduto che nessuno abbia seguito Godard e che lui stesso, ultimamente, sia tornato in parte sui propri passi. In quello della letteratura che si sia andato affermando una certo ritorno del classicismo. Molti romanzieri americani hanno ripreso a raccontare in maniera tradizionale, spesso anche in prima persona.

Sul cinema italiano ha pesato molto il concetto della 'autorialità', ovvero un film è 'd'autore' e, quindi, di un certo valore se il regista è anche soggettista e sceneggiatore. Questo, secondo lei, ha contribuito a frenare, in passato, l'abitudine a trarre film dai romanzi o comunque ha fatto guardare con minor attenzione alle opere nate in questa maniera?
Sì, in Italia questo è successo, da noi l'autore non è considerato un raccontatore, piuttosto è sempre visto come un filosofo, come uno che ha una sua visione ideologica delle cose. E dire che perfino Skakespeare prendeva le idee dagli altri, insomma, la pratica di usare una trama altrui non è nuova né infamante. Il ricorso alla letteratura è in qualche modo inevitabile, non esistono registi o produttori in grado di sfornare idee originali all'infinito. Mi vengono in mente Visconti e Fellini.

A che proposito?
Beh, rappresentano le due opposte modalità. Fellini ha sempre firmato opere che nascevano dalla sua fantasia, Visconti, invece, ha preferito rivolgersi alla letteratura. Il risultato è che Fellini, soprattutto nella fase finale della carriera, ha dato l'impressione di aver subito una certa involuzione. Specialmente ne La Voce della Luna ha comunicato la sensazione di un autore che guarda al mondo come qualcosa di ostile e di lontano. Questo a Visconti non è mai accaduto.

Nel cinema italiano, ormai in crisi cronica, il ricorso alla letteratura potrebbe fornire linfa vitale?
In Italia la creatività è arrivata al capolinea, dalla comunità cinematografica arrivano segnali di forte stanchezza, il cinema vive in cattività. Al contrario, sull'altro fronte, c'è una fase di vivacità, segnata dall'affermarsi di tanti giovani scrittori. E siccome il cinema è comunque furbo, ha le antenne, allora capisce che in questo momento è da quel mondo che possono arrivare gli stimoli più interessanti.

Come sono stati i suoi rapporti con gli autori dei libri che ha trasformato in film?
C'è una frase di Abraham Yehoshua che definisce così questo legame: "per il regista lo scrittore migliore è quello morto". Gli scrittori sanno che il loro libro, il loro 'bambino', riceverà, una volta nelle mani del regista, un'altra educazione, vivrà un'esperienza diversa. In effetti Yehoshua è l'unico autore con cui ho avuto delle divergenze. Non vivo in Israele e lui invece sì, non credo nella divisione fra ebrei e palestinesi, al contrario di quello che lui pensa. Ho girato L'amante perduto per metà in Israele e per metà in Palestina, quando ero in Israele pensavo che i palestinesi fossero dei delinquenti, quando stavo in Palestina mi sembrava vero l'esatto opposto. Ritengo che la soluzione per il conflitto arabo-israeliano sia da ricercare attraverso il confronto, tutti insieme. Per questi motivi il mio film finisce in un modo diverso dal libro, con il ragazzo palestinese e il padre ebreo che spingono insieme l'automobile. Nel racconto i due si separavano e basta. Questa mia scelta, che capovolge il messaggio del libro, ha provocato grande dibattito e infatti in Israele il film non è uscito. In altri casi il rapporto con lo scrittore è stato più disteso.

Per esempio?
Con la Maraini è andata in maniera diversa. Per Marianna Ucria ho inventato la figura di un nonno, assente nel libro, che potesse esprimere un senso di tenerezza verso la protagonista. Riunire tutto nella sola figura del padre di lei, un padre che consegna la propria figlia nelle mani di chi l'ha violentata, sullo schermo non avrebbe funzionato. Ne ho parlato con Dacia, è stata subito d'accordo, anzi, ha scritto lei i dialoghi. Gli autori moderni capiscono bene che il cinema, rispetto al romanzo, è un'altra cosa.

Il suo prossimo progetto rientra ancora una volta nella linea di cui abbiamo parlato finora. Può anticipare qualcosa?
Girerò I Vicerè. Un paese che propone tre versioni de I Promessi Sposi, non può continuare a trascurare I Vicerè. Credo che il romanzo di Federico De Roberto sia adattissimo a raccontare i limiti del paese in cui viviamo, la sua capacità di fingere trasformazioni che lasciano tutto uguale, sì, proprio come diceva la celebre frase de Il Gattopardo. Il film sarà prodotto da Raicinema insieme con Raifiction, si tratta di portare sullo schermo quattro ore di narrazione, un'impresa costosa. La mia idea sarebbe di realizzare un'unica versione, valida per il cinema come per la tv. La sceneggiatura è già pronta, ma non ho ancora scelto gli attori.



* Membro della Commissione di selezione della Mostra del cinema di Venezia; redattore per il cinema e la televisione del quotidiano "La Stampa", collabora con il settimanale "Lo specchio".

Articolo pubblicato il 28/10/2005






_________________

Top
Profilo Invia messaggio privato Invia e-mail HomePage
Annalaura93



Registrato: 16/03/06 17:21
Messaggi: 4384
Residenza: Foggia

MessaggioInviato: Dom Nov 04, 2007 12:26    Oggetto: Rispondi citando


Grazie di tutto cara genziana!
TI VORREI CHIEDERE UN'INFORMAZIONE:A CHE ORA E' L'ANTEPRIMA DEI VICERE' A BARI?TI CHIEDO QUESTO PERCHE' VORREI ANDARCI!TI PREGO RISPONDIMI!
un abbraccio e grazie in anticipo! Embarassed
annalaura

MIGLIORIAMOCI! Very Happy
_________________
http://img147.imageshack.us/img147/3151/sostenitrice2008annalaufb4.gif
Top
Profilo Invia messaggio privato
genziana



Registrato: 22/03/04 13:40
Messaggi: 35443

MessaggioInviato: Dom Nov 04, 2007 12:40    Oggetto: ALESSANDRO è il PRINCIPE CONSALVO ne I VICERE' di R. FAENZA Rispondi citando


09/08/2006 al TG1 RAI delle 20.00 I VICERE' un servizio a cura di Vincenzo Mollica



FAENZA - "mi ha affascinato l'idea di raccontare un affresco della nascita di un Paese ha scolpito a mio avviso in una maniera veramente molto anche crudele quelle che sono le caratteristiche di un Paese mi piace l'idea di portarlo sullo schermo"



PREZIOSI - "attraverso questo buco della serratura, attraverso il quale questo film viene raccontato cioè la soggettiva di Consalvo e ho voluto immaginare che De Roberto abbia caricato il personaggio di Consalvo di una serie di idee antesignane di quella che oggi è la politica del nostro Paese di quella che è la società soprattutto napoletana e allora l'ho voluta vivere come un napoletano"



CAPOTONDI - "poi mi affascina l'idea di raccontare un personaggio che vive nella continua tensione tra la consapevolezza di dover realizzare il progetto della famiglia quindi di mantenere alto il nome degli Uzeda quindi quella che io chiamo la ragion di Stato e il desiderio invece di realizzare il suo sogno di donna quindi di sposarsi di fare dei figli con l'uomo che ama"

******


I fermi-immagini postati nel topic -I VICERE' continuiamo a conoscerli insieme?- sono di Cristina del Forum di Cinzia TH Torrini

_________________

Top
Profilo Invia messaggio privato Invia e-mail HomePage
Gloria93



Registrato: 16/05/07 21:17
Messaggi: 4564

MessaggioInviato: Dom Nov 04, 2007 12:47    Oggetto: Rispondi citando


grazie Giuly
_________________
Top
Profilo Invia messaggio privato
genziana



Registrato: 22/03/04 13:40
Messaggi: 35443

MessaggioInviato: Dom Nov 04, 2007 12:48    Oggetto: I VICERE' anteprima del film A BARI Rispondi citando


Annalaura93 ha scritto:


Grazie di tutto cara genziana!
TI VORREI CHIEDERE UN'INFORMAZIONE:A CHE ORA E' L'ANTEPRIMA DEI VICERE' A BARI?TI CHIEDO QUESTO PERCHE' VORREI ANDARCI!TI PREGO RISPONDIMI!
un abbraccio e grazie in anticipo! Embarassed annalaura

MIGLIORIAMOCI! Very Happy



Annalaura gentile,

trascrivo le informazioni dal sito ufficiale de I VICERE' e per ora non è indicato l'orario della proiezione al cinema Galleria di BARI; per Catania lo abbiamo saputo grazie a Sere91 che ha letto il giornale La Sicilia; se puoi consulta i giornali di Bari o informati presso il cinema, forse sarai tu stessa a darci la notizia. Naturalmente grazie in anticipo Smile un gran bacio, Giuly

_________________

Top
Profilo Invia messaggio privato Invia e-mail HomePage
Mostra prima i messaggi di:   
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Archivio messaggi Tutti i fusi orari sono GMT + 1 ora
Vai a Precedente  1, 2, 3, 4, 5, 6 ... 65, 66, 67  Successivo
Pagina 5 di 67

 
Vai a:  
Non puoi inserire nuovi argomenti
Non puoi rispondere a nessun argomento
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi votare nei sondaggi


Powered by phpBB © 2001, 2002 phpBB Group
phpbb.it
Copyright © ADRICESTA ONLUS - Tutti i diritti riservati

Privacy Policy