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Autore Messaggio
genziana



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MessaggioInviato: Sab Mag 03, 2008 15:23    Oggetto: PREZIOSI e DI BATTISTA con 'IL PONTE' a teatro ROMA 3 Maggio Rispondi citando






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*lisicris*



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MessaggioInviato: Sab Mag 03, 2008 17:33    Oggetto: Rispondi citando


grazie giuly io sono in viaggio,riesco a scrivervi grazie al mio cellulare che si collega a internet! Più tardi vi darò aggiornamenti!
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freccia tricolore 33



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MessaggioInviato: Sab Mag 03, 2008 17:57    Oggetto: Grazie cristina! Rispondi citando


Grazie cristina facci saperte va bene?
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Adriana
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sere91



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MessaggioInviato: Sab Mag 03, 2008 18:00    Oggetto: Rispondi citando


GRAZIE !
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SERENA

"La bambina a scuola di danza potrà non diventare mai una ballerina professionista, ma la cortesia e la grazia così come la gioia del movimento, la toccheranno sempre.."
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genziana



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MessaggioInviato: Sab Mag 03, 2008 22:34    Oggetto: PREZIOSI e DI BATTISTA con 'IL PONTE' a teatro ROMA 3 Maggio Rispondi citando


ha scritto:

....................................

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genziana



Registrato: 22/03/04 13:40
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MessaggioInviato: Sab Mag 03, 2008 23:30    Oggetto: PREZIOSI e DI BATTISTA con 'IL PONTE' a teatro ROMA 3 Maggio Rispondi citando


ha scritto:



Spettacoli: pagina 17 (03/05/2008)


Oggi a Roma

Monologo di Preziosi sul "Ponte" di Messina



Roma - Una data unica, oggi all'Auditorium di Roma, un evento speciale sul "Ponte" di Messina, simbolo di ogni grande opera. Sarà un monologo di Alessandro Preziosi con la musica jazz di Stefano Di Battista e i testi di Carmelo Pennisi e Massimiliano Durante.
«Una storia per smascherare la politica – ha detto Preziosi a margine della presentazione alla Rai dei gialli del Commissario De Luca attualmente in onda su Raiuno – una metafora dell'attitudine umana chiamata progetto, che sul lavoro si fonda. E ne sviluppa le possibilità: grande progetto, progetto irrealizzabile, progetto non realizzato, progetto sostenibile. Il ponte non appartiene alla politica ma è strumentalizzato».
Il monologo sarà a conclusione di un workshop sulla progettualità che prevede interventi delle facoltà di architettura delle università di Reggio Calabria e Venezia.






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Gloria93



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MessaggioInviato: Dom Mag 04, 2008 08:42    Oggetto: Rispondi citando


grazie per gli articoli, buona domenica Wink
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mariapia90



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MessaggioInviato: Dom Mag 04, 2008 09:06    Oggetto: Rispondi citando


grazie lo spettacolo ho sentito alcuni commenti è andato benissimo ne sono immensamente felice Smile
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Annalaura93



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MessaggioInviato: Dom Mag 04, 2008 11:32    Oggetto: Rispondi citando


Grazie cara genziana,grazie di tutto!
anche io ho letto i commenti dello spettacolo,il mio cuore è colmo di gioia nel leggere e nel pensare a tanto successo riscosso da alessandro in questo nuovo fantastico spettacolo! Embarassed
un abbraccio,
annalaura
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genziana



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MessaggioInviato: Dom Mag 04, 2008 14:03    Oggetto: ALESSANDRO tra gli interpreti del film 'IL SANGUE DEI VINTI' Rispondi citando



ha scritto:



Dall'intervista: «Aldo Moro per non dimenticare»


Per la tv ha appena girato «Il sangue dei vinti», tratto dal romanzo di Giampaolo Pansa. Dove, ancora una volta, è protagonista assoluto.

Michele Placido: «Una bella storia di contrapposizione tra fascisti e partigiani, dove, e qui sta la grande provocazione di Pansa, la guerra per la liberazione è stata anche l'occasione per mettere a segno vendette personali








... Spettacoli ... ha scritto:




domenica 04 maggio 2008, 10:00


La strana resistenza al film di Soavi sul dopo Resistenza


di Michele Anselmi

da Roma

Coincidenze? Forse, ma tutte insieme fanno un indizio. Il sangue dei vinti, il tormentato film (più versione lunga tv) che Michele Soavi ha tratto dal best-seller di Pansa, continua, ancor prima d'esser pronto, a destare sospetti, fastidi, antipatie. In tanti avrebbero preferito non fosse mai fatto. Dentro la Rai, che pure l'ha coprodotto tirando fuori 5 dei 9 milioni di euro; e fuori, a registrare gli ostacoli che l'impresa ha incontrato. C'è da augurarsi che un eventuale passaggio alla Mostra di Venezia (Müller si dice «molto interessato», lo vedrà appena sarà pronta l'edizione «corta» di 100 minuti) o alla Festa di Roma (con o senza Squitieri al comando) riporti il sorriso sul volto del produttore Alessandro Fracassi, il quale riflette con una punta di amarezza: «Anche Napolitano, nelle celebrazioni per il 25 Aprile, ha parlato di guerra civile. Se lo facciamo noi, diventiamo pericolosi sovversivi. È come se quel titolo si portasse dietro un'aura di maledizione».
Evidentemente Il sangue dei vinti tocca nervi scoperti: per la materia incandescente, per il culto resistenziale, per l'incalzare della cronaca politica. Difatti occorsero molti mesi, tra ritocchi e ripensamenti, registi che andavano e venivano, prima di mettere a punto la stesura definitiva del copione, firmato da Dardano Sacchetti e Massimo Sebastiani. C'era da trasformare la cruda contabilità mortuaria della pagina scritta (le stragi, le rese dei conti, le vendette personali compiute in nome della Resistenza dopo il 25 aprile '45) in fiction popolare, con l'invenzione di personaggi di fantasia da catapultare dentro alcuni degli episodi rievocati da Pansa. Alla fine è stato il sì di Michele Placido a sbloccare la situazione: è lui il quarantacinquenne commissario di polizia Franco Dogliani, che sul finire della guerra, partito da Roma per un'inchiesta, risale verso la natìa Cherasco, nelle Langhe, diventando testimone attonito, sempre più partecipe, di quei fatti di sangue. Attorno, un cast di prim’ordine: Barbora Bobulova in doppio ruolo (due gemelle su fronti diversi), Alessandro Preziosi nei panni del fratello partigiano di Dogliani, Alina Nedelea in quelli della sorella repubblichina, Philippe Leroy, Giovanna Ralli, Stefano Dionisi.






Non è stato facile. Parecchi degli attori interpellati, adducendo motivi vari, anche ideologici, hanno dato forfait: Carlo Cecchi, Raoul Bova, Sabrina Ferilli, Valeria Golino, Fabrizio Gifuni, solo per dirne cinque. Anche l'inizio della lavorazione, a ottobre, non si rivelò delle più semplici. Il sindaco di Saluzzo, pur senza ostacolare le riprese, prese le distanze, con tanto di delibera comunale, spiegando «di non poter concordare con il contenuto» a causa del presunto «terzismo» del protagonista. La Piemonte Film Commission, di solito molto generosa, preferì invece chiudere i rubinetti, proponendo facilitazioni per soli 40mila euro, alla fine rifiutati dal produttore, contro i 64mila accordati a L'uomo privato di Emidio Greco e gli oltre 100 a Sangue pazzo di Marco Tullio Giordana.
Sembrerà strano, essendo nato come progetto di Raifiction, ma pure la distribuzione del film è in alto mare. Raicinema, naturale braccio operativo, tentenna. Forse Caterina d’Amico, amministratore delegato della società, vedrà Il sangue dei vinti prima di partire per Cannes. «Spero davvero che le piaccia», auspica Fracassi, riservandosi di proporre il film anche ad altri. Si parla di Warner Bros, anche di Medusa, il che sarebbe il colmo.
Non bastasse, la commissione ministeriale per i fondi di garanzia, mancando «il parere unanime», nei fatti ha bocciato Il sangue dei vinti. Due volte. Il 17 dicembre 2007 e il 28 aprile 2008. Nel primo caso, la valutazione recita: «Un giallo interessante, tratto dall'omonimo romanzo di Pansa, ma non indenne da contaminazioni televisive. Pur ottenendo un giudizio positivo (65 centesimi di punteggio, ndr) viene superato da altri progetti ritenuti più meritevoli». Disco verde invece per I Viceré (ma in quel caso il produttore chiedeva solo il bollino «di interesse culturale nazionale», niente soldi) e per Sangue pazzo (1 milione e 800mila euro), entrambi costruiti sul doppio sfruttamento, come Il sangue dei vinti. E pensare che Soavi, regista in bilico tra cinema e tv, confessò proprio al Giornale di avere, tra i suoi riferimenti, il capitano Willard di Apocalypse Now, la guerra fratricida raccontata da Il vento che accarezza l'erba di Loach e soprattutto Antigone di Sofocle, per il tema dolente della giusta sepoltura.









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Gloria93



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MessaggioInviato: Dom Mag 04, 2008 15:43    Oggetto: Rispondi citando


grazie
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mariapia90



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MessaggioInviato: Dom Mag 04, 2008 16:55    Oggetto: Rispondi citando


GRAZIE GENZIANA CHE DIRE SEI IMPAGABILI
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chiara ale



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MessaggioInviato: Dom Mag 04, 2008 18:43    Oggetto: Rispondi citando


grazie Giuliana per le notizie Wink
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genziana



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MessaggioInviato: Dom Mag 04, 2008 19:07    Oggetto: ALESSANDRO è IL COMMISSARIO DE LUCA per 4 FILM TV di Frazzi Rispondi citando


ha scritto:



        Un regime a prova di commissario


Mattinale - pagina 17

NORMA RANGERI


Calligrafico nella ricostruzione scenica, sopra le righe nella replica dello stile chandleriano, ma avvincente come un'ipnotica reazione a catena. Il primo dei quattro film dedicati al Commissario De Luca (Raiuno, domenica e lunedì) si intitola Indagine non autorizzata e inizia con il banale ritrovamento del cadavere di una prostituta, sul litorale romagnolo. Carlo Lucarelli ha più volte spiegato di essersi ispirato ai racconti di Giorgio Scerbanenco, autore, tra gli altri, di Venere privata, un giallo letto da adolescente. Ma chi non conosce il commissario De Luca, il personaggio più famoso dei noir di Lucarelli, non sa ancora cosa l'aspetta. Lo scopre scena dopo scena, in un'escalation di avvenimenti (la regia è di Antonio Frazzi) che si dipanano sullo sfondo dell'Italia fascista.
La cornice politica è l'aspetto più coinvolgente della fiction. Siamo nel 1938, a Riccione. Quel cadavere ucciso da un colpo di pistola è a poca distanza dalla villa dove Mussolini sta trascorrendo le vacanze. Una storiaccia da chiudere in fretta. Il giovane investigatore (interpretato diligentemente da Alessandro Preziosi) deve vedersela con il questore (macchietta in doppiopetto), deciso ad archiviare il caso accusando dell'omicidio il convivente della prostituta. Mussolini si complimenta per la rapidità della soluzione, ma il testardo poliziotto, che tanto fascista non è, continua le indagini e scopre che alti gerarchi del regime sono coinvolti nella vicenda. Nell'appurare la verità si scontra con le lotte di potere interne al regime, le stesse che, alla fine, non gli consentiranno di mandare in galera la bella e gelosa moglie del potente consigliere dell'ambasciatore Galeazzo Ciano. Rivelare il falso alibi dell'assassina significherebbe demolire anche il quello di Mussolini, formalmente presente a una partita di tennis con l'insospettabile assassina, mentre in realtà si incontrava con l'amata Claretta Petacci.
La violenza del regime, la persecuzione degli omosessuali, la doppia morale del potere non scalfiscono la convinzione di De Luca, fermo nel seguire la bussola della legge uguale per tutti. Così lui va fino in fondo, aiutato da un giornalista e un sostituto procuratore antifascisti (nella lista nera della polizia politica). Una volta trovata la verità e portato a compimento il suo dovere, è pronto a conformarsi, senza imbarazzo, agli ordini superiori: non rivelare l'identità della donna e accettare la promozione alla questura di Roma. Così, associando senso del dovere e distacco dal potere, passione e sguardo disincantato, il commissario De Luca ci libera dalla retorica.

29 aprile 2008






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genziana



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MessaggioInviato: Dom Mag 04, 2008 19:16    Oggetto: ALESSANDRO è IL COMMISSARIO DE LUCA per 4 FILM TV di Frazzi Rispondi citando


ha scritto:



Due personaggi di Carlo Lucarelli sul piccolo schermo


    DE LUCA e Coliandro, due serie televisive

Lo scrittore mordanese racconta l’iter che ha portato il suo
commissario e l’ispettore dai romanzi alla pagina della TV.




Paolo Dal Monte

Quando leggemmo «Carta bianca», il primo romanzo pubblicato di Carlo Lucarelli, rimanemmo fortemente colpiti da una maturità espressiva straordinaria per uno scrittore tanto giovane. Dopo avere espresso le nostre impressioni positive a Lucarelli stesso, gli dicemmo anche che il plot del romanzo ci sembrava ideale per un film. Di lì a qualche mese ci fu la prima vendita di diritti d’autore per la riduzione cinematografica del romanzo, primo tassello di un mosaico che si sarebbe arricchito per oltre un decennio, sino alla recente realizzazione dello stesso «Carta bianca» e di altri romanzi aventi il commissario De Luca come protagonista.

E’ Lucarelli che ci riassume l’iter del romanzo dalla pagina al teleschermo.

«Inizialmente ci fu un’opzione gratuita della Sellerio per Costa Gavras, che poi decise di girare “Music Box”. Passarono anni e poi fu l’Ager Tre, nella persona della produttrice Grazia Volpi, ad acquisire i diritti sia di “Carta bianca” che dei successivi “L’estate torbida” e “Via delle Oche”. Più o meno nello stesso periodo, la Fandango acquistò i diritti di “Indagine non autorizzata”, ambientato nella Rimini fascista degli anni Trenta e col commissario Marino come protagonista. Due progetti paralleli destinati a fondersi: l’Ager Tre chiese alla Fandango la cessione dei diritti di “Indagine non autorizzata”, la Fandango chiese all’Ager Tre quella dei diritti sulla trilogia di De Luca. Finì che a spuntarla fu l’Ager Tre e che “Indagine non autorizzata”, con De Luca al posto di Marino, divenne una sorta di prequel di una miniserie televisiva in quattro puntate».

A dirigerla è stato Antonio Frazzi, che in coppia col gemello Andrea, deceduto da pochi anni, aveva realizzato due pellicole del valore di «Certi bambini» e «Il cielo cade». Set soprattutto a Bologna, ma anche a Rimini, e a Roma per gli interni. Soddisfatto della scelta, chiediamo a Lucarelli?
«Molto. L’operazione mi ha impegnato nella supervisione della sceneggiatura. Avrei voluto trascorrere più tempo sul set, ma avevo altri impegni precedentemente assunti che mi hanno costretto a limitare la mia partecipazione. Pensa che mi sono perso anche la scena della festa al Grand Hotel di Rimini. Adesso hanno fi nito di girare, sono al mixage, penso che in TV si andrà in onda in primavera. Ho apprezzato la cura talvolta maniacale con la quale il regista ha ricostruito ambienti ed atmosfere ed il modo in cui la produzione si è spesa. Frazzi ha utilizzato luci e tagli di inquadrature diversi per ogni romanzo, dando a “Estate torbida” toni quasi da western, a “Carta bianca” sfumature cupe, mentre per “Indagine non autorizzata” ha rievocato il clima dei telefoni bianchi».

Preziosi come De Luca?
«Alessandro Preziosi è stata un’autentica sorpresa. Mi era noto solo come protagonista di una serie televisiva popolarissima come “Elisa di Rivombrosa” (in seguito avrebbe lavorato coi Taviani per “La masseria delle allodole” e con Faenza per “I Vicerè”). L’ho trovato perfetto come De Luca. Mi ha fatto molte domande sul personaggio per entrarci al meglio, è dimagrito e si è fatto crescere un paio di baffetti come contributo personale all’identificazione, nel suo blog personale ha invitato a leggere i miei romanzi con De Luca protagonista per avere pareri ed impressioni in merito».

Oltre a questa miniserie, a Bologna, in contemporanea, sono state girate quattro puntate incentrate su un altro poliziotto frutto della tua fantasia, Coliandro, già apparso in TV col volto di Giampaolo Morelli e per la regia dei fratelli Manetti…
«Il personaggio è piaciuto ed è stato ripreso. Pensa che ad alcuni attori è capitato di sbagliare set. Chiedevano indicazioni dove giravano il film tratto da Lucarelli, gliele davano giuste, perché erano valide per entrambi i set».

Quando vedremo Coliandro in TV?
«Probabilmente il prossimo autunno».

Che effetto ti fa vedere il commissario De Luca in un film a distanza di anni dalla pubblicazione del tuo primo romanzo?
«Mi fa tornare la voglia di farlo rivivere. Una voglia, peraltro, che era latente. De Luca è un personaggio storico, fuori dal tempo, non datato, testimone ideale per raccontare misteri e contraddizioni d’Italia. Coliandro, al contrario, è più omologabile, più televisivo».

Sinora, tra cinema e TV, quale opera tratta dalle tue pagine ti è piaciuta di più?
«“Almost Blue”. Alex Infascelli lo ha interpretato, bene, in una delle chiavi possibili».

Dovessi scegliere dei registi per altri tuoi romanzi?
«Mi piacerebbero Roman Polanski per “L’isola dell’angelo caduto” e i fratelli Coen per “Un giorno dopo l’altro”».

La tua esplosione, la popolarità di Camilleri, il sempre crescente interesse per il giallo e per il noir estesosi anche al legal thriller (Carofiglio) quanto hanno influenzato sul cinema e sulla TV?
«Tanto, inutile nascondersi dietro la falsa modestia. In questo inizio di stagione due dei film italiani più significativi, “La giusta distanza” di Mazzacurati e “La ragazza del lago” di Molaioli, appartengono a questo genere. Mentre metà della fiction nazionale è ispirata dai polizieschi, dai gialli e dai noir».

Ma quanta di questa fiction è di buon livello ?
«Andiamo in un altro discorso. In TV si incontrano un sacco di problemi. Pensa che c’è voluto un anno per fare accettare Coliandro: è sempre stazzonato, dice un sacco di parolacce, se la fa con le puttane, spara male. Secondo l’ottica più comune è uno sfigato. Non a caso polizia e carabinieri non hanno dato supporti di nessun genere durante la realizzazione dei film su Coliandro. La TV non vuole personaggi problematici, a maggior ragione se si tratta di poliziotti. Quanto ai poliziotti corrotti, ben vengano se si tratta di telefilm americani (interessante “The Shield”, in seconda serata su Italia Uno). Lo stesso vale per il “Dottor House”, proposto da Mediaset in prima serata: anche in questo caso il telefilm è americano. In Italia dobbiamo accontentarci di “Un medico in famiglia” con Scarpati che fa esercizi di buonismo con Lino Banfi . C’è un’autentica mancanza di coraggio da parte della TV ed anche una paura matta di fare arrabbiare i politici. Una scena come quella de “Il giorno della civetta” di Damiani, in cui un capo mafioso entrava in una sede della Democrazia Cristiana, sarebbe assolutamente inimmaginabile».

Chiudiamo col giallo: il terzo millennio ha sancito la vittoria del noir sul whodunit, ovvero del giallo alla Simenon su quello alla Agata Christie?
«Direi decisamente di sì e le tendenze più recenti del genere lo confermano. Un giallo che si riduca ad un puzzle da cui estrarre il nome dell’assassino appartiene ormai al passato. Contano le atmosfere, le analisi psicologiche e sociali, il quadro storico. Pensando ai miei lavori, ti chiedo: in “Carta bianca”, alla fine dei conti, non importa più di tanto chi è l’assassino..

29 Dicembre 2007






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