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nanà



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MessaggioInviato: Dom Ago 01, 2010 21:13    Oggetto: Rispondi citando


Dopo un pò di shopping ci troviamo di fronte la meravigliosa Piazza di Trinità dei Monti con la relativa e famosissima Scalinata.


La monumentale scalinata ha 135 gradini, fu inaugurata da papa Benedetto XIII in occasione del Giubileo del 1725, venne realizzata per collegare l'ambasciata borbonica spagnola (a cui la piazza deve il nome) alla chiesa di Trinità dei Monti.
Venne disegnata da Alessandro Specchi e Francesco De Sanctis dopo generazioni di lunghe ed accese discussioni su come il ripido pendio sul lato del Pincio dovesse essere urbanizzato per collegarlo alla chiesa. La soluzione finale scelta è la grande scala decorata da numerose terrazze-giardino, e in primavera ed estate viene addobbata splendidamente con molti fiori. La scalinata è stata restaurata nel 1995.
E che dire della maestosa e bellissima chiesa Question
La prima parte della chiesa fu costruita tra il 1502 e il 1519 in stile gotico; la parte più antica, coperta da volte a crociera ogivali, è delimitata da una cancellata bronzea.
Alla navata gotica, verso la metà del XVI secolo fu aggiunto un nuovo corpo di fabbrica, chiuso da una facciata ornata da due campanili simmetrici, opera di Giacomo della Porta e Carlo Maderno. La chiesa fu consacrata nel 1585 da papa Sisto V. In una delle prime cappelle Daniele da Volterra lasciò nel 1541 un celebre ciclo di affreschi, tra cui la bellissima Deposizione, unanimemente considerata uno dei vertici del Manierismo. L'ottava cappella a destra (cappella Massimo) conserva invece un bellissimo ciclo di affreschi di Perin del Vaga (Storie dell'Antico e del Nuovo Testamento; 1537), completato tra il 1563 e il 1589 da Taddeo e Federico Zuccari. In origine la chiesa conservava anche una pala di Jean-Auguste-Dominique Ingres.
Nel convento vanno ricordate la Galleria prospettica, affrescata da Andrea Pozzo con un singolare esempio di anamorfosi, e la Stanza delle rovine, del tardo XVIII secolo con affreschi la cui sensibilità è già figlia del Romanticismo, opera del francese Charles-Louis Clérisseau, un artista che terminerà i suoi giorni a San Pietroburgo, alla corte degli zar.
L'area su cui è edificata la chiesa fu donata dal re di Francia Carlo VIII all'Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola. Tutta la zona della Trinità dei Monti fu, a partire dal XVI secolo, un'area d'influenza francese; nel XIX secolo anche l'Accademia di Francia fu trasferita poco lontano, nell'adiacente Villa Medici. Anche la scalinata fu realizzata con finanziamenti francesi, per celebrare la pace tra Francia e Spagna. Anche i due orologi della chiesa segnano l'uno l'ora di Roma, l'altro quella di Parigi. La chiesa è anche officiata in francese. Davanti a Trinità dei Monti, verso la fine del XVIII secolo, papa Pio VI fece innalzare l'Obelisco Sallustiano, l'ultimo dei grandi obelischi innalzati nella Roma papale, realizzato in epoca romana imperiale ad imitazione degli obelischi egiziani.

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MessaggioInviato: Lun Ago 02, 2010 16:43    Oggetto: messaggio Rispondi citando


Un'altra importante chiesa romana, S.Maria della Consolazione. Situata ai piedi della Rupe Tarpea, risale al 1385, quando un nobile condannato a morte, Giordanello degli Alberini, pagò due fiorini d'oro affinché un'immagine della Madonna fosse qui collocata per "consolare" gli ultimi istanti dei condannati a morte. Da qui l'origine del nome della chiesa, edificata nel 1470 ed affidata all'Arciconfraternita di S.Maria in Portico della Consolazione e delle Grazie, istituita nel 1506 per la gestione dell'annesso ospedale. Tra il 1583 e il 1606 la chiesa fu riedificata da Martino Longhi ma la facciata, interrotta dall'artista all'altezza dell'architrave, fu completata con l'ordine superiore nel 1827 da Pasquale Belli. La chiesa conserva molte immagini della Vergine, tra le quali quella miracolosa detta "S.Maria delle Grazie", in origine incastrata nel muro sotto la Rupe Tarpea, che assisteva i condannati a morte o quella ancor più famosa detta "Maria delizia respiro dei nostri cuori", risalente al periodo medioevale ma ridipinta da Antoniazzo Romano. Alle spalle della chiesa si trova l'Ospedale della Consolazione, nel quale molte nobildonne romane prestavano ogni assistenza ai ricoverati, fin la più umile e per questo soprannominate dal popolo le "spidocchiare"; una lapide ricorda che qui morì S.Luigi Gonzaga, assistendo i malati di colera. Fino al 1849 era in funzione il cimitero dell'ospedale che si estendeva verso il Foro Romano; vi si tenevano anche rappresentazioni sacre, cessate nel 1849 quando si decise di riesumare le antichità romane sepolte da secoli. Oggi l'antico ospedale, chiuso nel 1936, è adibito ad uffici comunali ma conserva perfettamente l'antica impronta. La chiesa e l'ospedale sono situati sulla piazza e sulla via della Consolazione, entrambe collocate sul tracciato di vicus Jugarius, una via dell'antica Roma che congiungeva il Foro Romano alla porta Carmentalis presso il Foro Olitorio. Fino ai primi anni '40, prima delle demolizioni avvenute durante il regime fascista, la via continuava il suo percorso ed attraversava l'area del Foro Romano.



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MessaggioInviato: Mar Ago 03, 2010 14:39    Oggetto: MESSAGGIO Rispondi citando


Una dea romana, la Dea Salus
“Dal colle Quirinale scendeva un piccolo fiume di acqua purissima, Amnia Petronia, che raggiungeva Campo Marzio formando la zona paludosa Palus Caprae.”
Proprio sulle pendici del colle, il console Gaio Giunio Bulico decise nel 311 a.C. di erigere un tempio dedicato a Salus (“salvezza”), identificata con la divinità greca Igieia. La dea Salus era garante della Salute e del Benessere sia del singolo che dello stato romano ed era rappresentata come una giovane donna con in mano una coppa contenente acqua termale.
La festa in suo onore si celebrava il 30 marzo. L'imperatore Augustus nel 10 a.C. fece erigere in suo onore, un altare sul quale si svolgeva ogni anno una celebrazione.


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MessaggioInviato: Gio Ago 05, 2010 15:07    Oggetto: messaggio Rispondi citando


Una Via romana tutta da scoprire...per la sua storia Exclamation
Via delle Convertite.
Nel 1617 andò a fuoco il piccolo convento del Rione Colonna, posto tra Via del Corso e Piazza San Silvestro. Leone X aveva destinato a tale convento la Chiesa di S. Lucia della Colonna; lo scopo era di adibire il convento a ricovero per le "meretrici e donne disoneste che volevano ritirarsi dalla via del peccato". Tali donne venivano denominate le Convertite e, dopo l'incendio, Paolo V fece ricostruire il monastero e anche la strada prese il nome di Via delle Convertite.
La chiesa di S. Lucia fu dedicata alla Santa da Papa Onorio I nel 626 e, dopo Leone X, Papa Clemente VIII assegnò al convento un assegno mensile di 50 scudi, disponendo che tutte le ex meretrici non potessero fare testamento senza lasciare all'ospizio almeno un quinto dei propri beni. L'editto di Papa Clemente obbligava inotre chiunque fosse a conoscenza di facili costumi muliebri, di renderli noti onde dirottare i beni a beneficio dell' ospizio, che si sarebbe preso cura degli eredi.
Le case di tolleranza dell'epoca erano poste sotto la giurisdizione del Cardinale Vicario, che ne ricavava notevoli introiti per l'Erario.
Delle Convertite fu ospite la "beata Giulia", che nel 1614 fu arrestata e rinchiusa nel monastero, vedendo così di fatto sfumare il ricchissimo giro d'affari che era riuscita a creare servendosi del motto: un peccatore pentito può congiungersi carnalmente con quante e quali persone vuole.
La beata Giulia era napoletana, e si vantava di avere un rapporto diretto col Paradiso.
Un'altra famosa meritrice di alto rango, quindi cortigiana, si ritirò inispiegabilmente, alle Convertite, era Angela Greca che si faceva chiamare Ortensia Greca. Pare che gli uomini impazzissero per lei e aveva l'imbarazzo della scelta fra i personaggi del tempo.
Si innamorò del conte Ercole Rangone che, malgrado l'opposizione dei parenti la sposò. Quando arrivarono a Roma i Lanzi, Ortensia intuì che era meglio cambiare aria, mollò il marito e se ne andò in Francia, facendosi mantenere da un "gran signore".
Sul parapetto di Ponte Milvio, fino all'800 si poteva vedere un'edicola della Madonna con la cassetta delle elemosine "per le povere convertite".


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MessaggioInviato: Mar Ago 10, 2010 14:45    Oggetto: messaggio Rispondi citando


Cosa erano le "coppelle" Question
A Roma erano piccoli contenitori di legno per acqua, vino, aceto, che hanno dato nome ad una piccola zona del rione sant'Eustachio dove venivano fabbricati, attorno alla chiesa di San Salvatore alle Coppelle.
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MessaggioInviato: Sab Ago 28, 2010 15:22    Oggetto: messaggio Rispondi citando


Legata alla tradizione delle "coppelle" fu istituita a Roma, la chiesa di SAN SALVATORE ALLE COPPELLE, nel rione Sant'Eustachio, in Piazza delle Coppelle.
Una iscrizione murata nell’interno della chiesa attesta che fu consacrata da papa Celestino III il 26 novembre 1195, anche se non è da escludere che tale iscrizione faccia riferimento ad un restauro, e non alla costruzione vera e propria della chiesa, la quale perciò sarebbe più antica.
In una bolla di Onorio III del 1222 la chiesa è chiamata de Cupellis, il nome sderiva dal fatto che nelle vicinanze della chiesa avevano le loro botteghe i fabbricanti di coppelle o barili.
Un’antica iscrizione, ora non più esistente, affermava che la chiesa era costruita sulla casa di Santa Abbasia, nobildonna che legò la sua esistenza ad opere di misericordia, istituendo nella propria abitazione un Monte di Pietà; da qui il nome medievale della chiesa di San Salvatore de Pietate. Nel 1404 Innocenzo VII affidò la chiesa all’Università dei Sellai che vi rimasero per tre secoli. La chiesa medioevale subì diverse trasformazioni: fu riedificata nel 1750, su architettura di Carlo De Dominicis; nel 1858-60 furono deturpati due affreschi del 1195. Della chiesa medievale resta il bel campanile, costruito in occasione del restauro del XII secolo, ed oggi in parte inglobato nell’edificio vicino.
L’interno mantiene la divisione medievale a tre navate. L’edificio oggi è chiesa nazionale dei rumeni ed è officiata in rito bizantino-rumeno.

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MessaggioInviato: Lun Ago 30, 2010 17:18    Oggetto: messaggio Rispondi citando


Uno splendido edificio del primo Cinquecento romano: Palazzo Baldassini.
Fu costruito per volere del giurista ed avvocato concistoriale Marchionne Baldassini, mentre i lavori di edificazione furono affidati ad Antonio da Sangallo il Giovane. Il Palazzo fu eretto negli anni tra il 1514 e il 1525 in stile rinascimentale fiorentino e presenta, nella controffacciata, un portico composto da tre arcate, sorrette da pilastri dorici e sormontate da una loggia dominata da una splendida balconata. Il Palazzo è composto da due piani, la cui divisione è marcata all'esterno da un cornicione aggettante, sotto il quale è visibile un fregio dorico che riprende motivi classici, mentre nelle metope si possono vedere sia le raffigurazioni di oggetti liturgici che lo stemma della famiglia Baldassini. Sotto la loggia spicca la raffigurazione di un elefante, realmente esistito e regalato al papa Leone X dal re del Portogallo Manuel de Aviz, nel 1513. L'interno del Palazzo fu in origine decorato con affreschi attribuiti a Perin del Vaga e Giovanni da Udine, allievi di Raffaello. Importante e di notevole bellezza è anche il cortile quadrato, accessibile attraverso un atrio con volta a botte. Oggi l'edificio è la sede dell'Istituto Luigi Sturzo, sacerdote che ne dispose il resturo e restituì al Palazzo il suo aspetto originario.


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MessaggioInviato: Mar Ago 31, 2010 12:22    Oggetto: messaggio Rispondi citando


Due Sante vissute a Roma e qui martirizzate: Sante Rufina e Seconda.
Sono due martiri realmente esistite, sono ricordate in numerosi e sicuri documenti. Furono martirizzate sotto Valeriano e Gallieno, dal prefetto Giunio Donato, al decimo miglio della via Cornelia, nel 260 ca.
La tradizione le vuole sorelle fidanzate a due giovani cristiani. A seguito delle ricorrenti persecuzioni contro i cristiani, i due fidanzati apostatarono e quindi le due ragazze si votarono alla verginità. Ma i due giovani non vollero rinunciare a loro e quindi cercarono di indurle ad apostatare per proseguire il loro fidanzamento; ma di fronte ai dinieghi di Seconda e Rufina, le denunciarono al conte Archesilao, il quale le raggiunse al XIV miglio della Flaminia, mentre nel tentativo di sfuggire ai persecutori, si allontanavano da Roma, e le consegnò al prefetto Giunio Donato.
Come per tanti martiri di quell’epoca, le due sorelle furono sottoposte a pressioni, interrogatori e proposte di apostatare e di matrimonio, ma di fronte alla loro resistenza e rifiuto, al prefetto non restò altro che ordinarne la morte.
Allora Archesilao le condusse al X miglio della via Cornelia in un fondo chiamato Buxo (oggi Boccea) dove Rufina venne decapitata, mentre Seconda fu bastonata a morte.
Il celebre quadro del XVII secolo, dipinto da tre celebri pittori e custodito a Milano nella Pinacoteca di Brera, raffigura la crudele scena del martirio e resta una delle più significative opere artistiche che le raffigura.
I corpi come d’uso, vennero abbandonati in pasto alle bestie, ma una certa matrona romana di nome Plautilla ne raccolse i corpi, dopo che le martiri in sogno le avevano indicato il luogo del martirio e invitandola a convertirsi; Plautilla le seppellì nello stesso luogo.
La selva luogo del martirio, che era denominata ‘nigra’, in ricordo delle due martiri Seconda e Rufina e del successivo martirio nello stesso luogo dei santi Marcellino e Pietro, venne poi chiamata ‘Silva Candida’.
Sulla loro tomba, già nel secolo IV fu eretta una basilica ad opera di papa Giulio I, poi restaurata da papa Adriano I, mentre papa Leone IV l’arricchì di doni. Papa Anastasio IV fece trasferire i loro corpi nel Battistero Lateranense nell’altare di sinistra dell’atrio, di fronte a quello dei ss. Cipriano e Giustina, dove riposano tuttora; mentre l’antica basilica sulla via Cornelia andò in rovina e ancora oggi non si riescono ad identificarne i resti con precisione.



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MessaggioInviato: Gio Set 02, 2010 17:03    Oggetto: Rispondi citando


Si va a Via del Corso Question Noi romani la chiamiamo comunemente il Corso....Va da Piazza Venezia a Piazza del Popolo e misura all'incirca 1,6 chilometri.
E' la via dello shopping romano: la sua posizione centrale ne fa il punto di incontro e di passeggio dei ragazzi della città non appena raggiungono l’età per uscire di casa da soli, l’abbondanza di negozi eleganti o di tendenza che rimangono nella maggior parte dei casi accessibili dal punto di vista dei costi per una vasta fascia di pubblico a differenza per esempio dei negozi delle griffe della vicina via Condotti.
Alcuni nomi: Sandro Ferrone, Luisa Spagnoli, Diesel, Effetti Moda, Energie, Killah, Miss Sixty, Stefanel, Adidas, Footlocker, Lacoste, Frette,Tezenis e se cercate libri, cd, dvd o videogiochi potete fare un salto da la Feltrinelli libri e musica all'interno della galleria Alberto Sordi oppure da Mondadori Multicenter..e ancora potrete immergervi nel magico mondo del Disney Store.......

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MessaggioInviato: Ven Set 03, 2010 17:54    Oggetto: messaggio Rispondi citando


Via Del Corso, non è solo la strada dei negozi...
Vi sorge una storica chiesa: SANTA MARIA IN VIA LATA.
Così chiamata dall'antico nome del Corso: via Lata.
La tradizione afferma che Paolo di Tarso sia vissuto in questo luogo, agli arresti domiciliari in attesa del processo; una simile affermazione è però fatta anche per la chiesa di San Paolo alla Regola.
Il primo luogo di culto nell'area fu un oratorio del V secolo, ora ubicato nei sotterranei della chiesa. L'oratorio fu costruito in un magazzino lungo circa 250 metri ed è in parte ancora oggetto di scavi archeologici. Tale ambiente sotterraneo si compone di diverse parti. Fino a poco tempo fa in tale cripta erano ubicati diversi affreschi medievali staccati ed ora visibili presso il Museo della Crypta Balbi. In loco restano le riproduzioni di tali affreschi, alcuni marmi lavorati dai cosmati ed anche una colonna in marmo alla quale, secondo tradizioni medievali, sarebbe stato legato l'Apostolo Paolo. In una stanza della cripta è infine ubicato un rilievo marmoreo, opera di un collaboratore di Pietro da Cortona.
La struttura superiore della chiesa fu aggiunta nel IX secolo. Tra il VII e il IX secolo vennero aggiunte le decorazioni della struttura inferiore, ora rimosse per ragioni conservative, di cui rimane il pavimento in stile cosmatesco.
All'interno diverse opere d'arte: una icona della Vergine avvocata del XIII secolo, alla quale si attribuiscono dei miracoli; reliquie di Agapito, diacono e martire del III secolo, custodite sotto l'icona, il Martirio di sant'Andrea (1685) di Giacinto Brandi, Santi Giuseppe, Nicola e Biagio di Giuseppe Ghezzi, la Madonna con bambino e santi Ciriaco e Caterina di Giovanni Odazzi, San Paolo battezza Sabina e figli di Pier Leone Ghezzi, Vergine e santi di Pietro de Pietri.
Nel 1653 vi fu sepolto il musicista Luigi Rossi; vi è sepolto il poeta Antonio Tebaldeo, amico di Raffaello Sanzio, nel 1537, in una tomba poi ricostruita nel 1776; vi erano sepolti provvisoriamente alcuni esponenti della famiglia Bonaparte, è rimasto il monumento funebre di Zenaide Bonaparte.


Ancora una chiesa che si apre sul Corso: SANTI NOMI DI GESù E MARIA.
E' una chiesa barocca e occupa parte di un terreno, su cui, agli inizi del XVII secolo sorgeva una villa con giardino di proprietà di Antonio Orsini, nipote del cardinale Flavio Orsini. Il terreno ed i suoi fabbricati furono acquistati dagli Agostiniani scalzi nel 1615, per costruirvi la loro nuova sede romana e la casa per la formazione dei seminaristi. Fu costruita successivamente all’acquisto, in due epoche diverse; nel frattempo, funzionava una piccola cappella dedicata a sant'Antonio abate, che affacciava su via del Babuino e che fu in seguito distrutta. La costruzione iniziò con la posa della prima pietra il 3 aprile 1633 e fu ultimata sul finire del 1635; la facciata fu ultima una trentina di anni dopo, sotto la direzione di Carlo Rainaldi, tra il 1671 ed il 1674: il 28 gennaio 1675 il tempio fu solennemente consacrato, come ricorda una lapide murata per l’occasione in sacrestia. Fra il 1678 ed il 1690 fu messa in opera la decorazione interna dell’edificio sacro ed il suo totale rivestimento in marmo, grazie al vescovo di Rieti, Giorgio Bolognetti.

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MessaggioInviato: Sab Set 04, 2010 22:23    Oggetto: messaggio Rispondi citando


Ancora una bella chiesa romana: SAN COSIMATO.
Oggi è inserita nell'ospedale "Nuovo Regina Margherita", in origine era sorta come monastero dedicato ai santi Cosma e Damiano detto in mica aurea per la presenza della sabbia fluviale di colore giallastro. Dalla corruzione della titolatura originaria deriva il nome attuale. Il monastero passò dall'ordine benedettino alle suore "recluse di san Damiano" nel 1233 e successivamente divenne un ospizio. Chiesa e monastero furono ristrutturati nel 1475 da papa Sisto IV. Dopo il 1870 il convento divenne proprietà statale e fu adibito a sede di un ospedale.
La facciata del complesso prospetta sulla piazza omonima, ad un livello più basso di quello attuale, ed è preceduta da un protiro costruito nel XII secolo con materiale di reimpiego, di qui si accede ad un cortile con la facciata della chiesa con portale quattrocentesco. L'interno, a navata unica conserva della fase quattrocentesca solo un affresco nel presbiterio (Madonna con il Bambino tra i santi Francesco e Chiara, opera di Antonio del Massaro, detto "il Pastura"). La chiesa ha un piccolo campanile romanico.



E questa è la fontana, costruita con pezzi di varia origine nel 1731. Questa fontana consta di una vasca inferiore quadrata con angoli smussati, che raccoglie le acque provenienti da due vasche superiori: una, un’antica urna balnearia di granito bigio (forse quella che nel secolo XVI era chiamata “botte” e dava nome alla vigna circostante), sulla quale un piedistallo quadrato al centro regge la tazzetta superiore.
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MessaggioInviato: Sab Set 11, 2010 08:54    Oggetto: messaggio Rispondi citando


Oggi fi faccio conoscere una importante famiglia romana: i Cosmati (di origine greche, "kosmao" in greco vuol dire ornare) di cui si ricordano sette membri, appartenuti a quattro diverse generazioni vissute tra il XII e il XIII secolo. Sono famosi per i loro lavori architettonici, per le loro sculture, ma soprattutto per i loro mosaici e le loro decorazioni realizzate prevalentemente in luoghi ecclesiastici. La loro fama e maestria nel campo dei mosaici sono state tali che ancora oggi si parla di "stile cosmatesco" per indicare lo stile e le tecniche utilizzate da questi maestri e dai loro imitatori.
Il loro modello ornamentale, tramite il quale decorarono chiostri, pavimenti, altari, amboni, fu costituito da una lavorazione di tasselli di pietre dure, di marmo, di pasta vitrea e di oro, collocati in modo da formare temi astratti. Il loro stile derivò in parte dall'arte bizantina e in parte dal gusto classico.
Questi artisti furono:
Lorenzo Cosmati (lavori databili 1190-1210)
Jacopo Cosmati (lavori databili 1025 e 1210)
Cosimo Cosmati (1210-1235)
Luca Cosmati (1221-1240)
Jacopo Cosmati (1213-1293)
Deodato Cosmati (1225-1303)
Giovanni Cosmati (1231 e 1235)
Il più importante nucleo cosmatico fu quello formato da Lorenzo, dal figlio Jacopo e dal nipote Cosma, che si occuparono, tra gli altri lavori, della porta del Sacro Spreco a Subiaco e della facciata del duomo di Civita Castellana.
Esempi di lavori cosmateschi a Roma si possono vedere anche nelle chiese di: Basilica di Santa Maria Maggiore, Santa Maria in Cosmedin, Basilica di San Clemente, Chiesa di San Benedetto in Piscinula.


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claudia_napoli



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MessaggioInviato: Dom Ott 24, 2010 09:58    Oggetto: Rispondi citando


Senza Nanà questo topic non sarà più lo stesso Sad
un bacio cara nanà!!!!



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claudia_napoli



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MessaggioInviato: Ven Dic 17, 2010 14:52    Oggetto: Rispondi citando





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Razz Razz Surprised Surprised


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claudia_napoli



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MessaggioInviato: Mar Gen 18, 2011 13:03    Oggetto: Rispondi citando




Via Nazionale è una via di Roma che da Piazza della Repubblica conduce verso Piazza Venezia, fermandosi a largo Magnanapoli. Nel suo percorso attraversa i rioni di Castro Pretorio e Monti.

Storia

Dopo il trasferimento da Firenze a Roma della capitale del Regno d'Italia, il collegamento tra la Stazione Termini e il centro direzionale dell'epoca (via del Corso) fu tracciato seguendo il percorso del romano Vicus Longus, lungo la valle di San Vitale, attraverso una zona che era all'epoca pochissimo abitata, e i cui terreni erano stati acquistati dal monsignor de Merode proprio nella previsione di questo utilizzo. Le prime strade urbanizzate in questa zona furono Via Torino, Via Firenze, Via Napoli e Via Modena, e per quest'area il nuovo Comune di Roma fece propria, già nel marzo 1871, la convenzione edilizia già stipulata tra lo Stato pontificio e il De Merode. L'urbanizzazione di questa zona fu quindi l'oggetto della prima convenzione urbanistica approvata a Roma dal nuovo Stato sabaudo. La prima parte dell'odierna via Nazionale, urbanizzata dal de Merode, si chiamò "Strada Nuova Pia" (la Strada Pia storica era l'attuale via XX Settembre, ricostruita e ampliata da Pio IV per creare una prospettiva scenografica tra Porta Pia e la residenza papale del Palazzo del Quirinale).

Via Nazionale da piazza della Repubblica

Fin dalla progettazione iniziale, via Nazionale fu pensata come un'arteria molto ampia, necessaria per creare un collegamento veloce e il più possibile rettilineo tra la stazione centrale della capitale e il Tevere, oltre il quale si prevedeva, già dal 1873, l'urbanizzazione intensiva dei Prati di Castello. Questa intenzione fu messa in pratica nel 1886, con la deliberazione di un secondo ampio tracciato tra Piazza Venezia e il fiume, che divenne il Corso Vittorio Emanuele II.

Lungo la nuova strada furono edificati, negli ultimi tre decenni dell'800, grandi alberghi nella parte iniziale, la Chiesa di San Paolo dentro le Mura (1880, prima chiesa cristiana non cattolica costruita a Roma dopo l’unità d’Italia), immobili d'abitazione destinati alla nuova borghesia della capitale, e anche edifici a destinazione pubblica come il Palazzo delle Esposizioni (1883), il Teatro Eliseo (1900), Palazzo Koch - sede della Banca d'Italia (1892).

I lavori per la costruzione e l'urbanizzazione della via Nazionale richiesero, fra l'altro, la demolizione del teatro Drammatico Nazionale e lo sbancamento della parte nord del giardino della Villa Aldobrandini, con la costruzione dell'attuale muro di contenimento. Nel corso di questi stessi lavori (1875) emersero le tracce della Porta Sanqualis attualmente visibili nell’aiuola centrale di largo Magnanapoli.

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