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Autore Messaggio
genziana



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MessaggioInviato: Ven Lug 03, 2009 21:29    Oggetto: KHORA.teatro LA DODICESIMA NOTTE Shakespeare LUCA DE FILIPPO Rispondi citando







    61° Festival Shakespeariano: " LA DODICESIMA NOTTE "

    VERONA Teatro Romano 7-8-9-10-11 luglio 2009 - 21.15

    Prima Nazionale - biglietti: www.estateteatraleveronese.it


















            ...........................



    "LA DODICESIMA NOTTE" ore 21.30 - 18 luglio 2009 Arena

    PAESTUM FESTIVAL -- XII EDIZIONE - TEATRO DEI TEMPLI














    Serata Teatrale di Beneficenza in favore di ADRICESTA Onlus

    "LA DODICESIMA NOTTE" - Teatro G. D'Annunzio - PESCARA

    20 LUGLIO 2009 - 21.15 - Posti 2100 (poltroncine|gradinata)



    evento in favore ricostruzione del Centro Region. di Tipizzazione
    Tissutale (per Istocompatibilità nei Trapianti) distrutto dal sisma
    è struttura medica d'eccellenza: Osped. San Salvatore L'AQUILA




    IL TOPIC : www.alessandropreziosi.tv/forum/viewtopic.php?t=6963










            LUCA DE FILIPPO (Malvolio)
            in

            “ LA DODICESIMA NOTTE ”
            ...ovvero
            “ Le varianti dell'amore ”

            di William Shakespeare


            con (in o. a.):
            Maria Laura Baccarini (Feste)
            Carla Cassola (Olivia)
            Edoardo Siravo (Sir Toby)
            Silvia Siravo (Viola)


            traduzione, adattamento
            e regia di Armando Pugliese

            scene di Andrea Taddei
            costumi di Silvia Polidori
            musiche di Ludovico Einaudi
            luci di Valerio Tiberi


            produzione KHORA.teatro




        "O Spirito, se ti gira, mettimi in vena.
        Tutti questi spiritati che pensano di averti in tasca,
        a volte sono proprio matti; e
        io che mi sento così povero forse posso passar per savio"

        Feste




IN BREVE

Sullo sfondo della trama degli equivoci, mirabile la trasposizione di intreccio classico che prende le mosse quando la giovane Viola naufraga in Illiria, luogo mentale anzi non luogo shakespeariano per eccellenza, dopo una tempesta in cui crede annegato il fratello gemello Sebastiano, si traveste da uomo prendendo il nome di Cesario ed entra alla corte del Duca Orsino, del quale si innamora segretamente; assistiamo all'esilarante beffa che viene giocata al goffo maggiordomo Malvolio (segretamente innamorato della sua padrona Olivia) da Toby, Maria, dal buffone Feste e da tutti gli altri personaggi che frequentano la corte di Olivia. Mentre infatti Viola è costretta a portare i messaggi d'amore del Duca alla contessa Olivia, che Orsino ama perdutamente, divenendo involontario oggetto d'amore di Olivia; Sir Toby, Sir Andrew, Maria, e Feste cospirano per far credere a Malvolio che Olivia sia innamorata di lui. Maria gli scrive una lettera, copiando la grafia di Olivia, in cui gli chiede di portare calze gialle con giarrettiere incrociate e che sorrida sempre. Lui fa così e sembra aver perso la ragione. È messo in prigione per pazzia, e Feste lo visita in guisa di prete e lo deride; ma all'inaspettato arrivo di Sebastiano tutti i nodi della vicenda si sciolgono: Viola confessa il suo amore ed il suo inganno al Duca Orsino, il quale, commosso, la chiede in sposa, mentre Olivia sposa Sebastiano. Al povero Malvolio non resta che andar via furibondo giurando una fantomatica vendetta.

La Dodicesima Notte” è una delle più divertenti commedie degli equivoci, di William Shakespeare: la traduzione e l’adattamento di Armando Pugliese rende il suo intreccio classico ancora più scorrevole ed attuale, e l’interpretazione di Luca De Filippo sa rendere mirabilmente il linguaggio asciutto e tagliente del suo personaggio, il maggiordomo truffato, tagliente e asciutto che elimina ogni clichè e che poco concede a fronzoli, battute prolisse e verbosi giri di parole e che trae la sua forza dall’alternanza di quotidiana tragedia e surreale farsa che possa commuovere, coinvolgere e divertire.




NOTE DI REGIA (Armando Pugliese)

In un luogo arcaico come l’Illiria, corrispondente all’attuale Albania, naufragano due gemelli, un ragazzo ed una giovane: ciascuno convinto della morte dell’altro danno l’avvio alla vicenda che per il poeta è lo spunto per un’indagine sui temi dell’essere e dell’apparire, in una speculazione che si focalizza man mano sulle dinamiche di illusioni e disillusioni di cui la vita, intesa come teatro della realtà, è disseminata.

Il rondò sull’amore che si sviluppa attorno all’identità di genere, diversamente dalle riflessioni sul tema che ci giungono dalle altre opere dell’autore, ci conduce ad una progressiva, scarnificata ricerca della definizione ultima e sostanziale dell’eterno sentimento.

Che cos’è l’amore, che cos’è l’innamoramento, che cos’è essere innamorati dell’amore e che cosa ci porta ad amare?

Se si parte dall’ipotesi che l’amore non sia che il fiore di una pianta ben più robusta, quale la ricerca di una reciproca ‘funzionalità’, ecco che in La Dodicesima Notte molti conti tornano: non c’è personaggio che si sottragga a questo teorema.

Perché l’amore appare come un sentimento scaturito ora da un narcisistico esercizio di stile, ora dall’irrompere tumultuoso dell’impossibilità e del rifiuto, ora dallo spaesamento dell’identità, ma sempre si rivela, nella sostanza, una disperata ed ostinata ricerca della soluzione più appropriata per risolvere la propria esistenza.

La tesi attorno a cui ruota questo spettacolo, senza nulla togliere al divertimento, sta proprio nello sviluppo di questo teorema.




Pugliese – che proprio l’anno scorso al Teatro Romano diresse Amleto con Alessandro Preziosi, spettacolo che dopo la “prima” veronese ha compiuto una lunga tournée nei principali teatri italiani riscuotendo un successo tale da indurre la produzione a riprendere le recite anche nella stagione 2009-2010 – è molto soddisfatto di come stanno andando le prove di questa La dodicesima notte prodotta da Khora.teatro. Felice soprattutto che Luca De Filippo abbia accettato di vestire i panni di Malvolio. «Luca e io – racconta Puglieseci conosciamo da ragazzi e abbiamo fatto parecchi lavori insieme: classici come Scarpetta e De Filippo ma anche, era il 1999, autori del ‘900 come Nicolaj Erdman di cui abbiamo messo in scena "Il suicida" nella felice traduzione di Michele Serra. Dal 1999 non abbiamo più lavorato insieme. Ritrovarci ora dopo dieci anni, e per di più in un gioco così affascinante, è davvero una gioia, anche perché Luca, nei panni di Malvolio, è perfetto, il ruolo gli sta a pennello e più ci entra dentro, più ci si muove a suo agio, ritrovando quella verve comica che è nel suo dna: non dimentichiamoci che se Eduardo era suo padre, Scarpetta, l’incontrastato re della farsa napoletana, era suo nonno». Per quanto riguarda le musiche di Einaudi, «è mia intenzione – spiega Pugliesecreare un gioco di contrasti tra il testo e le musiche. È un’operazione che, a mio avviso, può accentuare l’elemento divertente dello spettacolo e devo dire che le musiche di Einaudi, in alcuni punti in particolare, mi sembrano perfette». Tagliati tutti i riferimenti d’epoca che appesantiscono il testo, nelle intenzioni di Pugliese lo spettacolo dovrà avere un andamento brillante e veloce, tanto da durare poco più di due ore, intervallo compreso. Di questa edizione, oltre a essere regista, Pugliese è anche traduttore e adattatore. Con una chiave di lettura “non romantica né sentimentale” ma concentrata, sono sue parole, “sulle variazioni dell’amore in quanto frutto della funzione”. E aggiunge: «Ogni amore vive quando ha alle spalle una funzione, che è sociale per Malvolio, economica per Orsino e Olivia, due persone nel pieno della maturità. Persino i due giovani che hanno perduto tutto, grazie al loro legame, tendono a ripristinare uno stato sociale. Così concepito, l’amore diventa anche un’esercitazione stilistica. Per questo ho scelto un linguaggio arcaico per Malvolio, modernizzato e attualizzato per tutti gli altri. In alcuni momenti ho ritenuto opportuno mantenere addirittura stralci di poesia». Ambientata in una landa desolata e innevata dell’Illiria con l’intento di valorizzare, per contrasto, il ritmo brillante e divertente dell’insieme, La Dodicesima Notte avrà, prima del debutto, diversi giorni di prove al Teatro Romano e l’intero cast è a Verona dal 2 luglio scorso.



KHORA.teatro nasce dalla esperienza dell’architetto Tommaso Mattei e dell'artista Alessandro Preziosi rispettivamente produttore e interprete di numerose fiction televisive, lungometraggi e spettacoli teatrali, quando hanno deciso di voler iniziare una loro attività imprenditoriale nel campo multimediale, con il chiaro scopo di perseguire una linea editoriale molto forte e coerente.

La riscoperta della memoria, del valore dei sogni e di tutti i valori che permeano il nostro stare insieme in Europa, sono divenute oggetto di ricerca continua nello sviluppo dei vari progetti televisivi, teatrali e cinematografici. KHORA opera in campo teatrale, televisivo e cinematografico e con la prospettiva di realizzare eventi legati in generale al mondo dell’entertainment su tutto il territorio nazionale.

KHORA.teatro è una compagnia di produzione teatrale riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale per lo Spettacolo dal Vivo e ha stretto contatto con diverse Istituzioni culturali come il Comitato per le Celebrazioni di Cristoforo Colombo, Taormina Arte, Rai Educational ed altre.




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L'ultima modifica di genziana il Dom Lug 19, 2009 17:37, modificato 3 volte
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CLAUDIA65



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MessaggioInviato: Sab Lug 04, 2009 00:36    Oggetto: Rispondi citando


Un grazie per le news e bella l'intevista di Alessandro al Corriere.
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genziana



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MessaggioInviato: Sab Lug 04, 2009 19:58    Oggetto: KHORA.teatro LA DODICESIMA NOTTE Verona Romano L. DE FILIPPO Rispondi citando






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genziana



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MessaggioInviato: Lun Lug 06, 2009 13:20    Oggetto: KHORA.teatro LA DODICESIMA NOTTE Verona Romano M.L.BACCARINI Rispondi citando



ha scritto:


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Gloria93



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MessaggioInviato: Lun Lug 06, 2009 13:29    Oggetto: Rispondi citando


grazie
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genziana



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MessaggioInviato: Lun Lug 06, 2009 14:03    Oggetto: KHORA.teatro LA DODICESIMA NOTTE - Teatro Romano VERONA 2009 Rispondi citando



ha scritto:



          FESTIVAL SHAKESPEARIANO .


          Parola d’ordine: rilettura


Il 61° Festival Shakespeariano inizia dunque con La dodicesima notte: lo spettacolo firmato dal regista Armando Pugliese resterà in scena sino all’11 e avrà come protagonista Luca De Filippo che, nel ruolo del maggiordomo Malvolio, affronta per la prima volta il grande autore di Stratford on Avon.


Il secondo appuntamento con Shakespeare è previsto dal 15 al 18 luglio per una speciale Bisbetica domata che Piermario Vescovo (docente di letteratura teatrale italiana all’università Ca’ Foscari di Venezia) ha tradotto dall’inglese in dialetto veneto. Un’operazione linguistica dovuta al fatto che i protagonisti dell’originale shakespeariano sono veneti e l’azione si svolge tra Verona e Padova.Protagonisti dell’allestimento prodotto dal Teatro Stabile di Verona con la regia di Paolo Valerio e dello stesso Vescovo saranno due attori veneti: Natalino Balasso nei panni del veronese Petruccio e Stefania Felicioli in quelli della padovana Caterina. In scena, accanto a loro, tutte donne con l’intento dichiarato di capovolgere quella misoginia che, per quanto onirica, contraddistingue la commedia.

Ultima proposta in prosa dal 22 al 25 luglio, una particolarissima produzione firmata Nuova Scena -Arena del Sole-Teatro Stabile di Bologna: un Mercante di Venezia completamente riscritto per l’occasione da Moni Ovadia e Roberto Andò. Intitolato Shylock: il mercante di Venezia in prova, lo spettacolo ripercorre la vicenda shakespeariana attraverso le prove di una compagnia che deve mettere in scena la storia di Shykock in forma di teatro musicale. In scena, con Moni Ovadia e a una compagnia di sette attori, anche Shel Shapiro e la Stage Orchestra.




Lunedì 06 Luglio 2009 CULTURA Pagina 33



LA CERIMONIA. IL GRANDE ATTORE RICEVERÀ IL RICONOSCIMENTO
DOMANI AL ROMANO, PRIMA DEL DEBUTTO DE «LA DODICESIMA NOTTE»



ORSINI, L’ETICA A TEATRO


«Sono trent'anni che, grazie a Dio, non manco una stagione e non perdo una recita. Se il "Renato Simoni", dunque, è un riconoscimento per la fedeltà al teatro di prosa, allora mi ci ritrovo in pieno anche se non amo i premi alla carriera, anche perché sono ancora in piena attività. Vorrà dire che in questo caso lo intenderò come un attestato alla longevità artistica. Sono onorato di riceverlo e poi a Verona torno sempre con piacere».
È Umberto Orsini il destinatario del 52° premio intitolato all'indimenticato drammaturgo e critico veronese. Il grande attore piemontese lo riceverà domani sera al Teatro Romano una manciata di minuti prima del debutto (alle 21.15) in "prima" nazionale de La dodicesima notte (regia di Armando Pugliese) che ha come protagonista Luca De Filippo.

Per la breve cerimonia, Orsini ha in serbo una piccola sorpresa: «Penso che reciterò», dice, «un sonetto di Shakespeare anche per giustificare, al di là delle parole di ringraziamento, la mia presenza in scena e per dare un piccolo contributo al festival dedicato all'autore inglese».
Certo, Shakespeare, ma anche Schiller, Miller, Testori, Pirandello, Bernhard, Pinter, Strindberg, Wilde e numerosi altri ancora sono gli autori nei quali Orsini si è cimentato nel tempo sempre con la medesima autorevolezza. (...)

Betty Zanotelli







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L'ultima modifica di genziana il Dom Lug 12, 2009 16:13, modificato 1 volta
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*lisicris*



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MessaggioInviato: Lun Lug 06, 2009 16:24    Oggetto: Rispondi citando


grazie mille per tutti gli articoli giuly. grazie di cuore
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genziana



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MessaggioInviato: Lun Lug 06, 2009 17:01    Oggetto: ALESSANDRO PREZIOSI in ' SANT'AGOSTINO ' RAIUNO autunno 2009 Rispondi citando







      « SANT'AGOSTINO » dalla Serie IMPERIUM


2009 - 2 puntate da 100' - Produzione: Lux Vide, Rai Fiction, Rai Trade, EOS Entertainment (Germania), Grupa Filmowa (Polonia)


Anteprima videoclip di 3'09' www.luxvide.it/santagostino-49.html






Sinossi

Era il 24 agosto del 410, quando si concluse l'assedio di Roma da parte dei Visigoti.
La capitale dell'Impero che aveva dominato il mondo per secoli si piegava sotto il peso di un'orda barbarica di cinquecentomila persone entrate come un fiume in piena dalla Porta Salaria. Una tragedia che suggella la lenta ma inesorabile crisi dell'intera romanità.
Uno scontro di civiltà porta a la fine della Storia. Il mondo conosciuto fu sconvolto quando apprese che “la città eterna”, era stata violata, ma la voce di un uomo si levò alta a sostegno di una nuova civiltà da ricostruire.
Sulle rovine ancora salde dell'Impero Romano, il sangue giovane delle popolazioni pagane e lo spirito del Cristianesimo fondano i pilastri di una nuova umanità.
Ne é convinto Agostino, ex “avvocato di grido”, ora, a furor di popolo, vescovo di Ippona, città sulle coste dell'Africa mediterranea.
Da qui, da dove oggi partono gli scafi degli immigrati clandestini in cerca di fortuna verso il mondo occidentale, Agostino, accogliendo i profughi provenienti da Roma con i loro racconti raccapriccianti, riesce a vedere una strada provvidenziale per l'umanità...
Il mondo romano tramonta, e al suo posto nasce un'altra “città terrena”, diversa, inaspettata, destinata a vivere nell'attesa della “città di Dio” senza attaccarsi a modelli terreni.
Quest'uomo, infaticabile cercatore di un senso alla sua vita e alla Storia, parla anche a noi, oggi, uomini e donne a cavallo di un millennio appassionatamente in cerca di significato.







Casto Artistico

Agostino: Alessandro Preziosi
Agostino adulto: Franco Nero
Monica: Monica Guerritore
Lucilla: Katy Louise Saunders
Fabio: Sebastian Strobel
Khalidà: Serena Rossi
Valerio: Johannes Brandrup
Macrobio: Vincent Riotta
Sant'Ambrogio: Andrea Giordana
Romaniano: Cesare Bocci
Blesilla: Larissa Volpeintesta
Justine: Francesca Cavallin
Possidio: Wenanty Nosul
Patrizio: Cosimo Fusco




Cast Tecnico

Regia: Christian Duguay
Sceneggiatura: Francesco Arlanch
Direttore della Fotografia: Fabrizio Lucci
Scenografia: Carmelo Agate
Costumi: Stefano De Nardis
Montaggio: Alessandro Lucidi
Casting director: Teresa Razzauti
Organizzazione generale: Franco Coduti
Produttore esecutivo: Daniele Passani
Produttore Rai: Fania Petrocchi
Prodotto da: Matilde e Luca Bernabei
Una coproduzione: Italia - Germania - Polonia
Ufficio stampa Raifiction: Rita Nobile, Massimo Scarafoni
Ufficio stampa Lux Vide: Andrea Palazzo







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genziana



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MessaggioInviato: Lun Lug 06, 2009 17:05    Oggetto: ALESSANDRO PREZIOSI in ' SANT'AGOSTINO ' RAIUNO autunno 2009 Rispondi citando



ha scritto:















          « Agostino, un eroe moderno »


di Angela Calvini

Un Sant’Agostino inquieto e alla ricerca di risposte profonde, ma alla portata del grande pubblico televisivo. Una responsabilità importante per Alessandro Preziosi, l’attore che darà il volto al Padre della Chiesa nella fiction in corso di lavorazione, per la serie Imperium della Lux Vide per Raifiction, in onda in autunno su RAIUNO.

Preziosi cerca da tempo di riscattarsi dall’immagine patinata dell’eroe di "Elisa di Rivombrosa". Diplomato all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, l’attore trova a teatro la sua valvola di sfogo, non solo interpretando, ma anche producendo con la sua Khora.Teatro (di cui è socio con Carmelo Pennisi, già autore tv della fiction "Karol" di Pietro Valsecchi) spettacoli legati alle grandi tematiche umane e cristiane. È stato così per "Amleto" che ha appena portato in tournée con successo, come pure per "La dodicesima notte" di Shakespeare, da lui prodotta, con Luca De Filippo che debutta martedì prossimo al Festival shakespeariano al Teatro Romano di Verona. E sarà così anche nella fiction su Sant’Agostino, che Preziosi interpreta da giovane, mentre il vescovo da adulto avrà il volto di Franco Nero.

Preziosi, lei è portato per i ruoli tormentati. Come sarà il suo Sant’Agostino ?
«La fiction inizia nel 430 d.C., anno della morte del Vescovo di Ippona, e poi torna alle origini raccontando la complessa conversione dell’ambizioso e manicheo Agostino. Saranno rappresentate in parte le sue contraddizioni, ma soprattutto le sue grandi potenzialità intellettive, in un momento storico dove l’intellettività significava agire con consapevolezza sul mondo e sui suoi limiti nel confronto con l’Eterno. Da lui mi sono fatto regalare emozioni autentiche.
Fondamentale anche l’incontro col regista, il canadese Christian Duguay, una persona che come me ha tanti dubbi ma anche un gran desiderio di risolverli, alla luce della fede
».

Il rapporto con Agostino per lei continua, dato che ha appena letto le «Confessioni» nella Cattedrale di Reggio Emilia...
«Il motivo è semplice: Agostino d’Ippona rappresenta l’intera umanità.
Lui stesso ce ne ne ha dato prova anche in modo egocentrico, sempre consapevole delle proprie qualità e di tutti i momenti vissuti in compagnia di se stesso. Sono convinto che sapesse sempre quali errori stava facendo, e fosse conscio delle sue contraddizioni e insoddisfazioni
».

Ricorda il primo incontro con questo straordinario personaggio?
«Come tutti l’ho studiato a scuola. Mi è capitato di rileggere 'Le Confessioni' dopo 15 anni, nel 2006, alla Cattolica di Milano, e l’ho trovato un libro stupefacente. Si insiste molto su Agostino peccatore, ma io vorrei uscire da quest’ossessione: non è necessario aver toccato il fondo per incontrare la Fede».

Solitudine e ricerca: una costante per lei fra teatro, cinema e tv?
«In effetti, mi calzano personaggi che sono degli 'eroi solitari' che si sforzano di capire e di confrontarsi con i grandi temi della vita e con una società 'contro'. Agostino doveva agire in società profondamente pagana, Oreste (che ho interpretato a teatro) si dibatte sul rapporto tra uomo e vendetta, certezza della pena e giustizia, temi ancora irrisolti oggi.
Oppure Consalvo, nel film "I Viceré", un idealista dalle grandi potenzialità ma che alla fine è risucchiato violentemente nella sua natura, e saprà di non poter aspirare ad essere protagonista di un mondo migliore
».

Insomma, cercare di migliorare il mondo fa soffrire?
«Guardiamo l’esempio di Amleto. È un vero contemporaneo, tutt’altro che un fragile romantico. Nella sua capacità dialettica e nella sua concettualità attraversa forte la sofferenza. Potrebbe cedere alla vendetta, ma i suoi studi su Bacone fatti a Wittenberg lo portano a ragionare e a passare dagli entusiasmi giovanili alla maturità.
Nella vendetta si perde la possibilità di conoscersi come uomo. E il celebre monologo 'essere o non essere', con i suoi squarci sull’aldilà, per me ha un sapore fortemente cristiano
».

Il suo rapporto con Dio com’è, così diviso tra palcoscenico e privato.
«Io riesco a rivolgermi a una volontà superiore, ma nei miei personaggi affianco una componente critica. Per l’uomo, nei momenti di assoluto sbandamento, Dio può diventare interlocutore vero, vivo, una figura esterna che viene caricata di responsabilità affinché ci aiuti. Il nodo è proprio questo: andare a fondo, oltre il nostro egoismo, e cercare la verità del Divino».

I suoi personaggi non rischiano, così, una certa ambiguità?
«Personalmente credo di dover lasciare dietro di me delle tracce di miglioramento. Anche recitando personaggi che abbiano un’inclinazione verso il bene e non verso il male. Degli eroi con ideali alti, ma che hanno comunque bisogno di una guida».

A proposito di guide, lei ha anche recitato davanti a Benedetto XVI.
«Ho partecipato ad una festa per il Papa all’Agorà dei giovani il primo settembre 2007. Ho voluto leggere testi di Pessoa, Erri De Luca, e Sant’Agostino. Quell’esperienza mi ha toccato il cuore. L’incontro con quei giovani, con quella fede fatta di gioia mi ha aperto un mondo: mi sentivo protetto, mi potevo lasciare andare ad emozioni di purezza mentale ed emotiva. Sono anche stato al Meeting di Rimini col mio musical su Cristoforo Colombo. Questi giovani mi hanno profondamente sorpreso: a volte i ragazzi usano parole che a noi sembrano superficiali, ma in realtà sono profondissime. Ed è soprattutto a loro che penso con la mia società Khora.Teatro: vogliamo proporre spettacoli ricchi di contenuti, con l’esigenza profonda di riconoscersi nei valori dell’Europa, dal punto di vista spirituale e culturale».

5 Luglio 2009






Editoriale

AGOSTINO, UN SANTO CHE PARLA AI GIOVANI D’OGGI

di Gérard Depardieu


Per me tutto è cominciato a Roma nel Giubileo del 2000. Ho voluto andarci in pellegrinaggio perché ammiravo molto Giovanni Paolo II. Mi sono trovato tra i cardinali e l’orchestra; sono stato presentato al Santo Padre. Egli mi ha guardato ed ha esclamato all’indirizzo dei cardinali che lo circondavano: «Agostino! Bisogna parlargli di Agostino!». Il Cardinale Poupard si augurava che facessi un film, ma gli ho obiettato che non conoscevo nulla dell’opera di Sant’Agostino. Mi ha consigliato di cominciare con "Le Confessioni". All’inizio, la lettura non è stata agevole, ma le parole di Agostino mi hanno catturato. La sua riflessione mi è sembrata sublime e mi ha rinviato a me stesso, al mio percorso.
Tra i 15 e i 17 anni non sapevo più esprimermi, non parlavo più, per colpa di una iper-emotività patologica. Solo le parole altrui, degli scrittori, sono riuscite a calmarmi. Quando ho letto Sant’Agostino, ho respinto l’idea di un film, perché l’immagine finisce per legare troppo. Al contrario le parole di Agostino e ciò che egli lascia intendere ci offrono la sua vera dimensione. Mi sono incollato a quel libro che non mi ha più mollato e che percorro tutti i giorni. Per vent’anni sono andato da un analista: i libri X e XI delle Confessioni (un pozzo di riferimenti per gli psicoanalisti!) forniscono risposte alle nostre domande più intime e calmano i nostri interrogativi più dolorosi.
La voce di Sant’Agostino assomiglia alla poesia di un uomo che non sa dire che cosa gli capita. Quella ricerca mi tocca perché mi rinvia alla mia stessa fragilità ed a ciò che ho vissuto nei momenti cruciali dell’esistenza. Così come li ho istintivamente percepiti, la luce e una certa verità di Agostino mi hanno toccato e hanno fatto nascere in me la voglia di un momento da condividere con altri. Ho immaginato una stanza dove le persone si raccolgano: chiesa, tempio, moschea, sinagoga. Accendere quattro candele che si consumano in 45 minuti - Molière calcolava gli atti delle sue commedie sulla durata di una candela - , sistemarmi là, senza scombussolare nulla, annunciare semplicemente una lettura all’entrata della chiesa. Ho incontrato il presidente Bouteflika ad Algeri, nel 2001, in piena recrudescenza del fondamentalismo musulmano, e abbiamo parlato soltanto di Sant’Agostino . Gli ho detto che avevo bisogno di una guida, e lui mi ha consigliato André Mandouze che, guarda caso, era ad Algeri in quello stesso periodo. Ero colpito, ma perduto nei libri di Sant’Agostino . Pochi giorni dopo il nostro incontro, André mi ha offerto ciò che cercavo: la storia di Agostino, la sua vita di prima, la conversione e l’estasi.
Ho lasciato la scuola a 13 anni, e il catechismo prima ancora della comunione, perché padre Lefèvre che aveva la responsabilità della mia anima mi trovava troppo turbolento. In realtà, ero uno che guardava la vita. Goloso. Vivo. Col desiderio attorcigliato al corpo di conoscere tutto, di capire tutto. A quell’epoca, negli anni Cinquanta, i figli dei poveri non si mescolavano con quelli dei ricchi. Mio padre, lattoniere, benché gregario del Tour de France, era analfabeta, e mia madre faceva molti figli. Ero un’erba selvatica che cresce, animata in permanenza dalla voglia di far bene.
Ero cattolico, non praticante, e in me avevo sempre la presenza del mistero.
Senza conoscere nulla, persino senza saperlo, avevo la Fede. Se la Fede è appunto la voglia di vivere e di guardare tutto, di captare tutto. Mai i miei genitori hanno messo divieti alla mia voglia. Se ne è incaricata la vita. Ho dovuto cercare le mie guide. Ne ho trovate due: Jean Giono e il suo "Canto del mondo". Alla fine dell’adolescenza, quando ho lasciato Chateauroux, avevo in tasca, a portata di mano, i "Racconti di un pellegrino russo".
Tenevo sempre nel fondo di me la supplica «Signore Gesù, abbi pietà di me!», la respiravo e toglieva tutte le mie paure.
Ero pesante di spiritualità senza saperlo.
Ora Sant’Agostino mi ha riconciliato con la Bibbia.




Anticipazione

Cristo, il Messia mite che gli ebrei non riconobbero

di Giovanni Reale


5/7/2009 - Pubblichiamo l’intervento che terrà stasera il filosofo Giovanni Reale al Teatro Dal Verme, a Milano, alle ore 21. Alla serata, dal titolo «Il dialogo invisibile che esiste» , nel quadro del Festival «La Milanesiana - Letteratura Musica Cinema» curato da Elisabetta Sgarbi, partecipano Elie Wiesel, Alain Elkann, Tahar Ben Jelloun, Monsignor Rino Fisichella e la cantante francese Anne Ducros.
Il Cristianesimo non è pensabile al di fuori dell’Ebraismo. La Legge di Mosè rimane, per Cristo, volontà e parola di Dio, e quindi sacrale. E ha detto questo senza mezzi termini. In Matteo (5, 17- 18) si legge: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento: in verità vi dico, finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà della Legge neppure uno iota o un segno, senza che tutto sia compiuto» .
Dunque, Cristo non abolisce la Legge e i Profeti.
Però proprio con Lui i Profeti cessano di essere, in quanto con Lui si era realizzato ciò che ciò che essi avevano preannunciato. In Luca (16, 16) si precisa: «La Legge e i Profeti fino a Giovanni; da allora in poi viene annunciato il regno di Dio» .
Pertanto, le prove che Cristo sia figlio di Dio in primo luogo sono le profezie che sono durate per lungo tempo, e che nessun’altra religione ha avuto; in secondo luogo, dipendono dal fatto che tali profezie si siano verificate, perfino nei dettagli. Per quanto riguarda il rapporto del Cristianesimo con l’Ebraismo, è da tenere ben presente il fatto che l’ultimo profeta di Cristo è stato proprio Giovanni Battista, che non solo lo ha previsto, ma lo ha indicato a dito. Dopo la venuta di Cristo non ci sono più stati profeti in terra di Israele. E questo costituisce un dato di fatto veramente incontrovertibile.
Pascal scriveva: « Per provare Gesù Cristo abbiamo le profezie, che sono prove solide e tangibili. Ed essendosi queste profezie avverate, ed essendo state provate come veritiere dal verificarsi dell’evento, fondano la certezza di questa verità e, pertanto la prova della divinità di Gesù Cristo » (n. 730). E ancora: «Quando un solo uomo avesse composto un libro di predizioni su Gesù Cristo, nei riguardi del tempo e della maniera, e Gesù Cristo fosse venuto conformemente a tali profezie, ciò avrebbe una forza infinita. Ma qui c’è di più. È un seguito di uomini, per la durata di quattromila anni, che costantemente senza variazioni sorgono uno dopo l’altro a predire lo stesso avvenimento. È tutto un popolo che lo annuncia, e che esiste da quattromila anni per rendere solidamente testimonianza delle promesse ricevute e da cui essi non possono essere distolti, quali che siano le minacce e persecuzioni che loro vengono fatte: questo è ben altrimenti degno di considerazione» (n. 728).
Ciò che gli ebrei non hanno accettato nella figura di Cristo è proprio la sua umiltà, la sua kénosis, ossia il suo abbassamento, che è, invece, ciò che di più elevato c’è in Lui.
Kierkegaard scriveva: «Chi è l’invitante? Gesù Cristo. Quale Gesù Cristo? Il Gesù Cristo che siede nella gloria alla destra del Padre? No. Dal trono della gloria egli non ha pronunciato parola alcuna. Dunque, nelle parole d’invito Gesù Cristo le ha pronunciate nel suo abbassamento, nella sua condizione di abbassamento» .
Ma è proprio la miseria dell’uomo assunta su di sé che Cristo vuole riscattare e sacralizzare, ossia tutte le sofferenze dell’uomo e la stessa morte.
Albert Camus, nel suo libro Uomo in rivolta, ha espresso questo concetto in modo assai forte: « Cristo è venuto a risolvere due problemi principali, il male e la morte [...]. La sua soluzione è consistita innanzi tutto nell’assumerli in sé. Anche il dio uomo soffre, con pazienza. Né male né morte gli sono più assolutamente imputabili, perché è straziato e muore. La notte del Golgota ha tanta importanza nella storia degli uomini soltanto perché in quelle tenebre la divinità, abbandonando ostensibilmente i suoi privilegi tradizionali, ha vissuto fino in fondo, disperazione compresa, l’angoscia della morte. Si spiega così il Lamma sabactani e il dubbio tremendo del Cristo in agonia. L’agonia sarebbe lieve se fosse sostenuta dall’eterna speranza. Per essere uomo il dio deve disperare » .
Ed è proprio la morte in croce che per gli Ebrei è inaccettabile. Già fra coloro che lo videro sulla croce alcuni espressero tale convinzione. Matteo (27, 39- 43) riferisce: «E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: 'tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni', salva te stesso! Se tu sei figlio di Dio, scendi dalla croce! Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: 'Ha salvato altri, non può salvare se stesso. È il re d’Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti, Sono figlio di Dio'».
Una prima risposta assai significativa data a tali accuse che richiamiamo è quella di Agostino: «Dice magari qualcuno: se era in lui questo potere, perché allora, quando i Giudei lo insultarono mentre era appeso alla croce e dissero: Se è Figlio di Dio, discenda dalla croce, non discese, in modo da mostrare il suo potere discendendo dalla croce? Non scese dalla croce perché insegnava la pazienza, e per questo rinviava la manifestazione della sua potenza. Infatti, se lasciandosi indurre dalle loro parole, fosse disceso, lo si sarebbe ritenuto vinto dal dolore per i loro insulti. Pertanto, non discese; rimase là inchiodato, pur potendo discendere quando avesse voluto. Era forse qualcosa di straordinario scendere dalla croce, per Lui che poté risorgere dal sepolcro?» .
Una seconda risposta che richiamiamo è quella di Kierkegaard, il quale ha affermato che proprio in quanto era Figlio di Dio, Cristo non è sceso dalla croce e ha provato la sua divinità, il suo essere vero Dio e vero uomo. Infatti, precisa Kierkegaard, « se Egli fosse stato un impostore, allora avrebbe potuto entrare facilmente nel personaggio e far vedere che, proprio nel momento in cui Egli dimostrava la sua divinità, si smentiva da solo » .
Ricordiamo infine uno splendido aforisma di Simone Weil, che suona come un vero e proprio paradosso esplosivo: «Dio ha dovuto incarnarsi e soffrire, per non essere inferiore all’uomo», ossia per assumere su di sé, per amore, tutto ciò che è caratteristico dell’uomo (che è una sua creatura), e proprio il dolore al massimo grado con la morte sulla croce.
Le prove che Cristo sia figlio di Dio in primo luogo sono le profezie che sono durate per lungo tempo, e che nessun’altra religione ha avuto; in secondo luogo, dipendono dal fatto che tali profezie si siano verificate, perfino nei dettagli. L’ultimo profeta di Cristo è stato proprio Giovanni Battista, che non solo l’ha previsto, ma l’ha indicato a dito.







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genziana



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MessaggioInviato: Lun Lug 06, 2009 17:14    Oggetto: ALESSANDRO PREZIOSI in ' SANT'AGOSTINO ' RAIUNO autunno 2009 Rispondi citando



Rassegna stampa sulla fiction "SANT'AGOSTINO" dal Forum di Alessandro:




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M1944



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MessaggioInviato: Lun Lug 06, 2009 17:22    Oggetto: SANT'AGOSTINO Rispondi citando


GRAZIE GIULY


Marilena
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Gloria93



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MessaggioInviato: Lun Lug 06, 2009 17:44    Oggetto: Rispondi citando


grazie Giuly per tutto il materiale postato, il videoclip rende il tutto molto più interessante..aspetteremo la messa in onda su rai uno
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Helena x



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MessaggioInviato: Lun Lug 06, 2009 19:19    Oggetto: Grazie! Rispondi citando


Ciao ragazze!
Grazie molte Giuliana!
www.luxvide.it/santagostino-49.html
Questo video é fantastico!
Sant´Agostino di Alessandro Preziosi é unico!
Alessandro é geniale un attore!
Grazie!
Buona serata!
Helena!
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cinziaelucaforever



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MessaggioInviato: Lun Lug 06, 2009 21:22    Oggetto: GRAZIE GIULY! Rispondi citando


Mille grazie Giuly di vero cuore! Per avere postato tutti gli aritcoli e il videoclip è bellissimo! Anche questa volta per Alessandro sarà un grande successo ed è questo l'augurio che si merita...Alessandro è Unico! Nuovamente grazie Giuly e buona serata!
www.luxvide.it/santagostino-49.html
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sissi66



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MessaggioInviato: Lun Lug 06, 2009 23:11    Oggetto: Rispondi citando


Grazie infinite Genziana per i tanti articoli e le news!! Smile
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