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GIORNO DELLA MEMORIA
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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Forum Alessandro Preziosi
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Autore Messaggio
CLAUDIA65



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MessaggioInviato: Ven Gen 28, 2011 00:08    Oggetto: Rispondi citando


Ciao a tutte e grazie a Claudia per aver aperto il topic, ho letto il Diario di Anna FRank (Primo Levi è troppo anche per una come me), e.........anni fa durante un viaggio in Austria sono solo passata vicino al Campo di Concentramento di Mathausen anche solo dal di fuori è sconvolgente, un caro amico lo ha visitato e............un pugno nello stomaco anche per lui. Per non dimenticare.
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Antonietta68



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MessaggioInviato: Ven Gen 28, 2011 09:54    Oggetto: Rispondi citando


Un Pensiero e un Ricordo nel Giorno della Memoria- A mon Grand Père
pubblicata da Deborah Carella il giorno giovedì 27 gennaio 2011 alle ore 7.48

"Ci sono certe cose che anche se non viviamo ci portiamo dentro.

Dei ricordi che non ci appartengono ma che ci hanno raccontato.

E quei racconti non facili da sentire, a volte incomprensibili, spesso inaccettabili, si insinuano nel profondo della nostra persona.



Da una parte vorresti poter sapere tutto, dall'altra non osi chiedere nel dettaglio perché in fondo non puoi credere che sia vero.

Capita di fare sogni in cui ti trovi in quella situazione. Capita che avverti una sofferenza lacerante. Capita di chiederti:" ma io? come avrei reagito? cosa avrei fatto? Avrei mai resistito?"

E soprattutto ti chiedi: "che forza avrei avuto se avessero sterminato davanti ai miei occhi le persone che amo?"



Ti accorgi che dopo anni non hai ancora la risposta ma quella domanda ti ossessiona comunque. E lo sai, ogni volta che ripensi a quel periodo quelle domande te le continui a porre.



La Shoa é qualcosa che non puo' far smettere di pensare.

Fatti accaduti che non possono essere dimenticati.

...Fatti che qualunque sia la nostra religione ci devono far riflettere.



Frasi forse sterotipo...ma...ma é cosi.E ovviamente non parlo solo dell'Olocausto.



Non ho mai conosciuto mio nonno perché é morto quando mamma aveva 17 anni e zia 12. Lui di anni ne aveva 43.

Di diabete si dice. Era un omone simpatico alto e un po' robustello.

Amava le caramelle e si poteva mangiare una vaschetta intera, formato famiglia, di Mousse al Cioccolato.

Dicono che quando poteva non si privava di nulla. Sapeva che era rischioso per il cuore ma non ascoltava nessuno.

Era stato privato già di troppe cose in quei due anni. Certe ferite interne probabilmente non si rimarginano mai.

Cantava sempre... era bravo a cantare...purtroppo questa dote non é stata tramandata nelle generazioni a venire...



Quest'omone racconto' solo una volta la storia della sua deportazione. Mai nel dattaglio pero'.

Delle personeche ancora oggi sono in vita c'era solo la sorella di mia nonna ma era giovane e ancora ferita internamente da quella guerra che l'aveva costretta a convertisi e a nascondersi in un convento...



I ricordi sono vaghi...



Nel libro " Heureux comme Dieu en France" (Felice come Dio in Francia) di “Gerard Israel” pero' c'é un passaggio su di lui.

Da quando lesse quel breve estratto mia madre dice di esistere perché mio nonno Maurice Weinberg si é preso una randellata in testa da un nazista.

Effettivamente in quel passaggio del libro si racconta di una "rivolta", se cosi si puo' chiamare, all'interno di uno dei vagoni-carri bestiame-diretti ad Auschwitz.

Era una semplice richiesta d'acqua.

Dei soldati nazisti sono entrati nel vagone, Maurice che aveva 17 viene colpito e dopo essere svenuto, non si sa come né perché, spostato in un vagone adiacente.

All'arrivo al campo tutti i passaggeri del vagone della "rivolta" finiscono direttamente nella camera a gas.

Mio nonno no.



Questa é l'unica cosa che so.

Non ho nessuna informazione sui quei giorni nei campi. Sul freddo, sulla fame, sull’adunata generale, sul lavoro « Arbeit macht frei » si diceva,sulle punizioni corporali , sugli odori dei forni, sulla paura giornaliera di essere il prossimo…

Posso solo immaginarlo, cosi come tutti, tramite i racconti di altri. So che aveva 17 anni e che ha sopportato tutto questo. Voglia di vivere …tanta. Sicuramente anche un pizzico di fortuna. Ovviamente so che si é salvato perché se no non esisterei.



Dopo anni siamo riusciti a ricostruire quello che é stata una parte del percorso di mio nonno.

Questi dati sono conservati al “Memoriale della Shoa di Parigi”, come quelli di molti altri, tantissimi "Sommersi e Salvati " come li chiamerebbe Primo Levi.



Nato il 5 febbraio 1926-Ebreo-

Arrestato il 29 luglio 1943 perché ebreo.

Deportato con il Convoglio n. 59 il 2 settembre 1943

é stato prigioniero nei campi di



Auschwitz

Buchenwald

Dachau



Ha partecipato alla marcia della morte



Tornato dalla deportazione presso l'Hotel Lutetia di Parigi nel maggio 1945



Il suo numero era 11 75 13 673 58



Apprezzo tantissimo le persone che una volta tornate sono riuscite a scrivere e raccontare. Queste persone con le loro testimonianze ci aiutano a non dimenticare e ci permettono a nostra volta di raccontare quello che abbiamo sentito.

Capisco pero' anche chi per andare avanti ha deciso di provare a sotterrare quei momenti dolorosi ed umanamente umilianti.



Per me mio nonno é stato un eroe.In certi momenti della vita sopravvivere é una vittoria. Magari se fosse vivo mi direbbe che non é cosi e avrebbe tante ragioni da darmi , ma purtroppo posso vivere solo di quell'ideale che mi sono fatta di lui. Non so come abbia fatto a farcela ma ne é uscito e lui come tanti altri hanno dato vita ad una nuova generazione e cosi' via.



Il mio pensiero di oggi va a lui e a tutti gli altri eroi.

Il mio pensiero é un abbraccio a tutte le persone, tante, tante, tante persone che invece non ce l'hanno fatta."



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nenepdl



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MessaggioInviato: Ven Gen 28, 2011 11:17    Oggetto: Rispondi citando


grazie per aver "accolto" questo topic...

...io stessa mi auguro che molte persone siano portate alla riflessione, in questi giorni ma non solo...sempre...perchè tutto ciò, magari sotto diverso nome o con entità diverse, tutto ciò accade ancora...

...qualsiasi tipo di persecuzione contro l'uomo (penso ora ai cristiani di recente colpiti), per qualsiasi motivo, è un "piccolo" olocausto...
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Antonietta68



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MessaggioInviato: Ven Gen 28, 2011 12:37    Oggetto: Rispondi citando



C'è una coincidenza in questa data;il 27 è il giorno della mia nascita e,
non so perchè, ma fin da piccola ho sempre prestato moltissima attenzione a tutto ciò che rigurdava l'olocausto.I film,i documentari di Minoli,le testimonianze dei sopravvissuti,i processi contro i nazisti,i libri che ho letto.....ma ancora non sono riuscita a capire il perchè di tanta ferocia verso persone innocenti,perchè tanto accanimento,perchè!?Da piccola la parola ebreo non la conoscevo;quando ho capito che significava l'appartenenza ad una religione diversa dalla mia è stato ancora più sconcertante,sconcertante scoprire che ci sono persone che uccidono innocenti solo per la loro fede!E' inconcepibile come le" diversità ", tutte,possano ancora oggi non essere rispettate,perchè bisogna nascondere le proprie tendenze,perchè bisogna vergognarsi di appartenere a determinati ceti,perchè ci si ammazza nel nome di un Dio,che tutto vorrebbe tranne questo!

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MessaggioInviato: Ven Gen 28, 2011 13:38    Oggetto: Rispondi citando


spesso purtroppo, Dio è il capro espiatorio...e spesso mi chiedo con quale coraggio certe persone dicano questo....
come può Dio volere questo???

E l'uomo...creato a sua immagine e somiglianza...animale razionale...possibile che riesca a compiere tali atrocità???

Ogni volta che leggo un libro su questi fatti (spesso qualcuno mi dice "Ancora libri su quell'argomento leggi?" ed io rispondo "ogni libro ben diverso dagli altri, ogni libro è una storia, un'emozione, una sofferenza..."), le domande si affollano nella mente e la mente stessa spesso si rifiuta di voler capire...perchè penso che mai - MAI - si potrà capire tutto questo. Leggo di bambini, donne e uomini...ma quello che più mi sconvolge è pensare ai bambini che hanno vissuto tutto questo.
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MessaggioInviato: Ven Gen 28, 2011 13:43    Oggetto: Rispondi citando


Avete mai sentito questo nome?

Josef Mengele (Günzburg, 16 marzo 1911 – Bertioga, 7 febbraio 1979) è stato un medico nazista ed ufficiale delle SS tedesco.

Laureato in antropologia all'Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera e in medicina alla Johann Wolfgang Goethe-Universität di Francoforte, è tristemente noto per i crudeli esperimenti medici e di eugenetica che svolse, usando come cavie umane, i deportati, anche bambini, del campo di concentramento di Auschwitz. Di qui il nome di "Angelo della morte". La sua figura assunse triste notorietà , soprattutto nel dopoguerra, quale esempio di negazione dei principi stessi della medicina.

Nel 1940, si arruolò come volontario nel servizio militare, dopo il quale servì la 5. SS-Panzer-Division "Wiking" nel fronte orientale. Nel 1942 fu ferito sul fronte russo e giudicato sanitariamente inadatto al combattimento; venne promosso al rango di "Capitano delle SS" per il salvataggio di due soldati tedeschi. Per questo ricevette anche delle croci di ferro. Il 30 maggio del 1943, all'età di 32 anni, iniziò a prestare servizio ad Auschwitz-Birkenau.

Sopravvisse alla caduta del regime nazista e, sfuggito al processo di Norimberga, dopo un periodo di vita in incognito in Germania, si rifugiò in Sud America, spostandosi successivamente in diversi paesi tra cui Paraguay e Brasile. Il falso documento di identità che gli permise di emigrare gli fu rilasciato dal Comune di Termeno (Tramin in Alto Adige), comune noto per avere rilasciato diversi falsi documenti di identità a vari criminali nazisti (tra i quali Adolf Eichmann). Nonostante fosse ricercato come criminale di guerra nazista, sfuggì alla cattura per il resto della sua vita. Riguardo alla sua morte, molte persone nel corso degli anni hanno dichiarato di averlo ucciso, ma in realtà è deceduto per cause naturali.

http://it.wikipedia.org/wiki/Josef_Mengele

quante persone sono rimaste impunite???
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Antonietta68



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MessaggioInviato: Ven Gen 28, 2011 19:19    Oggetto: Rispondi citando


Alla legge dell'uomo molte persone sono rimaste impunite Irene,ma a quella divina non hanno scampo!
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Antonietta68



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MessaggioInviato: Ven Gen 28, 2011 19:48    Oggetto: Rispondi citando


In quei terribili anni ci sono state persone che a rischio della propria vita hanno aiutato gli ebrei a nascondersi,a scappare,a cambiare identità.....



Questo articolo di Annette Neises fu pubblicato nel 1994 nella rivista Avvenimenti.

Oskar Schindler - un uomo alto e elegante





Un uomo alto e elegante si appoggiò alla scrivania del ragioniere e disse con voce leggermente alterata dall'alcol: "Domani si comincia. Per primo tocca alla Via Jozefa e la Via Izaaka." Il ragioniere ebreo guardò incredulo l'uomo biondo e elegante con il grande distintivo del partito nazista sulla giacca. Sapeva veramente qualcosa e se sapeva, perché rischiava per avvertirlo? Oppure stava minacciando, per fargli capire dove era il suo posto in quel mondo dominato da una mentalità malata. In ogni caso non credette a questo uomo d'affari che stava per comprare una fabbrica espropriata a degli ebrei e che era venuto a Krakovia solo per fare soldi. Piuttosto ci vedeva la previsione generica di un futuro oscuro per gli ebrei europei.

Il giorno dopo gli appartamenti degli ebrei nella via Josefa e la via Izaaka furono saccheggiati e la sinagoga incendiata dopo che le SS avevano costretto prima gli ebrei presenti a sputare sulla t'ora e poi li avevano fucilati.

Questo gesto fu tipico di Oskar Schindler, che era arrivato a Cracovia sulla scia degli occupanti nazisti per arricchirsi e finì invece per salvare più di 1200 ebrei, destinati a morire nell'inferno di Auschwitz. Ebbe contatti con alti ufficiali e funzionari nazisti con i quali beveva per corromperli, gli procurava sigarette, cognac e altri articoli di lusso difficilmente reperibili in tempi di guerra. Ma sin dall'inizio sentiva un forte orrore davanti al terrore nazista, e, pur continuando a fare affari - più sul mercato nero che con lo stato tedesco - cominciò a boicottare il sistema nazista e a salvare più ebrei che poteva. Perdendo tutto quello che aveva guadagnato gli trasferì insieme alla sua fabbrica davanti all'avanzata della armata rossa più a ovest nella sua città natale di Brünnlitz (oggi nella Repubblica Ceca). Riuscì addirittura a tirare fuori dopo quattro settimane le 300 donne che per un errore burocratico erano finite a Auschwitz: cosa giudicata impossibile e mai successa né prima né dopo quella volta.

Un giorno venne a sapere di diversi vagoni ferroviari piombati pieni di ebrei che per la confusione degli ultimi mesi della guerra stavano viaggiando da giorni senza cibo né acqua da una stazione all'altra. Schindler riuscì a prendere in mano i documenti di spedizione e senza esitare inserì Zwittau, la sua città natale, come stazione di arrivo. Liberò i sopravvissuti - che erano solo pelle ed ossa - e li portò nella sua fabbrica dove la moglie si prese cura di loro.

Oskar Schindler, che salvò più di 1200 ebrei dalla morte sicura nelle camere di gas di Auschwitz, fu uno sconosciuto nella Germania del dopoguerra. Il libro "La lista di Schindler" (Frassinelli, 29 500 Lire) dell'australiano Thomas Keneally dal quale Spielberg ha tratto il suo film fu scritto solo dodici anni fa e ha avuto appena un modesto successo. Nelle enciclopedie dove si trovano i nomi terribili dei criminali di guerra mancano quelli dei giusti fra i popoli, come vengono chiamati in Israele. Quei giusti fra i popoli dei quali esiste secondo la tradizione ebraica sempre un certo numero al di fuori del popolo eletto. Vengono onorati con degli alberi d'ulivo nella strada dei giusti a Gerusalemme dove esiste il museo e il centro di ricerca Yad Vashem che continua anche cinquant'anni dopo la fine della guerra a cercare le persone che hanno salvato ebrei durante quei terribili anni. Schindler poté piantare il suo albero nel 1959 e solo anni dopo, dietro la spinta dei 'suoi' ebrei, che ancora oggi si autodefiniscono 'gli ebrei di Schindler' ricevette anche in Germania una medaglie e una pensione minima.

Gli altri eroi sconosciuti

Ma accanto a Schindler, che per il suo stile di vita ed il suo carattere poco comune, si prestava per un film di Spielberg - qualcuno lo chiamò l'Indiana Jones di Cracovia - esistevano tanti altri, in tutti i paesi occupati dagli nazisti, che si opposero al regime di Hitler e rischiando la propria vita salvarono i perseguitati. Sono per la più parte sconosciuti per diversi motivi: loro stessi non amano parlare di quello che hanno fatto, sia per modestia che per paura di conseguenze nella Germania del dopoguerra che assimilava senza problemi ex-nazisti ma che trattava gli oppositori del regime come paria. Anche le vittime non amano parlare molto di questo periodo, fatto comprensibile se si pensa agli orrori dei quali furono testimoni e vittime. Esiste, tra i motivi, anche un certo senso di colpa, perché loro sono vivi mentre tanti, tanti altri, spesso familiari o amici sono morti. E infine il problema più grosso, quello dei tedeschi stessi, che dopo la guerra coprirono il loro senso di colpa con la scusa che non sapevano niente e che in ogni caso non era possibile opporsi allo stato totalitario di Hitler. Furono i complici e simpatizzanti del regime nazista, o semplicemente quelli che avevano assistito come muti spettatori, che vollero dimenticare. Gente che non poteva sopportare di vedersi davanti giorno per giorno quelle stesse persone che, durante la dittatura, avevano mostrato tanto coraggio e umanità e che non avevano esitato a salvare i perseguitati.

Così tanti degli oppositori al regime di Hitler dopo la guerra sono rimasti sconosciuti, alcuni vissero in miseria - come sarebbe toccato a Schindler se non l'avessero mantenuto i suoi amici ebrei - ed altri ancora se ne andarono dalla appena nata repubblica federale come lo tentò anche Schindler che cercò la sua fortuna in Argentina. Paradossalmente la stessa terra, dove trovarono rifugio moltissimi criminali di guerra.

Georg Calmeyer - un avvocato che tradì "la razza"





"Questo é il signor Calmeyer, un giorno sarà famoso per i suoi ebrei" così venne presentato nel mezzo della guerra al generale SS Hanns Albin Rauter un giovane avvocato tedesco.

Questo uomo giusto, tuttora sconosciuto in Germania, salvò più del doppio di ebrei di Schindler. Fu onorato solo vent'anni dopo la sua morte, ma non dalla Repubblica Federale bensì da Israele. Calmeyer soffrì molto per la situazione nella Germania del dopoguerra: "Tanto non ascolta nessuno" diceva. In un intervista per un giornale olandese spiegava che il fatto di essere stato un sabotatore veniva considerato un aspetto piuttosto negativo per un avvocato nella Repubblica Federale. Così era meglio di tacere.

Hans Georg Calmeyer era al capo di un ufficio in Olanda, che decideva in casi di dubbi sulla razza degli ebrei. Calmeyer riuscì a trovare per il suo ufficio esclusivamente collaboratori delle sue stesse opinioni. Così tolse la stella gialla, cioè il distintivo che un ebreo doveva portare sempre per farsi riconoscere, a tutti quelli per i quali fu possibile. Accettò documenti falsi, qualsiasi pseudoperizia che trasformava un ebreo in un ariano. Quelli che non poté aiutare direttamente, li avvertì in modo che avessero occasione di fuggire. Ma più dei continui controlli da parte delle forze di occupazione e le SS e il pericolo nel quale si trovava a causa del suo "tradimento", lo preoccupava la propria incapacità di salvare ancora più persone. Sopra la sua scrivania, al posto del ritratto di Hitler si trovò il suo motto: 'Troppo poco, troppo poco.

Diversamente da Schindler, che dopo la guerra si trovò in famiglia con le persone da lui salvate, Calmeyer non volle mai vedere di persona gli ebrei che salvò, perché credeva che bisognava agire per un senso di diritto contro gli aguzzini, e non per interesse o amicizia per le persone. Fino alla fine della sua vita questo uomo così integro visse in disperazione nel vedere le stesse "bestie" - come egli le chiamò - che avevano agito in Olanda adesso vivere agiatamente con una pensione statale o fare carriera come uomini d'affari, malgrado lui avesse testimoniato contro di loro.

Anton Schmid - salvatore per profitto o per umanità?





Il primo gennaio del 1942 il maresciallo dell'armata di Hitler Anton Schmid brindò con due giovani ebrei, una cosa inaudita per i tempi che correvano e per la funzione che occupava. Schmid era responsabile dei lavoratori forzati ebrei e non aveva illusioni sui nazisti. Li disprezzava, ma non li sottovalutava. Corrompendo i nazisti con il Whisky, riuscì a salvare circa 300 ebrei, permettendo loro di sfuggire dal Ghetto di Wilma a L'Ida dove non esisteva ancora un Ghetto. C'è chi lo denunciò dopo la guerra per aver preso del denaro per salvare gli ebrei. Un testimone racconta: "Tutti sapevano che doveva andare a bere con certe persone se voleva salvare degli ebrei. In quei giorni era difficile anche con soldi o amore procurarsi del Whisky. Schmid aveva bisogno di soldi per le sue azioni, però non ne approfittava. Chi poteva dare qualcosa, dava. Chi non poteva, non dava niente." Intorno a lui nacquero tante leggende: chi dice che parlava ebreo, che avesse visitato dei Kibbutz in Palestina, che era amico di malviventi etc. Un personaggio molto discusso e a causa delle testimonianze contraddittorie il centro di ricerche Yad Vashem esitò a lungo di conferirgli l'onorificenza di "uomo giusto". Effettivamente esistevano tanti "salvatori" che non aiutavano per umanità, ma per profitto e che spremevano fino all'ultimo le loro vittime. Ma per Schmid alla fine prevalsero le testimonianze positive. E non bisogna dimenticare: molti ebrei sopravvissero grazie a lui, mentre lui pagò il suo coraggio con la morte: dopo che i nazisti avevano scoperto i suoi traffici Anton Schmid fu arrestato e fucilato la mattina del 2 aprile 1942, come traditore della patria.

Maria Helena Francoise Isabel von Maltzan - una contessa ribelle

Un treno con mobili di diplomatici svedesi stava attraversando la Germania in direzione Svezia. Nello stesso momento un gruppo di ebrei camminò attraverso un bosco seguendo la contessa Maria Helena Francoise Isabel von Maltzan, figlia ribelle di una famiglia nobile tedesco-svedese. A un certo punto, il treno si fermò in mezzo al bosco per far salire gli ebrei che si nascondevano nelle casse dei mobili. La contessa che aveva fatto da guida a tutta l'operazione alla fine ritornò a casa quando improvvisamente fu scoperta da una pattuglia cinofila delle SS. Per far perdere le proprie tracce camminò attraverso un fiumiciattolo, si sparse di letame e attraversò a nuoto uno stagno. Per un giorno e mezzo aspettò bagnata e affamata in mezzo a dei cespugli. Poi, finalmente, suonò l'allarme antiaereo e i suoi inseguitori si ritirarono. Appena fuori dal bosco incontrò un gruppo di persone che tentavano di spegnere un incendio in una fabbrica. Li aiutò e così trovò anche una spiegazione per il suo aspetto disastrato quando ritornò in città.

La contessa von Maltzan é un buon esempio del fatto che la famiglia non sempre influenza l'orientamento politico di una persona. Infatti, sua madre odiava gli ebrei, e nel 1933, quando i nazisti presero il potere, quasi tutta la famiglia entrò nel NSDAP, il partito di Hitler. Più avanti il fratello la escluse dalla eredità. Ma Maria, cresciuta in un castello principesco in Slesia, studiò scienze naturali a Monaco dove prese per la prima volta attivamente parte alla resistenza contro Hitler. Nel 1939 conobbe Hans Hirschel, editore di una rivista letteraria avanguardista, del quale si innamorò. Più tardi lo nascose nella sua casa in un grande divano apribile. Ma Maria era già sotto osservazione della Gestapo e quando un giorno vennero a ispezionare la casa e vollero aprire il divano, lei disse che non si poteva aprire ma che potevano sparare dentro se volevano. Prima però avrebbero dovuto firmare una dichiarazione che l'avrebbero risarcita per il danno se non c'era nessuno dentro. Gli agenti della Gestapo preferirono di andarsene.

La contessa Maltzan nascose più di 60 persone nel suo appartamento a Berlino, dove gli procurò da mangiare - cosa difficilissima durante la guerra - e curò quelli che erano malati. Quando, dopo la guerra, qualcuno indicò nel suo amore per Hans Hischel il motivo dei suoi gesti, lei negò duramente: "Salvai ebrei molto prima di conoscere Hans. Avevo letto `Mein Kampf'. Chi allora non sapeva cosa sarebbe successo doveva essere un idiota." Anche lei, come Schindler, manteneva, grazie anche al suo nome, contatti con alti funzionari del Reich, cosa che la salvò più di una volta dalla Gestapo.

Anche questa donna che durante il Terzo Reich aveva mostrato così tanto coraggio ed era vissuta sul filo del rasoio per tanti anni solo per salvare degli indifesi, non ce la fece di inserirsi nella Germania del dopoguerra. Aveva cominciato negli ultimi anni della guerra a prendere farmaci per la continua tensione nervosa. Dopo il 1945 le fu revocata la sua licenza di veterinaria, il matrimonio con Hans Hirschel fallì dopo un anno e visse in miseria. Dopo anni si riprese e tre anni prima della morte di Hans lo sposò una seconda volta. Però rimase sempre una donna povera e non ebbe nessun riconoscimento per quello che aveva fatto.

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MessaggioInviato: Lun Gen 31, 2011 08:22    Oggetto: Rispondi citando


Giorgio Perlasca (Como, 31 gennaio 1910 – Padova, 15 agosto 1992) è stato un funzionario e commerciante italiano.

Divenne famoso quando fu reso noto che aveva salvato la vita di oltre cinquemila ebrei ungheresi durante la seconda guerra mondiale, strappandoli alla deportazione nazista, fingendosi un diplomatico spagnolo.

Da giovane, Giorgio Perlasca aderì in modo convinto al Partito Fascista e combatté come volontario prima in Africa orientale e poi nella guerra civile di Spagna in appoggio alle truppe nazionaliste del generale Francisco Franco, dove rimase come artigliere fino al 1939.

Al principio della seconda guerra mondiale, Perlasca si trovò a lavorare prima in Jugoslavia e, dal 1942, in Ungheria a Budapest, in qualità di agente per una ditta di Trieste, la SAIB (Società Anonima Importazione Bovini).

Il giorno dell'armistizio tra l'Italia e gli Alleati (8 settembre 1943) si trovava ancora nella capitale ungherese e, prestando fedeltà al giuramento fatto al Re, rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Per questo motivo si trovò ad essere ricercato dai tedeschi, che intendevano arrestarlo ed ucciderlo per tradimento, e fu costretto a trovare rifugio presso l'ambasciata spagnola.

Ottenuti dall'ambasciata una cittadinanza fittizia e un passaporto spagnoli, si trasformò in «Jorge Perlasca» e fu impiegato dall'ambasciatore Ángel Sanz Briz nel tentativo di salvare gli ebrei di Budapest, ospitati in apposite «case protette» dietro il rilascio di salvacondotti. Tale operazione era stata organizzata con la collaborazione di alcune ambasciate di altre nazioni.

Quando nel novembre 1944 Sanz Briz decise di lasciare Budapest e l'Ungheria per non riconoscere il governo filonazista ungherese, Perlasca decise di restare e spacciarsi come sostituto del console partente, redigendo di suo pugno la nomina ad ambasciatore con tanto di timbri e carta intestata.

Da quel momento Perlasca si trovò a gestire il "traffico" di migliaia di ebrei, nascosti nell'ambasciata e nelle case protette sparse per la città, unendosi agli sforzi compiuti con gli stessi mezzi e con gli stessi obiettivi dal diplomatico svedese Raoul Wallenberg e dal nunzio apostolico Mons. Angelo Rotta. Tra il 1º dicembre 1944 e il 16 gennaio 1945 Perlasca rilasciò migliaia di finti salvacondotti che conferivano la cittadinanza spagnola agli ebrei, arrivando più volte a strappare letteralmente dalle mani delle Croci Frecciate i deportati sui binari delle stazioni ferroviarie.

Si calcola che grazie all'opera di Perlasca circa 5.200 ebrei furono salvati dalla deportazione.

Dopo l'entrata a Budapest dell'Armata Rossa, Perlasca dovette abbandonare il suo ruolo di ambasciatore spagnolo, in quanto filo-fascista e perciò ricercato dai sovietici. Tornato in Italia, riprese la sua vita di prima senza troppi clamori. Dai pochi a cui tentò di raccontare la sua vicenda non fu creduto. Soltanto nel 1987, oltre quarant'anni dopo, alcuni ebrei ungheresi residenti in Israele rintracciarono finalmente Perlasca (reputato da molti un cittadino spagnolo) e divulgarono la sua storia di coraggio e solidarietà. Perlasca ha ricevuto per la sua opera numerose medaglie e riconoscimenti.

Il 23 settembre 1989 fu insignito da Israele del riconoscimento di Giusto tra le Nazioni. Al museo Yad Vashem di Gerusalemme, nel vialetto dietro al memoriale dei bambini è stato piantato un albero a lui intitolato. Anche a Budapest, nel cortile della Sinagoga, il nome di Perlasca appare in una lapide che riporta l'elenco dei giusti. È morto a Padova all'età di 82 anni. È sepolto a Maserà di Padova.

Il memoriale dei giusti nel cortile della sinagoga di Budapest dove appare anche il nome di Perlasca
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MessaggioInviato: Lun Gen 31, 2011 12:53    Oggetto: Rispondi citando


Ho visto la fiction su Perlasca in tv,una persona eccezionale!Ci sono state molte persone che durante il nazismo hanno nascosto ebrei in casa,mettendo a repentaglio la loro stessa vita.
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MessaggioInviato: Lun Gen 31, 2011 14:03    Oggetto: Rispondi citando


Antonietta68 ha scritto:
Alla legge dell'uomo molte persone sono rimaste impunite Irene,ma a quella divina non hanno scampo!


"O uomo, puoi fuggire lontano da tutto ciò che vuoi, ma non dalla tua coscienza" - Sant'Agostino
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Antonietta68



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MessaggioInviato: Mer Feb 02, 2011 13:05    Oggetto: Rispondi citando


Domani sera su canale 5 andrà in onda un film struggente "Il bambino con il pigiama a righe".E' la storia di un bambino figlio di un ufficiale nazista che vive a fianco di un lager.Di nascosto fa amicizia,attraverso il filo spinato,con un piccolo ebreo internato.Nessuno dei due conosce nè capisce le condizioni dell'altro....
E' un film tratto da un romanzo di John Boyne,io ho letto sia il libro che visto il film.E'sicuramente da vedere,un film terribile e coraggioso sull'olocausto.

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nenepdl



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MessaggioInviato: Ven Feb 04, 2011 08:21    Oggetto: Rispondi citando


ieri sera ho visto il film...
la semplicità e la spensieratezza dei bambini sanno sempre far sorridere, nonostante tutto il male che li circondasse!! Bel film.
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Marisol



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MessaggioInviato: Ven Feb 04, 2011 09:25    Oggetto: Rispondi citando


Buongiorno,

Yo primero leí el libro, terrible historia y por desgracia para la humanidad, verdadera, las lagrimas salían de mis ojos, aún sin yo querer, después vi la película y el llanto volvió a brotar,la emoción era grandísima, pero nos demuestra que no hay nada más bonito, más humano que la amistad y la inocencia de los niños. Ante la amistad y la inocencia no hay razas, religión, clases...................

SEAMOS MÁS NIÑOS Y UN POCO MENOS ADULTOS!!!!

Bacio,

Marisol
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CLAUDIA65



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MessaggioInviato: Ven Feb 04, 2011 14:03    Oggetto: Rispondi citando


Ho visto una parte del film struggente e molto veritiero.


Nene bella e profondamente Vera la frase di S.Agostino.
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