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GIORNO DELLA MEMORIA
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nenepdl



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MessaggioInviato: Ven Feb 04, 2011 15:49    Oggetto: Rispondi citando


CLAUDIA65 ha scritto:
...
Nene bella e profondamente Vera la frase di S.Agostino.


Grazie mille Very Happy !
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^Gaia^



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Messaggi: 5203

MessaggioInviato: Ven Feb 04, 2011 18:14    Oggetto: Rispondi citando


Anche io ieri avevo visto il film..

Pensare che facevano davvero quelle cose mi fa gelare il sangue..

Infatti è da ieri sera che mi sto chiedendo: cosa possono aver fatto di male gli ebrei per essere trattati come bestie o anche peggio?!?!

Nn dobbiamo dimenticare!!!

Baci
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nenepdl



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Messaggi: 4052
Residenza: PROVINCIA DI PADOVA

MessaggioInviato: Gio Feb 10, 2011 11:38    Oggetto: Rispondi citando


Foibe: oggi il Giorno del Ricordo
Si celebra oggi al Quirinale il Giorno del Ricordo, in memoria delle vittime delle foibe. Alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ci sarà l'intervento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e di seguito la relazione del giornalista e scrittore Enzo Bettiza. In programma, anche un concerto dell'orchestra "I Cameristi Triestini", diretta dal Maestro Fabio Nossal.

Al sottosegretario Gianni Letta toccherà consegnare i diplomi e le medaglie commemorative del Giorno del Ricordo ai congiunti delle migliaia di vittime. La ricorrenza, istituita con la legge del 30 marzo 2004, si legge sul sito del Quirinale, mira a "conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale".
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genziana



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MessaggioInviato: Gio Feb 10, 2011 12:43    Oggetto: 10 febbraio 2011: GIORNO DEL RICORDO per MARTIRI DELLE FOIBE Rispondi citando






''Ricordare, non per rinfocolare antichi rancori o per dividere, ma per onorare il passato e costruire un futuro sempre solidamente fondato su quei principi di libertà e democrazia che ancora oggi, a 150 anni dall'Unità Nazionale, ci fanno sentire fieri di essere italiani'' - Il sindaco Dipiazza, alla Foiba di Basovizza (Trieste), dove si e' svolta la manifestazione ufficiale del Giorno del Ricordo. (ANSA) 10 febbraio 2011


Almeno diecimila persone, negli anni drammatici a cavallo del 1945, sono state torturate e uccise a Trieste e nell'Istria controllata dai partigiani comunisti jugoslavi di Tito. E, in gran parte, vennero gettate (molte ancora vive) dentro le voragini naturali disseminate sull'altipiano del Carso triestino ed in Istria, le "foibe".

La Foiba di Basovizza, dichiarata monumento nazionale nel 1992, è il simbolo di tutte le atrocità commesse sul finire della seconda guerra mondiale e negli anni successivi dalle milizie e dai fiancheggiatori del dittatore comunista Tito.

Questa Storia è stata per troppo tempo oscurata e dimenticata in Italia. Il Sacrario www.foibadibasovizza.it



Per non dimenticare mai, per rendere omaggio, non è obbligatorio scrivere, basta cliccare, basta riservare un pensiero, grazie

_________________


L'ultima modifica di genziana il Sab Feb 08, 2014 13:08, modificato 1 volta
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Antonietta68



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MessaggioInviato: Ven Mar 25, 2011 12:58    Oggetto: Rispondi citando


IL TRAGICO ECCIDIO DELLE FOSSE ARDEATINE.

L'eccidio delle Fosse Ardeatine è il massacro compiuto a Roma dalle truppe di occupazione della Germania nazista il 24 marzo 1944, ai danni di 335 civili e militari italiani, come atto di rappresaglia in seguito a un attacco partigiano contro le truppe germaniche avvenuto il giorno prima in via Rasella. Per la sua efferatezza, l'alto numero di vittime, e per le tragiche circostanze che portarono al suo compimento, è diventato l'evento simbolo della rappresaglia nazista durante il periodo dell'occupazione.

Le "Fosse Ardeatine", antiche cave di pozzolana site nei pressi della via Ardeatina, scelte quali luogo dell'esecuzione e per occultare i cadaveri degli uccisi, sono diventate un monumento a ricordo dei fatti e sono oggi visitabili.




INQUADRAMENTO STORICO.

Dopo l'8 settembre 1943, l'armistizio di Cassibile, la fuga del Re Vittorio Emanuele III, e l'ingresso delle truppe tedesche dopo gli sfortunati combattimenti di Roma, i nazisti assunsero il controllo effettivo della città. Fin dai primi giorni dell'occupazione tedesca di Roma si costituirono nella capitale gruppi di resistenza, in particolar modo il Fronte Militare Clandestino ("Centro X") diretto dal colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo e nuclei comunisti, ai quali il maresciallo Carboni aveva fatto distribuire armi fin dal 10 settembre.[1]

Sottoposta pro forma alla sovranità della RSI, con lo status di "città aperta", Roma era in realtà governata solo dai comandi germanici, e lo divenne anche formalmente dopo lo sbarco di Anzio, il 22 gennaio 1944, quando l'intera provincia romana venne dichiarata "zona di operazioni". Il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante del fronte meridionale, nominò capo della Gestapo di Roma, conferendogli direttamente il controllo dell'ordine pubblico in città, l'ufficiale delle SS Herbert Kappler, già resosi protagonista della razzia del ghetto ebraico e la successiva deportazione, il 16 ottobre 1943 di 1.023 ebrei romani verso i Campi di sterminio.

La campagna del terrore avviata da Kappler, con frequenti rastrellamenti ed arresti di antifascisti e semplici sospetti nei vari carceri romani (fra cui il più tristemente famoso fu quello di via Tasso), sgominò in breve quasi ogni gruppo della resistenza romana, che si ritrovò a perdere prima gli elementi militari, quindi quelli troskisti di "Bandiera Rossa". Anche gli aderenti a "Giustizia e Libertà" e al Partito Socialista e i sindacalisti socialisti (come Bruno Buozzi) subirono forti decimazioni negli arresti compiuti dalle varie polizie tedesche, da quella italiana e dalle bande italiane sotto controllo tedesco (come la Banda Koch). Solo i GAP comunisti mantenevano una buona efficienza operativa.

Il fatto che Roma venisse a trovarsi nelle immediate retrovie del fronte ingenerò la convinzione che la città fosse pienamente teatro di guerra. È in questo contesto che i quadri comunisti della Resistenza romana giunsero alla determinazione di reagire con le armi e di attaccare militarmente l'occupante con un'azione che avesse un forte valore simbolico: venne infatti scelta come data il 23 marzo, anniversario della fondazione dei fasci di combattimento.



10 settembre 1943 soldati italiani cercano di contrastare i nazisti presso porta San Paolo


L'ATTACCO DI VIA RASELLA.

Il 23 marzo 1944 ebbe luogo l'attacco contro l'11a compagnia del III battaglione dell'SS-Polizeiregiment "Bozen" in via Rasella, per iniziativa di partigiani dei GAP Gruppi di Azione Patriottica delle brigate Garibaldi, che ufficialmente dipendevano dalla Giunta militare che era emanazione del Comitato di Liberazione Nazionale. Quanto all'appartenenza del Polizeiregiment "Bozen" alle SS esistono versioni discordanti in quanto la denominazione, pur solo formale, del reparto in SS-Polizeiregimenter avvenne solo il 16 aprile 1944, 24 giorni dopo l'attentato.[2] Tale reparto fu segnalato come bersaglio da Giorgio Amendola poiché lo vedeva "passare ogni pomeriggio" "in pieno assetto di guerra", lasciando poi al comando partigiano "assoluta libertà d'iniziativa"[3], non per eventuali responsabilità dei soldati che vi appartenevano.

L'attacco venne compiuto da 12 partigiani.[4] Fu utilizzata una bomba a miccia ad alto potenziale; collocata in un carrettino per la spazzatura urbana, confezionata con 18 kg di esplosivo misto a spezzoni di ferro e dopo l'esplosione furono lanciate alcune bombe a mano. Vennero uccisi 32 militari dell'11a Compagnia del III Battaglione del Polizeiregiment Bozen[5] e un altro soldato morì il giorno successivo (altri nove sarebbero deceduti in seguito). L'esplosione uccise anche due civili italiani, Antonio Chiaretti, partigiano della formazione Bandiera Rossa, ed il tredicenne Piero Zuccheretti.

LA RAPPRESAGLIA.

Alla notizia dell'attentato, il generale Kurt Mälzer comandante della piazza di Roma, accorso sul posto, parlò stravolto di una rappresaglia molto grave e dello stesso parere fu inizialmente Hitler.

Successivamente vari ragionamenti condussero a quantizzare la rappresaglia, e la decisione del comando nazista fu la conta di 10 ostaggi fucilati per ogni tedesco ucciso. La fucilazione di 10 ostaggi per ogni tedesco ucciso fu ordinata personalmente da Adolf Hitler, dopo aver vagheggiato apocalittiche proporzioni di 50 ad 1, la distruzione dell'intero quartiere (che comprende il Quirinale) e la deportazione da Roma di 1000 uomini per ogni tedesco ucciso. La convenzione dell'Aia del 1907 non fa un esplicito riferimento alla rappresaglia,[7] mentre la Convenzione di Ginevra del 1929, relativa al Trattamento dei prigionieri di guerra, fa esplicito divieto di atti di rappresaglia nei confronti dei prigionieri di guerra nell'Articolo 2.[8] Dal punto di vista internazionale l'argomento rappresaglia era contemplato nei codici di diritto bellico nazionali, in cui si faceva riferimento al criterio della proporzionalità rispetto all'entità dell'offesa subita, nella selezione degli ostaggi (non indiscriminata) e nella salvaguardia delle popolazioni civili. Alcuni di questi aspetti furono violati: nella selezione degli ostaggi poiché si procedette alla fucilazione anche di personale sanitario, infermi e malati ed inoltre poiché non risulta che venne eseguita da parte tedesca alcuna seria indagine per appurare l'identità dei responsabili dell'attacco, né si attesero le 24 ore di consuetudine affinché gli stessi si consegnassero spontaneamente, condizioni necessarie per la legittimità dell'azione di rappresaglia. Com'è noto, infatti, non venne neppure affisso il consueto bando nelle pubbliche piazze, limitando l'affissione, secondo la testimonianza dell'ambasciatore Roberto Caracciolo, ai soli uffici tedeschi.

Nella scelta delle vittime, furono privilegiati criteri di connessione con la resistenza militare monarchica e i partigiani, e di appartenenza alla religione ebraica, e se in un primo tempo si tese ad escludere persone rastrellate al momento e/o detenuti comuni, successivamente, per raggiungere il numero di vittime volute, un certo numero di ostaggi fu poi costituito da reclusi condannati (o in attesa di processo) per delitti di natura non politica. Costoro furono prelevati, insieme a militari, membri attivi della resistenza e ad altri antifascisti, dal carcere romano di Regina Coeli, dove erano tenuti prigionieri. Nella consegna degli ostaggi, le autorità carcerarie romane frapposero ostacoli di ordine burocratico, nella speranza che gli autori dell'attentato si consegnassero entro le 24 ore, sospettando che i tedeschi avrebbero potuto vendicarsi ugualmente. La strage iniziò infatti nemmeno 23 ore dopo l'agguato partigiano.

Delle salme identificate (322 su 335) si ricava che circa 39 erano ufficiali, sottufficiali e soldati appartenenti alle formazioni clandestine della Resistenza militare, circa 52 erano gli aderenti alle formazioni del Partito d'Azione e Giustizia e Libertà, circa 68 a Bandiera Rossa, un'organizzazione comunista trockijsta non legata al CLN, e circa 75 erano di religione ebraica. Altri, fino a raggiungere il numero previsto, furono detenuti comuni. Quindi circa metà dei giustiziati furono partigiani detenuti, di questi cinquanta furono individuati e consegnati ai nazisti dal questore fascista Pietro Caruso dietro minaccia da parte tedesca di procedere con un rastrellamento arbitrario del quartiere di Piazza Barberini. Non mancarono tuttavia tra gli uccisi i rastrellati a caso e gli arrestati a seguito di delazioni dell'ultim'ora.

L'ESECUZIONE

Il massacro fu organizzato ed eseguito da Herbert Kappler, all'epoca ufficiale delle SS e comandante della polizia tedesca a Roma, già responsabile del rastrellamento del Ghetto di Roma nell'ottobre del 1943 e delle torture contro i partigiani detenuti nel carcere di via Tasso.

L'ordine di esecuzione riguardò 320 persone, poiché inizialmente erano morti 32 soldati tedeschi. Durante la notte successiva all'attacco di via Rasella morì un altro soldato tedesco e Kappler, di sua iniziativa, decise di uccidere altre 10 persone. Erroneamente, causa la "fretta" di completare il numero delle vittime e di eseguire la rappresaglia, furono aggiunte 5 persone in più nell'elenco ed i tedeschi uccisero anche loro.

I tedeschi, dopo aver compiuto il massacro, infierendo sulle vittime, fecero esplodere numerose mine per far crollare le cave ove si svolse il massacro e nascondere, o meglio rendere più difficoltosa, la scoperta di tale eccidio.

I sopravvissuti del Polizeiregiment "Bozen", si rifiutarono di vendicare in quel modo i propri compagni uccisi.

L'esecuzione iniziò dopo sole 23 ore dall'attacco di Via Rasella, e venne resa pubblica ad esecuzione avvenuta. La stessa segretezza avvolse la notizia ufficiale dell'attentato subito dalle truppe occupanti, notizia diffusa assieme a quella della rappresaglia per ragioni propagandistiche secondo una direttiva del Minculpop.

I PROCESSI AI RESPONSABILI DELL'ECCIDIO.

Nel dopoguerra, Herbert Kappler venne processato e condannato all'ergastolo da un tribunale italiano e rinchiuso in carcere. La condanna riguardò i 15 giustiziati non compresi nell'ordine di rappresaglia datogli per vie gerarchiche. Colpito da un tumore inguaribile, con l'aiuto della moglie, riuscì ad evadere dall'ospedale militare del Celio e a rifugiarsi in Germania, ove morì pochi anni dopo. Anche il principale collaboratore di Kappler, l'ex-capitano delle SS Erich Priebke, dopo una lunga latitanza in Argentina, è stato arrestato, estradato in Italia ove, processato, è stato condannato all'ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine. Anche Albert Kesselring, catturato a fine guerra, fu processato e condannato a morte il 6 maggio 1946 da un Tribunale Alleato per crimini di guerra e per l'eccidio delle Fosse Ardeatine, ma la sentenza fu commutata nel carcere a vita. Nel 1952 fu scarcerato per motivi di salute e fece ritorno in Germania dove si unì ai circoli neonazisti bavaresi. Morì nel 1960 per un attacco cardiaco




IL MONUMENTO AI MARTIRI DELLA FOSSE ARDEATINE.

Subito dopo la fine della guerra il comune di Roma bandì un concorso per la sistemazione delle cave ardeatine e la costruzione di un monumento in ricordo delle vittime dell'eccidio nel luogo stesso in cui avvenne: le cave di pozzolana della via Ardeatina; fu il primo concorso d'architettura nell'Italia liberata.

Dalle due fasi del concorso uscirono vincitori ex-aequo due gruppi: quello formato dagli architetti Nello Aprile, Cino Calcaprina, Aldo Cardelli, Mario Fiorentino e dallo scultore Francesco Coccia e quello formato dagli architetti Giuseppe Perugini e Mirko Basaldella. Ai due gruppi fu assegnato l’incarico di un progetto comune per la costruzione di un sacrario, la sistemazione del piazzale e il consolidamento delle gallerie fatte esplodere dai nazisti dopo l’eccidio: quello che è stato chiamato monumento, o mausoleo, ai martiri delle Fosse Ardeatine.

Il monumento fu inaugurato il 24 marzo 1949.

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cinzia76



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MessaggioInviato: Ven Mar 25, 2011 14:33    Oggetto: Rispondi citando


Grazie Teso'.....

Hai detto bene Giuly per non dimenticare Rolling Eyes ...impossibile dimenticare Crying or Very sad Crying or Very sad ....

Un bacio ad entrambe e a tutte Wink !

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Antonietta68



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MessaggioInviato: Mar Apr 26, 2011 19:43    Oggetto: Rispondi citando


C'è uno spot televisivo che va in onda in questo periodo,uno spot interessante perchè invita le persone,tutti noi italiani,a raccogliere documenti,immagini,lettere e qualsiasi altra cosa che possa raccontare e testimoniare lo Shoah in Italia,attraverso le testimonianze dei nostri parenti,amici o conoscenti,per creare un museo storico sullo shoah in Italia.

Il 27 gennaio del 1945 furono aperti i cancelli di Auschwitz, il campo di concentramento polacco dove persero la vita oltre un milione di ebrei, tra cui molte migliaia di ebrei italiani. Il 27 gennaio 2011, data che dal 2000 è stata istituita come Giorno della Memoria, vedrà la messa in onda, gratuitamente sulle reti Rai, di uno spot a cura del Dipartimento per l’informazione e l’editoria e realizzato dall’agenzia romana Alè Comunicazione per il quale sono testimonial Piero Angela, Giovanni Maria Flick, Alain Elkann e Massimo Ranieri.

Lo spot, costato ‘volutamente’ meno di 20mila euro, sostiene l’iniziativa dal titolo ‘Storia di famiglie - Campagna di raccolta materiali e documenti sulla Shoah’, promossa dal Comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah, volta a realizzare una raccolta di documenti sulla Shoah destinati ai Musei della Shoah e dell’ebraismo di Roma e Ferrara, nonché al CDEC di Milano, a fini di esposizione, divulgazione e studio. Attraverso questa campagna di comunicazione i cittadini italiani saranno invitati a cercare e a raccogliere materiale riguardante la Shoah (lettere, fotografie, cartoline, diari, oggetti) e a donarlo per contribuire alla costruzione dei Musei della Shoah e dell’ebraismo.

Il primo flight dello spot sarà on air per tre settimane, dal 27 gennaio al 10 febbraio, la campagna proseguirà con altri due flight in primavera per poi concludersi il 30 giugno. Durante il periodo, tutti coloro che intendono aderire all’iniziativa potranno recarsi alla Prefettura più vicina per consegnare, a titolo di donazione, il materiale in proprio possesso, che sarà esaminato da un’apposita Commissione scientifica per la sua definitiva assegnazione. E’ inoltre in lavorazione il sito storiedifamigie.it, online nei prossimi giorni, appositamente realizzato per sostenere il progetto.

Daniela Compassi

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nenepd



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MessaggioInviato: Dom Lug 24, 2011 19:14    Oggetto: Rispondi citando


Non so se faccio bene a riprendere questo topic ma non volevo scrivere di questo argomento in altri topic per non interferire con altri argomenti.

Vorrei ricordare qui, ciò che è successo in Norvegia in questi giorni.
Questo fatto mi ha profondamente turbato e mi sono chiesta come può una mente umana (se tale si può definire!) arrivare a questo, ancora oggi...un ragazzo giovane, bello, con la vita davanti...possibile che abbia potuto arrivare a tanto? Possibile che per un attimo non si sia chiesto se era bene o male ciò che stava facendo? Com'è stato possibile questo....

E coloro che l'hanno vissuto, ora, come vivranno? Cosa ne sarà di loro? Quando e come riusciranno a "dimenticare" o "superare" tutto ciò?

Come può l'uomo odiare un altro uomo a tal punto?
In questo momento ho solo molte domande, domande senza risposta, domande che avevo bisogno di scrivere per non dimenticare, non dimenticare che tutto può ancora succedere...anche a distanza di molti anni la malvagità e l'odio possono prevaricare su tutto il resto!
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Antonietta68



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MessaggioInviato: Lun Lug 25, 2011 18:43    Oggetto: Rispondi citando


Sono daccordo con te Irene,purtroppo le domande sono tante e le risposte non ci sono!Psicologi,psichiatri,esperti e tuttologi hanno tutti una loro opinione sulle possibile cause di un comportamento assurdo tanto disumano come quello che ha avuto questo ragazzo.Il fatto è che cose simili succedono sempre e purtroppo succederanno ancora.La mente umana non è stata ancora decifrata del tutto per comprendere i meccanismi di queste azioni incontrollabili.Alla base c'è spesso la differenza etnica e di religione:sono secoli che si combattono guerre per queste motivazioni.C'è sempre un "pazzo" pronto a fare di noi un bersaglio in nome di qulcosa o qualcuno,grande o piccolo che sia.
Nella vita non va dimenticato niente cara Irene,nè il bene nè il male,questo è il topic dove le vicende dolorose e disumane devono essere ricordate,per non dimenticare e per far si che chi non sa sappia.

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genziana



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MessaggioInviato: Ven Gen 27, 2012 23:58    Oggetto: 2012 - GIORNO DELLA MEMORIA - Rispondi citando


ha scritto:

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claudia_napoli



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MessaggioInviato: Sab Gen 28, 2012 00:26    Oggetto: Rispondi citando


grazie Giuly di questo articolo, sono immersa nei racconti di
questi ex bambini, separati dai loro genitori e fratelli, pervasi dal dolore...

per non dimenticare MAI....



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Con tutto l'oro del mondo non si può comprare il battito del cuore, nè un lampo di tenerezza-de Lamartine
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genziana



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MessaggioInviato: Sab Gen 28, 2012 02:54    Oggetto: 2012 - GIORNO DELLA MEMORIA - 27 gennaio Rispondi citando





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chicca66



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MessaggioInviato: Sab Gen 28, 2012 03:52    Oggetto: Rispondi citando


ciao Claudia,
sono daccordo ...Per non dimenticare mai...
Dio ci ha dato la libertà ,non possiamo fare altro che pregare perchè ci illumini e ce la faccia usare per il bene.
tempo fa ho letto il Bambino con il pigiama a righe, è nella libreria e quando lo rivedo, è sempre un effetto di tristezza,di disagio umano.

Grazie Genziana.

ciao a tutte
Moni
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mari27



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MessaggioInviato: Sab Gen 28, 2012 09:57    Oggetto: Rispondi citando


nenepdl ha scritto:
La Canzone Del Bimbo Nel Vento - I Nomadi

Son morto con altri cento,
son morto ch'ero bambino:
passato per il camino,
e adesso sono nel vento.

Ad Auschwitz c'era la neve:
il fumo saliva lento
nel freddo giorno d'inverno
e adesso sono nel vento.

Ad Auschwitz tante persone,
ma un solo grande silenzio;
è strano: non riesco ancora
a sorridere qui nel vento.

Io chiedo come può l'uomo
uccidere un suo fratello,
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento.

Ancora tuona il cannone,
ancora non è contento
di sangue la belva umana,
e ancora ci porta il vento.

Io chiedo quando sarà
che l'uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare,
e il vento si poserà


Son morto con altri cento,
son morto ch'ero bambino:
passato per il camino,
e adesso sono nel vento.

Ad Auschwitz c'era la neve:
il fumo saliva lento
nel freddo giorno d'inverno
e adesso sono nel vento.

Ad Auschwitz tante persone,
ma un solo grande silenzio;
è strano: non riesco ancora
a sorridere qui nel vento.

Io chiedo come può l'uomo
uccidere un suo fratello,
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento.

Ancora tuona il cannone,
ancora non è contento
di sangue la belva umana,
e ancora ci porta il vento.

Io chiedo quando sarà
che l'uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare,
e il vento si poserà





.......una canzone /poesia tremenda e meravigliosa al tempo stesso per ricordare.......per ricordare quei bambini ai quali hanno ucciso il futuro.........con l'indimenticabile voce di Augusto Daolio.

Grazie Nene per aver aperto questo topic!


***
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mari27



Registrato: 17/06/04 17:49
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MessaggioInviato: Sab Gen 28, 2012 10:14    Oggetto: Rispondi citando


-

Ieri sera ho visto la trasmissione di Giovanni Minoli su RAI 2.

Confesso che l'ho vista a spezzoni perchè ogni tanto giravo canale in quanto non riuscivo a...... reggere e a vedere certe immagini o ad ascoltare certe descrizioni di ciò che veniva fatto nei campi di sterminio.

Anni fa quando ero più giovane ho letto i libri
di Primo Levi e di altri.... "Se questo è un uomo" e molto altro....
.....tante volte ho visto programmi e filmati sui campi di sterminio ......
....veramente ora non riesco più a prendere i libri in mano e ho difficoltà a vedere trasmissioni che trattano l'argomento, mi
fanno stare molto male!...

E' inconcepibile che possano essere state inferte tali e inimmaginabili atrocità ad esseri umani indifesi, innocenti, che non avevano commesso assolutamente nulla!.....e che fosse stata messa in atto, studiata nei particolari, programmata, predisposta come grande operazione strategica, di "pulizia" sociale!!.......una simile mostruosità!!!!!!!
......Satana e gli altri demoni si erano pienamente palesati ed in questo periodo storico mostrarono la loro potenza!!

Milioni di ebrei ( 7!!?), di zingari, di malati psichiatrici.........torturati, fatti morire di fame, massacrati, uccisi, bruciati.........distrutti.........
ma quanti sono 7 e più milioni di persone???!!!!!! Com'è possibile che sia stata commessa una tale mostruosità? Com'è possibile che altri poteri forti ( gli Stati Uniti, il resto del mondo, le Chiese, gli Enti quali la Croce Rossa,ecc......... non siano intervenuti per fermare questo abominio?????).
Quanto dolore, quanto terrore hanno dovuto subire quei poveri esseri umani??

E' giusto che si faccia di tutto per NON DIMENTICARE, ogni iniziativa anche la più piccola è importante!.....è importante NON DIMENTICARE!!.......



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