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DIO NELLA NOSTRA VITA - PARTE TERZA
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PattyRose



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MessaggioInviato: Sab Gen 01, 2011 11:37    Oggetto: DIO NELLA NOSTRA VITA - PARTE TERZA Rispondi citando


Omelia del giorno 1 e 2 Gennaio 2011

Il tempo: un dono che impegna e di cui ringraziare Dio

Sono tanti i modi con cui celebriamo la fine dell'anno e l'inizio del nuovo.

Ma è davvero grande la preoccupazione di 'come' si presenta il tempo, dimenticando spesso che è il dono più grande che Dio ci ha fatto.

Lasciamo alle spalle un anno dove, credo per tutti, si sono come incrociate gioie e speranze, tristezze e angosce. La Chiesa giustamente celebra la fine dell'anno con un grande Te Deum, per dire Grazie a Dio che ci ha donato tanto tempo. E il tempo che viviamo, in quanto dono, - ricordiamocelo sempre – ci è dato per una sola ragione: quella per cui Dio ci invita a crescere in bontà e amore, come un cammino verso il momento in cui finirà 'questo' tempo e sarà l'eternità_

La vita non è uno scherzo e neppure un gioco. É un bene che esige seria responsabilità.

In questa prospettiva, dando uno sguardo all'anno che ormai irrimediabilmente sta alle nostre spalle, tutti sentiamo dunque l'urgenza 'personale' di dire GRAZIE a Chi ce ne ha fatto dono, ma anche il dovere di chiederci come lo abbiamo vissuto.

Forse un pericoloso zig-zag tra bene e sbagli, impegno e superficialità.

.È difficile capire il senso di tutto il baccano con cui si celebra la notte di Capodanno.

Di che cosa dobbiamo rallegrarci, pensando a quanto è successo tra gli uomini, in ogni parte del mondo? Dovrebbe esserci una pausa di silenzio e riflessione, dovrebbe essere l'occasione di usare saggezza, per poter poi 'raddrizzare ciò che è storto', se solo consideriamo la serietà della vita.

Intanto ci apprestiamo a continuare il cammino, finché Dio vorrà – siamo nelle Sue mani, non nelle nostre! - ma non all'insegna del 'vuoto', costellato dal nostro egoismo e dalla pericolosa spensieratezza, ma con la saggezza di chi sa che se c'è un bene, agli occhi di Dio che ce ne ha fatto dono, va interpretato e perseguito, seguendo la Sua Volontà.

Fa paura come, invece di costruire ponti di pace, l'uomo costruisca ordigni di morte, capaci di annientare l'intero mondo. Occorre un vero giro di boa., affinché gli Stati dialoghino e programmino un vero piano di pace, nel rispetto vicendevole, nella collaborazione reciproca. Non possiamo restare inerti o passivi davanti a piani di distruzione.

Quello che impoverisce la Chiesa, e quindi noi cristiani, tutti, è il progressivo distacco da Dio che è la vera saggezza dell'uomo e dell'umanità.

Nelle Sue paterne mani c'è la pace, ma nelle nostre si annida incapacità, violenza e morte.

Riuscirà il mondo a ritrovare pensieri di pace, riusciremo noi a lasciarci alle spalle stili di vita che nulla hanno a che fare con la saggezza della fede, essendo solo sentieri di egoismo e dolore?

Occorre ritrovare la Pace che viene da Dio, ed è quello per cui dobbiamo pregare e impegnarci.

A cominciare da ciascuno di noi, singolarmente, carissimi che mi leggete, là dove operiamo, con le persone che il Signore ci ha posto accanto, nelle situazioni che ci troviamo a dover affrontare.

È dalla buona volontà di tutti, da un impegno a vivere la novità evangelica di ciascuno, che nasce la gioia di vivere.

Sono davvero tanti gli anni che il Signore mi ha concesso di vivere – anche se paiono 'un soffio' – e anch'io sento il desiderio di ringraziarLo, perché mi ha dato l'occasione di amarLo e, come vescovo, di vivere la vita in un continuo servizio a Lui e alla gente, scoprendo, nonostante le mie povertà e limiti, quanta Grazia Dio fa 'piovere' su chi mi ha affidato.

Provo tanta felicità e gratitudine per questo e anche tanto fervore di poter esprimere il mio amore a Dio e agli uomini con tutte le forze. Lo stesso auguro a voi tutte e tutti.


Un grande bene da difendere: la FAMIGLIA

Il Vangelo di oggi, posto subito dopo la solennità del Santo Natale, ci permette di entrare nel vivo della vita stessa della famiglia di Gesù.

E così assistiamo ad un tratto della sua storia, unica per ciò che era, irripetibile per quanto rappresentava, ma nello stesso tempo tanto vicina alle nostre famiglie, per l'umanità con cui ha vissuto ciò che era chiamata ad accettare, diventando così modello per ogni famiglia, di qualsiasi tempo. Racconta l'evangelista Matteo: "I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: 'Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo. Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore, per mezzo del profeta: 'Dall'Egitto ho chiamato mio figlio'.

Morto Frode, un angelo del Signore apparve a Giuseppe in Egitto e gli disse: 'Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nel paese di Israele, perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino. Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre ed entrò nel paese di Israele Avendo però saputo che era re della Giudea Archelao, al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi.

Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare nella città chiamata Nazareth, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: 'Sarà chiamato Nazareno." (Mt. 2, 13-23)

Stupisce questo farsi travolgere quasi dalla brutalità dell'uomo, che non guarda in faccia neppure alla fragilità dei bambini – ed avviene anche ai nostri tempi in modi incredibili, dall'addestramento alla guerra dei piccoli, all'usarli' nella pedofilia – ed è segno del grande degrado dell'umanità. Rispettare, amare, aiutare chi si affaccia alla vita, creatura del Signore e Sua creazione, dovrebbe essere la regola di un'umanità saggia. Quando si arriva ad usare violenza verso chi non può difendersi, come i bambini, davvero si calpesta quella dignità che dovrebbe essere il segno della nobiltà dell'uomo, di ogni uomo. Gesù, nella sua debolezza di Dio fatto uomo, non si oppone alla crudeltà, la subisce.

Forse avrà pianto, sofferto come ogni bambino, per i disagi a cui ha dovuto essere sottoposto, ma non si è sottratto al pericolo e al dolore.

Semmai mostra che cosa significhi 'mettersi nei nostri panni': subire quello che è assurdo, ciò che abbatte ogni livello di bontà, rispetto, soccombere alla cattiveria umana, fino in fondo, fino alla morte in Croce. Davvero Gesù si mostra fin da subito 'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo'. Gesù, sempre, davanti alla nostra cattiveria su di Lui o sull'uomo, in cui Lui abita, come a difenderlo e dargli valore, non si indigna, non usa la violenza, ma accetta.

E di questo siamo purtroppo spettatori ogni giorno.

Lui, Gesù, l'Innocente, il Giusto per eccellenza, cioè fedele all'Amore, per questo non apre bocca, semplicemente fa la volontà del Padre, cosciente che la potenza di Dio è altra cosa rispetto alla mascherata potenza di Erode. Verrebbe voglia di stare una vita a contemplare Giuseppe e Maria, che seguono passo passo il Figlio loro affidato, come servi, fino a considerare il loro stesso amore, la loro gioia, un mettersi al servizio del Figlio.

Ci lamentiamo oggi che i nostri figli sono come sommersi dalla violenza, che accerchia la loro vita da ogni parte, anche fuori dalla famiglia. Ma tutto sta nel come papà e mamma vivono il grande dono del figlio, che Dio ha consegnato al loro affetto, alle loro cure.

Quante volte mi commuovo ripensando alla mia famiglia. Oggi sono quello che sono, nella pienezza della volontà di Dio, grazie anche ai miei genitori. Mamma e papà li ho sempre visti accanto a me, soprattutto quando ho manifestato la mia vocazione e per tutto il tratto del mio apostolato. Non dimenticherò mai le lacrime di papà, quando durante l'ordinazione sacerdotale, per la commozione non riuscì, durante la cerimonia, a 'legarmi le mani' dopo l'unzione. Era la dimostrazione dì quanto mi volesse bene. Così come non dimenticherò mai quando mi recai da mamma ad annunziarle che ero stato eletto vescovo. Non fece che piangere. Ma loro mi avevano educato fin dall'infanzia, in altre parole mi avevano aperto la strada e mi furono vicini per tutta la vita.

Aveva 99 anni, mamma, quando, sapendo che era giunta la sua ora, dopo una mia visita, mi salutò dicendo: 'Mi raccomando, Antonio, fai sempre giudizio!'. Premia la vita, davanti agli uomini e davanti a Dio, essere una famiglia come la Sacra Famiglia. Ve lo auguro.

Così pregava Madre Teresa di Calcutta: "Padre dei cieli, ci hai dato un modello di vita nella Sacra Famiglia. Aiutaci, o Padre d'amore, a fare della nostra famiglia un'altra Nazareth, dove regnano l'amore, la pace e la gioia. Aiutaci a stare insieme nella gioia e nel dolore, grazie alla preghiera in famiglia. Che possiamo amarci come Dio ama ciascuno di noi, sempre più, ogni giorno. E perdona i nostri difetti, come Tu perdoni i nostri peccati".


Antonio Riboldi – Vescovo di Acerra

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MessaggioInviato: Sab Gen 01, 2011 12:33    Oggetto: Rispondi citando


PAROLA DI VITA GENNAIO 2011

"La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune" (At 4,32)

Anche quest’anno dal 18 al 25 gennaio in molte parti del mondo si celebra la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, mentre in altre si celebra a Pentecoste.
Come ricordiamo, Chiara Lubich soleva commentare il versetto biblico scelto via via per tale occasione.
Quest’anno la frase biblica per la Settimana di preghiera è. “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nella preghiera”(At 2,42). Per la riflessione e la vita proponiamo un testo di Chiara del 1994 scritto a commento del passo degli Atti 4,32.



"La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune"

Questa Parola presenta uno di quei quadretti letterari (vedi anche 2,42; 5,12-16), nei quali l'autore degli Atti degli Apostoli ci fa conoscere a grandi linee la prima comunità cristiana di Gerusalemme. Questa vi appare caratterizzata da una straordinaria freschezza e dinamismo spirituale, dalla preghiera e dalla testimonianza, soprattutto da una grande unità, la nota che Gesù aveva voluto come contrassegno inconfondibile e sorgente della fecondità della sua Chiesa.
Lo Spirito Santo, che viene donato nel Battesimo a tutti coloro che accolgono la parola di Gesù, essendo spirito di amore e di unità, faceva di tutti i credenti una cosa sola con il Risorto e tra di loro superando tutte le differenze di razza, di cultura e di classe sociale.

"La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune".

Ma vediamo più dettagliatamente gli aspetti di questa unità.
Lo Spirito Santo operava innanzitutto fra i credenti l'unità dei cuori e delle menti, aiutandoli a superare quei sentimenti che la rendono difficile, nella dinamica della comunione fraterna.
L'ostacolo più grande infatti all'unità è il nostro individualismo; è l'attaccamento alle nostre idee, vedute e gusti personali. E' col nostro egoismo che si costruiscono le barriere con cui ci isoliamo ed escludiamo chi è diverso da noi.

"La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune".

L'unità operata dallo Spirito Santo, poi, si rifletteva necessariamente sulla vita dei credenti. L'unità di mente e di cuore s'incarnava e si manifestava in una solidarietà concreta, attraverso la condivisione dei propri beni con i fratelli e le sorelle che erano in necessità. Appunto perché era autentica, non tollerava che nella comunità alcuni vivessero nell'abbondanza, mentre altri erano privi del necessario.

"La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune".

Come vivremo allora la Parola di vita di questo mese? Essa sottolinea la comunione e l'unità tanto raccomandata da Gesù e per realizzare la quale Egli ci ha donato il suo Spirito.
Cercheremo dunque, ascoltando la voce dello Spirito Santo, di crescere in questa comunione a tutti i livelli. Innanzitutto a livello spirituale, superando i germi di divisione che portiamo dentro di noi. Sarebbe, ad esempio, un controsenso voler essere uniti a Gesù e nello stesso tempo essere divisi fra di noi comportandoci individualisticamente, camminando ciascuno per proprio conto, giudicandoci e magari escludendoci. Occorre, dunque, una rinnovata conversione a Dio che ci vuole uniti.
Questa Parola, inoltre, ci aiuterà a capire sempre meglio la contraddizione che esiste tra fede cristiana ed uso egoistico dei beni materiali. Ci aiuterà a realizzare un'autentica solidarietà con quanti sono nel bisogno, pur nei limiti delle nostre possibilità.
Trovandoci poi nel mese in cui si celebra la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, questa Parola ci spingerà a pregare ed a rafforzare i nostri legami di unità e amore di condivisione con i nostri fratelli e sorelle appartenenti alle varie Chiese, con i quali abbiamo in comune l'unica fede e l'unico spirito di Cristo, ricevuto nel Battesimo.



Chiara Lubich

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MessaggioInviato: Sab Gen 01, 2011 12:35    Oggetto: Rispondi citando



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MessaggioInviato: Sab Gen 01, 2011 12:36    Oggetto: Rispondi citando



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MessaggioInviato: Gio Gen 06, 2011 12:12    Oggetto: Rispondi citando


Omelia del giorno 6 Gennaio 2011

EPIFANIA: Per tutti c'è una stella in Cielo che ci attende

Dopo la sua nascita, Dio non perde tempo a manifestare a tutti che, se Lui è venuto tra noi, è per farci dono della Salvezza. E davvero suscita grande stupore questo desiderio di chiamare tutti, senza distinzioni e subito – sempre che ciascuno senta la necessità della Sua Presenza e del Suo Amore. L'uomo – se conserva ancora la 'memoria' di essere 'creatura' di Dio – si sente profondamente chiamato a far parte del Suo Amore, ma non deve lasciarsi distrarre dal mondo, che non ha la minima luce di amore o di vero interesse per noi.

Scriveva Paolo VI: `Se il mondo si sente estraneo al cristianesimo, il cristianesimo non si sente estraneo al mondo, qualunque sia l'aspetto che egli presenta. Sappia il mondo di essere stimato ed amato da chi rappresenta e promuove la religione cristiana, con un affetto inesauribile. Noi sappiamo che l'uomo soffre di dubbi atroci. Noi abbiamo una parola da dire che crediamo risolutiva. È quella di un UOMO all'uomo. Il Cristo che noi portiamo all'umanità è Figlio dell'uomo', così Lui chiamava se stesso. È il Primogenito, il Fratello, l'Amico per eccellenza. È il Mandato da Dio, ma non per condannare il mondo, ma per salvarlo". (6 gennaio 1960) Non resta che immergerci nel racconto che ne fa l'evangelista Matteo:

"Nato Gesù a Betlemme, al tempo del re Erode, alcuni magi giunsero dall'Oriente a Gerusalemme e domandavano: dov'è il re dei Giudei? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarLo. All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: 'A Betlemme di Giuda, perché così è scritto per mezzo del profeta: 'E tu Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo Israele. Allora Erode chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: 'Andate e informatevi accuratamente del bambino e quando l'avrete trovato fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo. Udite le parole del re essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto al suo sorgere, li precedeva finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino. A vedere la stella essi provarono una grandissima gioia e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro Paese". (Mt. 2, 1-12)

Da questo racconto, che conserva la bellezza della semplicità evangelica, che non ha bisogno di fronzoli o parolone per descrivere i grandi eventi tra Dio e l'uomo, c'è la ragione per cui noi siamo cristiani, ossia gente che, come i Magi, sono stati invitati a quella grotta e così sono ammessi non solo alla conoscenza del Dio tra noi, ma addirittura a partecipare della Salvezza eterna.

Ora sappiamo che Gesù è con noi e siamo destinati a seguirLo fino a che, con il Suo aiuto e in Sua compagnia, arriveremo alla Sua Casa e Gloria, che è il Paradiso.

Davvero infinito quanto ci ami!

Da esuli, dopo il peccato originale, ora siamo chiamati a tornare a Casa.

tanto grande questa Festa della manifestazione di Dio, che in Oriente viene celebrata come Natività di Dio tra noi.

Ma oggi, è ancora per noi motivo di profonda gioia, come lo fu per i Magi?

Forse c'è una grande differenza. I Magi sentirono in loro l'invito a cercare un Dio che li chiamava tramite una stella e li guidava, interiormente ed esteriormente.

Noi forse abbiamo perso la 'stella', che pure è sempre su di noi a indicare la strada per trovare Gesù e camminare con Lui.

Vorremmo avere tutti quel richiamo, che sentirono i Magi, di Qualcuno che ci attende sempre, ma poi ci perdiamo `in Gerusalemme', a discutere e, Dio non voglia, a seguire i tanti Erodi, di cui è affollato il mondo, e ci 'perdiamo', fino a respingere anche l'idea che ci sia Qualcuno, che davvero è l'Emmanuele, Dio Presente, che ci ama ed offre gioia.

Fa tanto male, anche solo pensare, che ci siano tanti di noi che non hanno più il passo della speranza, che avevano i Magi nel dirigersi a cercare, per trovare Dio.

Cosa possono trovare alla fine del loro camminare confuso e senza mèta, che possa sostituire la vera felicità, che è il nostro 'essere' di figli di Dio? Il nulla o, in quel fatuo 'regalo della befana', un giocattolo da bambini, destinato a essere buttato subito in disparte.

Ma valiamo cosi poco ai nostri stessi occhi? Possiamo accettare di vivere passivamente, senza la passione di ricerca del Padre, come era nei Magi?

O vogliamo vivere sempre solo storditi dal mondo, su cui non splende nessuna 'stella divina'? Vorremmo che tutti ritrovassero la stella che è su di noi e in noi: la fede salda e sicura che ci conduce alla gioia che Dio dà a chi è ' di buona volontà'.

Dio ci chiama, Dio ci ama, Dio ci attende, come 'impaziente', di comunicarci la stessa gioia che fu nei Magi. Ma dobbiamo uscire dal buio della vita e farci guidare dalla nostra stella.

Se ci interroghiamo con serietà, nel silenzio del cuore, certamente anche in noi sorgerà la stella giusta, che dovremo solo seguire, perché la nostra vita diventi una continua Epifania, ossia Dio che si mostra a noi, si rivela, sotto tanti aspetti, spesso quotidiani, piccoli, come il Bambino che trovarono i Magi. Ma è proprio da questa semplicità divina, che si misura l'Amore e sgorga la Gioia. Auguri. Facciamoci il regalo dei Magi: vivere con fede ed amore... ad ogni costo!


Antonio Riboldi – Vescovo di Acerra

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MessaggioInviato: Gio Gen 06, 2011 12:49    Oggetto: Rispondi citando



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nenepdl



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MessaggioInviato: Lun Gen 10, 2011 08:20    Oggetto: Rispondi citando


Non facciamo esperienza di Dio al di fuori dal mondo; anzi, Dio ci raggiunge in Gesù proprio laddove viviamo, nelle pieghe della nostra quotidianità, a contatto con le relazioni e le situazioni in cui siamo talora avviluppati, come tra le reti.

Buona settimana!
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PattyRose



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MessaggioInviato: Lun Gen 10, 2011 08:55    Oggetto: Rispondi citando


Per problemi tecnici si invia con ritardo Rolling Eyes Rolling Eyes Laughing

Omelia del giorno 9 Gennaio 2011 - Battesimo del Signore (Anno A)

Con il Battesimo diventiamo figli di Dio

La Chiesa, dedicando questo momento dopo il S. Natale, al Battesimo di Gesù, ci vuole quasi richiamare a quello che potremmo anche noi definire il nostro Natale da Cristiani, cioè il Battesimo, dove deposte le vecchie spoglie da esclusi dal Regno di Dio, torniamo ad essere il 'sogno' che il Padre aveva a cuore, quando pensò alla nostra creazione: 'SUOI FIGLI'.

Cerchiamo di ricordare la nostra origine all'inizio della creazione, quando Dio, dopo aver creato l'universo, pensò di dare a tutto il creato 'una voce', 'un cuore', 'una presenza' che fosse in grado di essere simile a Lui nella pienezza dell'amore, della felicità.

Era il tempo del ‘paradiso terrestre’. Ma sappiamo tutti come l'amore ha come natura propria la libertà, ossia la capacità di dire `si' all'amore o rifiutarlo con un `no'.

Il 'si' significava entrare nella pienezza di figli, il 'no' era un mettersi contro, perdendo tutto, ma proprio tutto, quello che era nel Cuore di Dio.

Fa sempre impressione come lo scrittore biblico evidenzia lo sconcerto che i progenitori devono aver provato dopo l'atto di superbia – è ciò che accade nel nostro allontanarci da Dio - : si sentirono `nudi e si nascosero'. nel senso che avevano perso tutta la bellezza che Dio aveva donato e voleva fosse partecipata a tutta l'umanità: essere Suoi figli amati ed eredi del Suo Regno.

`Uomo dove sei?'. la domanda che Dio rivolge loro e, credo, spesso rivolge a noi, oggi.

Non possiamo certamente affermare che abbiamo saputo rendere il dove e come viviamo un paradiso... anzi a volte lo rendiamo un vero inferno. Basta scorrere la storia dell'uomo per cogliere i segni di uno sbandamento che fa spazio a tanti errori e dolori.

`Questa, – mi diceva una persona, impressionata dalle cronache nere di tutti i giorni - con lo sguardo a quanto avviene nel mondo, non è vita degna di figli di Dio, assomiglia al vomito dell'inferno'.

Non ci vuole tanto per cogliere anche in noi i segni di ciò che 'non siamo' come creature di Dio, ma più simili a orfani sbandati in cerca della ragione della vita e della sua verità.

E non passa giorno in cui non venga spontaneo sulle labbra, davanti alle tante cronache da brivido, la domanda: `Ma che uomini siamo?'.

Ma la bontà e fedeltà del Padre non accetta di perderci per sempre e da qui il grande dono, inspiegabile alla nostra ragione, ma non alla nostra contemplazione: davvero il Padre desidera averci tutti a Casa, come 'figli amati', riaprendo le porte del Paradiso, ossia del Suo Cuore.

Ma come arrivare ad essere nuovamente figli ed entrare nella santità e nella felicità, che è poi il desiderio profondo, come una nostalgia, che tutti proviamo, quando rientriamo in noi stessi?

Da soli non avremmo mai potuto. Ma l'Amore del Padre ha riconciliato l'umanità, tramite il Dono del Figlio, perché potessimo tornare ad essere quello che davvero siamo, 'morendo a noi stessi', per `rinascere' alla vita di figli, che ci appartiene.

La via viene indicata nel Battesimo di Gesù, che oggi celebriamo: un immergersi nelle acque totalmente, come un morire alla vecchia natura e un rinascere meravigliosamente come figli di Dio. Aveva iniziato Giovanni Battista, ad indicare la via. Lo racconta il Vangelo di oggi:

"Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: 'Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da men E Gesù gli disse: 'Lascia fare per ora, perché conviene che così adempiamo ogni giustizia. Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco si aprirono i cieli e egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed una voce dal cielo che disse: 'Questi é il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto". (Mt. 3, 13-17)

Credo che tutti abbiamo assistito al Battesimo di qualche bambino, 'rivivendo' così il nostro stesso Battesimo. Prima di amministrarlo il sacerdote 'ci ha chiesto' solennemente (ai genitori, che poi sono stati chiamati a renderlo concretezza nella nostra vita): 'Rinunci a satana e a tutte le sue opere?... e, come conseguenza: 'Credi tu in Dio Padre,...?'.

Forse senza comprendere fino in fondo la solennità dì quanto veniva chiesto, i nostri genitori hanno sempre detto – a nome nostro – 'Sì'.

Un 'sì' che doveva essere, non la sillaba di un momento, ma una scelta che doveva o dovrebbe accompagnare i passi della vita del battezzato.

Alla fine il sacerdote, dopo le assicurazioni, versandoci l'acqua sulla testa solennemente affermò: `Ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo'.

In quel momento veniva cancellato il peccato di origine e si é 'rinati' a quella vita da Cielo, per cui siamo stati creati.

UN ATTO SOLENNE, IL BATTESIMO, che non era e non è solo una bella cerimonia di un momento, MA LA PIETRA D'ANGOLO SU CUI COSTRUIRE LA NOSTRA VITA CON E VERSO DIO.

È da quel divino e meraviglioso momento che possiamo rivolgerci a Dio e chiamarlo Padre, avendo la certezza di 'essere' figli. E questo per tutta la vita, fino alla gioia dell'eternità.

Come a significare che eravamo 'finali a vita nuova', indossammo l'abito bianco, che deve essere `l'abito' da portare per tutta la vita.

Non so, alla luce del Battesimo, cosa sia più dolce e rassicurante, se dire papà a chi mi ha generato e cresciuto o dire 'PAPA' a Dio che nel Battesimo mi ha fatto Suo figlio.

Non so se sia più inebriante la tenerezza di una mamma o la tenerezza del Padre.

So solo che vivere è dire un Grazie profondo ai miei genitori, perché facendomi battezzare hanno trasformato la mia vita in una eterna àgape con Dio e con gli uomini miei fratelli.

So che le mani di una mamma hanno tracciato le linee del mio volto che si vede, ma so anche che le mani del Padre, con il Battesimo, hanno tracciato 'dentro di me' un volto la cui bellezza è simile alla Sua: una bellezza che a volte purtroppo, dissennatamente, sfregiamo irrazionalmente. So che il cuore dei miei genitori ha plasmato il mio, ma so anche che il Cuore di Dio, ogni giorno, cerca di plasmarlo a Sua immagine, in modo da farlo diventare un angolo di paradiso. Così affermava il grande card. Ballestrero, arcivescovo di Torino, al Sinodo sulla 'vocazione e missione dei laici nella Chiesa': "Punto di partenza per tutti, laici e ministri, è il Battesimo, fonte inesauribile che crea i nuovi figli di Dio, i nuovi fratelli in Cristo, le nuove creature...Dal Battesimo nasce poi e si sviluppa la varietà delle vocazioni, dei ministeri e dei carismi al servizio del Regno di Dio. Dal Battesimo fluiscono le ricchezze mirabili nella Chiesa". E il Concilio ha ancora parole più solenni, parlando di noi battezzati. Parole che ci danno l'ampiezza di quanto il Padre disse di Suo Figlio: 'Questo è il mio figlio nel quale mi compiaccio'. "Uno è il popolo eletto di Dio - afferma - un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo: comune è la dignità sui membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia di figli, comune la vocazione alla speranza e indivisa carità. Nessuna ineguaglianza quindi in Cristo e nella Chiesa per riguardo alla stirpe o nazione o condizione sociale o sesso". (L.G. 32)

C'è allora da chiederci, e seriamente, perché sia tenuto in così poco conto questo dono da tanti battezzati, che considerano forse il Battesimo un rito o una formalità, più che la 'rinascita in e con Cristo'. Come mai non brilla sul viso la gioia di dire: 'Io sono battezzato', ossia, so di essere stato scelto da Dio e voluto come figlio, amato come nessun padre sa amare?

Piace dire il mio — e credo anche vostro — Grazie per questo dono inestimabile, di essere diventati figli del Padre, con le parole del profeta Isaia, che la Chiesa propone:

"Così dice il Signore: 'Ecco il servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui: egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà, né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce,
non spegnerà una canna incrinata; non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. Proclamerà il diritto con fermezza; non verrà meno e non si abbatterà finché non si sarà stabilito il diritto sulla terra; e per la sua dottrina saranno in attesa le isole Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre" (Is. 12, 1-7).



Antonio Riboldi – Vescovo di Acerra

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MessaggioInviato: Lun Gen 10, 2011 08:59    Oggetto: Rispondi citando


nenepdl ha scritto:
Non facciamo esperienza di Dio al di fuori dal mondo; anzi, Dio ci raggiunge in Gesù proprio laddove viviamo, nelle pieghe della nostra quotidianità, a contatto con le relazioni e le situazioni in cui siamo talora avviluppati, come tra le reti.

Buona settimana!


Rolling Eyes Rolling Eyes Rolling Eyes Wink IN CONDIVISIONE...E... BUONA SETTIMANA!!!!
POSSIBILMENTE IN E DI PACE INTERIORE... Wink

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nenepd



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MessaggioInviato: Mar Gen 11, 2011 20:18    Oggetto: Rispondi citando


CARA PATTY! PASSATI I PROBLEMI TECNICI???
STASERA HO RITROVATO QUESTA PREGHIERA...LA POSTO PERCHE' MI PIACE MOLTO!

Mio Dio,
prendimi per mano,ti seguirò,
non farò troppa resistenza.
Non mi sottrarrò a nessuna delle cose che mi verranno addosso in questa vita,
cercherò di accettare tutto e nel migliore dei modi.
Ma concedimi di tanto in tanto un breve momento di pace.
Non penserò più nella mia ingenuità,che un simile momento debba durare in eterno,
saprò anche accettare l'irrequietezza e la lotta.
Il calore e la sicurezza mi piacciono,
ma non mi ribellerò se mi toccherà stare al freddo
purchè tu mi tenga per mano.
Andrò dappertutto allora,
e cercherò di non avere paura.
E dovunque mi troverò,
io cercherò di irraggiare un pò di quell'Amore,
di quel vero Amore per gli uomini che mi porto dentro.

Hetty Hillesum

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cinzia76



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MessaggioInviato: Mer Gen 12, 2011 10:43    Oggetto: Rispondi citando


Grazie Irenina cara..bellissima questa preghiera Very Happy !

"purchè tu mi tenga per mano"... bellissima questa frase Wink !
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PattyRose



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MessaggioInviato: Mer Gen 12, 2011 17:28    Oggetto: Rispondi citando


Carissimi,

La conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti http://www.nccbuscc.org/ chiede ai cattolici una novena a nostra signora di Guadalupe per le vittime, i sopravvissuti e i soccorritori del terremoto, da iniziare oggi, mercoledì 12 gennaio 2011, ad un anno dal sisma...

...in UNITA' E COMUNIONE DI PREGHIERA...

Patty Wink



Novena alla Beata Vergine di Guadalupe, Madre dolcissima di Dio e Madre nostra:

mercoledì 12 gennaio 2011, primo giorno

Nostra Signore di Guadalupe, secondo il Tuo messaggio in Messico, Ti veneriamo come
la Vergine Madre del vero Dio per quelli cui vivono, il Creatore di tutto il mondo, del cielo e della terra.

Nello spirito ci inginocchiamo davanti alla Tua santa immagine
che Tu miracolosamente hai impresso sopra il mantello di San Diego
e con fede innumerevole di pellegrini che visitano il Tuo santuario
Ti imploriamo grazie per le vittime, per i sopravvissuti e per i soccorritori del terremoto ad Haiti.

Ricordati, o Immacolata Vergine, le parole che hai detto al tuo devoto fedele:
Io sono per te Madre di misericordia e per tutta la gente che Mi ama
e che ha fiducia in Me ed invoca il Mio aiuto.
Io ascolto i loro lamenti e, conforto tutti i loro dolori e le loro sofferenze.

Ti imploriamo di essere una Madre misericordiosa per noi
perché Ti amiamo sinceramente, abbiamo fiducia in Te ed invochiamo il Tuo aiuto.

Ti supplichiamo, nostra Signora di Guadalupe, di accogliere la nostra richiesta,
se questa è conforme alla Volontà del Signore:
fa’ che possiamo essere testimoni del Tuo amore, della Tua compassione, del Tuo aiuto e della Tua protezione.

Non ci abbandonare nelle nostre necessità.


Nostra Signora di Guadalupe: prega per noi.

Ave, o Maria,
piena di grazia:
il Signore è con Te!

Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del Tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori:
adesso e nell’ora della nostra morte. Amen


Ave, o Maria,
piena di grazia:
il Signore è con Te!

Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del Tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori:
adesso e nell’ora della nostra morte. Amen


Ave, o Maria,
piena di grazia:
il Signore è con Te!

Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del Tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori:
adesso e nell’ora della nostra morte. Amen

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PattyRose



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MessaggioInviato: Mer Gen 12, 2011 17:32    Oggetto: Rispondi citando


nenepd ha scritto:
CARA PATTY! PASSATI I PROBLEMI TECNICI???
STASERA HO RITROVATO QUESTA PREGHIERA...LA POSTO PERCHE' MI PIACE MOLTO!

Mio Dio,
prendimi per mano,ti seguirò,
non farò troppa resistenza.
Non mi sottrarrò a nessuna delle cose che mi verranno addosso in questa vita,
cercherò di accettare tutto e nel migliore dei modi.
Ma concedimi di tanto in tanto un breve momento di pace.
Non penserò più nella mia ingenuità,che un simile momento debba durare in eterno,
saprò anche accettare l'irrequietezza e la lotta.
Il calore e la sicurezza mi piacciono,
ma non mi ribellerò se mi toccherà stare al freddo
purchè tu mi tenga per mano.
Andrò dappertutto allora,
e cercherò di non avere paura.
E dovunque mi troverò,
io cercherò di irraggiare un pò di quell'Amore,
di quel vero Amore per gli uomini che mi porto dentro.

Hetty Hillesum



Rolling Eyes Rolling Eyes Rolling Eyes TUTTO OK CARA Exclamation Exclamation Exclamation

GRAZIE E IN CONDIVISIONE....

Mio Dio,
prendimi per mano,ti seguirò,
non farò troppa resistenza.
Non mi sottrarrò a nessuna delle cose che mi verranno addosso in questa vita,
cercherò di accettare tutto e nel migliore dei modi.
Ma concedimi di tanto in tanto un breve momento di pace.
Non penserò più nella mia ingenuità,che un simile momento debba durare in eterno,
saprò anche accettare l'irrequietezza e la lotta.
Il calore e la sicurezza mi piacciono,
ma non mi ribellerò se mi toccherà stare al freddo
purchè tu mi tenga per mano.
Andrò dappertutto allora,
e cercherò di non avere paura.
E dovunque mi troverò,
io cercherò di irraggiare un pò di quell'Amore,
di quel vero Amore per gli uomini che mi porto dentro.

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MessaggioInviato: Gio Gen 13, 2011 17:22    Oggetto: Rispondi citando


GIOVEDI 13 GENNAIO 2011 SECONDO GIORNO NOVENA ALLA BEATA VERGINE DI GUADALUPE...

Riporto ciò che mi è arrivato da Amnesty Internetional:

Haiti, a un anno dal sisma è emergenza per gli stupri

I senzatetto sono ancora un milione e nelle tendopoli comandano bande armate di uomini. Un rapporto di Amnesty International denuncia come ogni giorno donne e ragazze rimangono vittime di violenze senza che le autorità intervengano....

"Un ragazzo che mi aveva pedinato ha aperto la porta. Mi ha immobilizzata con le mani e ha fatto quello che voleva fare. Mi ha preso a pugni. Non sono andata alla polizia perché non lo conoscevo, sarebbe stato inutile. Mi sento sempre triste e temo che possa accadere ancora."

Machou, 14 anni, è stata violentata in un bagno di una delle numerose tendopoli ancora presenti ad Haiti a un anno dal terremoto del 12 gennaio 2010. In questi campi, le donne non solo fanno i conti col trauma di aver perso cari, case e beni, ma vivono nella paura quotidiana dello stupro.

Uniamo anche questa orribile crudeltà, alla novena della Madonna di Guadalupe, affinchè queste atrocità non si ripetano più!

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MessaggioInviato: Sab Gen 15, 2011 17:56    Oggetto: Rispondi citando


Omelia del giorno 16 Gennaio 2011 - II Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Giovanni Battista presenta Gesù, che inizia la Sua missione


Vi è sempre stato - ed oggi si fa più intenso - il desiderio di conoscere più intimamente Gesù, più profondamente e personalmente. Basta incontrare i tanti che hanno, soprattutto oggi, una gran voglia, leggendo le Sacre Scritture, di andare oltre le parole, per cogliere Chi le ha pronunciate nel Vangelo: Gesù.

un desiderio intenso, che la dice lunga sul come Dio bussi alla nostra porta e voglia far parte della nostra vita, sapendo che senza di Lui si cala nel cuore una grande oscurità, si crea un vuoto incolmabile, che nessuno e nulla possono colmare.

Il cuore dell'uomo sembra proprio contenga la nostalgia del Padre – anche quando non ne è consapevole – e si sente come orfano senza il Suo Amore.

A volte, ingannati dalla nostra stessa ignoranza, crediamo che basti possedere tanto, in ogni senso, per poi alla fine accorgersi che quel 'tanto' è davvero nulla.

Dopo duemila anni di cattolicesimo, in cui tutta la civiltà occidentale, e direi mondiale, è stata immersa nel cristianesimo, tanto da dettare persino una forte espressività nell'arte, nella cultura, pensando alla fatica che ciascuno prova nel credere, si ha come l'impressione che Gesù sia appena nato, e quindi tutto da cercare.

Ma questo non è un'assurdità, ma il lato meraviglioso che dobbiamo conservare. In ogni tempo, ogni uomo deve prendere atto che nel suo cuore vi è la nostalgia della ragione per cui vive: ognuno deve scoprire – in prima persona - Chi lo ama sinceramente, Gesù, fino al punto da farsi come noi nel Natale e nella vita, fino alla morte in croce per noi.

Davvero questa ricerca è la grandezza mai sopita di ciascuno.

Ci si rende conto, se non si è totalmente dominati, come schiavi, dal consumismo e dal materialismo, che ci riduce a nulla, che la nostra immagine stessa non è vera se non riporta la Sua immagine, che il nostro volto perde ogni contorno, se non riflette il Suo Volto, anche se cerchiamo di donargli una bellezza artificiale.

La nostra gioia non può essere veramente tale, se non si attinge a piene mani nella Gioia, unica, di Dio; le nostre mani rimangono vuote di fatti autentici, se non diventano mani di Gesù, e il nostro cuore è un baratro spaventoso, anche quando crede di amare, se il nostro amore non attinge la sua forza e non è continuamente generato e alimentato dal Suo Amore.

I nostri discorsi di pace sono un vuoto scorrere di parole, che si ripetono come un ritornello, se a riempirle non c'è Lui, Principe della Pace; la nostra stessa voglia di verità è un girare a vuoto nella nebbia del dubbio, se non ci lasciamo 'possedere' da Lui, che è la Verità.

Il Vangelo di oggi ci dona la preziosa testimonianza di Giovanni Battista che, dopo averLo cercato per anni, vivendo nel deserto, che è il luogo dove l'uomo trova la via per incontrarLo, e si fa apertura al Suo avvento, mentre Lo annuncia, finalmente si trova a Tu per tu con il Maestro, all'inizio della Sua missione tra di noi.

Così narra Giovanni, l'evangelista:

"In quel tempo Giovanni Battista, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: 'Ecco l'Agnello di Dio, ecco Colui che toglie il peccato del mondo! Ecco Colui del quale io dissi: 'Dopo di me verrà un uomo che mi passa avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua, perché Egli fosse fatto conoscere a Israele'.

Giovanni rese testimonianza dicendo: 'Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di Lui. Io non Lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua, mi aveva detto: 'L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito, è Colui che battezza in Spirito Santo. E io ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio". (Gv. 1, 29-34)

Nel pronunciare questo atto di fede o se vogliamo questa presentazione di Gesù al mondo, e quindi a noi, da parte del Profeta, Giovanni avrà provato l'intensa Gioia di chi, per dono di Dio, può contemplare il Volto del Padre, che è in Gesù, Suo Figlio.

Ed è la stessa Gioia, che si riflette sul volto di tanti fratelli nella fede, quando parlano di Gesù; spesso non è un discorso fatto di parole, ma la Sua Presenza in loro, attraverso gli occhi, i gesti, che sono il rosario della vita, li illumina e brilla attorno a loro.

Ma chi è davvero Gesù per noi?

Così si interrogava Paolo VI:

"Chi è Gesù? E il Figlio di Dio fatto uomo. Questa è l'affermazione e il fulcro della rivelazione e della nostra fede. È l'affermazione che obbliga il mondo, ogni coscienza, a prendere una posizione spirituale e morale decisiva sul valore della propria esistenza. Ha cominciato a svegliare e a mettere in moto dei poveri pastori, nel primo momento che è stata annunciata la Sua Presenza.

Non lascerà più indifferente alcuna generazione o manifestazione di vita. Sarà l'insonnia del mondo. Sarà l'aspirazione somma della spiritualità. Sarà la forza segreta che consola, che guarisce, che nobilita l'uomo, la sua nascita, il suo amore, il suo dolore, la sua morte. Sarà la vocazione del mondo all'unità e all'amore; sarà la costante energia a perseverare in ogni secolo ed in ogni circostanza nella ricerca del bene e della pace; sarà lo spirito di pietà e di intelligenza, di santità, che solleverà a grandezza e pienezza le anime migliori di questa misera terra".

Troppo spesso, purtroppo, se ci interroghiamo davanti a Gesù, ci accorgiamo di essere ín contraddizione: Lo vorremmo con noi, ma abbiamo paura di appartenerGli.

Proprio in questa consapevolezza, vorrei chiedere ai miei carissimi, che mi seguono, una particolare comunione nella preghiera.

Il giorno 16 è il mio compleanno, come molti ormai sanno. Sono tanti gli anni che Dio mi ha dato, onorandomi della Sua chiamata al sacerdozio, all'episcopato, nel servizio dei fratelli. A volte srotolo fatti grandi e piccoli e mi stupisco di quanto Dio ha compiuto 'usandomi'. Fa davvero 'cose grandi' e lo posso testimoniare guardando a quanto Dio ha operato.

Spesso mi chiedo, ancora oggi, a 88 anni, dove trovo la salute, l'energia per servirLo con immutata forza. Guardando alla mia vita, quanta, ma quante persone ho incontrato, non solo nei luoghi dove mi aveva posto, ma in tutta Italia, invitato a portare testimonianza.

Mi confondo — leggendo i vostri scritti — della fiducia che avete e non sento di meritare. So solo di offrire tutto l'amore possibile, cercando di darvi una mano a crescere nella santità.

Sono davvero commosso del grande affetto che sempre mi viene manifestato. Grazie. Potete contare sul mio, che si fa servizio nel partecipare Dio che ama. Grazie, carissimi, continuiamo a volerci bene, tenendoci per mano, nella comunione dello Spirito, nel non facile cammino della vita. Oggi prego Gesù così:

"O Gesù, sei la nostra vita. Cosa sarebbe la mia vita senza di Te?
Eppure con tutto il desiderio che ho di lasciarmi vivere da Te, a volte mi aggrappo alla mia miseria.
Fa' o Gesù che muoia a questa vita, per vivere solo di Te.
O Gesù, molte volte, Ti grido che Tu sei il mio Tutto, perché nulla può chiamarsi 'qualcosa', se non ci sei Tu a dargli senso.
Eppure poi, a volte, mi aggrappo a tanti piccoli 'niente' ed ho come l'impressione di una inutile corsa, che mi fa trovare sempre allo stesso posto. O Gesù, Ti ho sempre davanti, appeso ad una croce, con la sensazione che sia stato io ad appenderti.
Scendi da quella croce e metti me in croce, perché Tu possa muoverTi liberamente nella mia vita, fino ad essere la mia resurrezione, il mio amore infinito per gli altri.
Ed infine, o Gesù, ti ringrazio per avermi amato per tutta la vita,
perché Tu possa, attraverso la mia miseria, continuare ad esprimere il Tuo Amore, per i tantissimi che poni sulla mia strada, con cui cerco di camminare, e guidare, verso di Te. Ma Tu continua a farmi da Guida, fino alle porte del Cielo".


Antonio Riboldi – Vescovo di Acerra

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