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- La speranza -
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Autore Messaggio
mari27



Registrato: 17/06/04 17:49
Messaggi: 6094

MessaggioInviato: Lun Apr 29, 2013 16:28    Oggetto: - La speranza - Rispondi citando


-

...........non so cosa ne pensate voi ma in questi giorni non posso fare a meno di pensare spesso alla disperazione di tante persone che non sanno più come arrivare a fine mese o cosa dare da mangiare ai figli.
Non posso fare a meno di rivolgere una preghiera per chi versa in gravi condizioni in ospedale, di rivolgere un pensiero di vicinanza e solidarietà alle famiglie ed anche una preghiera per chi compie gesti inconsulti che mettono in pericolo la sua e l'altrui vita.
Sono tutti vittime!...anche chi compie delitti a volte è vittima di una realtà sempre più difficile, dove non c'è lavoro, dove il futuro si presenta minaccioso o dove non si vede proprio...un futuro!
Il momento difficile che stiamo vivendo non deve però uccidere in noi ........la SPERANZA!.......la speranza di un domani buono e positivo..........la speranza per una società dove ci sia posto, vita, benessere e futuro per tutti!
Non dimentichiamo che i nostri nonni e i nostri padri hanno vissuto tempi tremendi, peggiori di questi, tempi di guerra e di morte eppure.......hanno saputo costruire il nostro futuro, hanno saputo darci una vita buona per tanti decenni per cui.............anche noi, a maggior ragione, dobbiamo avere il coraggio di affrontare la realtà di oggi.
Negli ultimi 60 anni mai come ora inostri dirigenti, gli uomini di Stato sono chiamati a difenderci e a difendere la nostra società, a pensare al bene del nostro Paese; ci aspettiamo molto da loro, non devono, non possono deluderci.

Questo è anche un momento dove la SOLIDARIETA' è preziosissima,
dove non essere lasciati soli è fondamentale!




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freccia tricolore 33



Registrato: 13/06/07 19:44
Messaggi: 16652
Residenza: Pisa

MessaggioInviato: Lun Apr 29, 2013 16:33    Oggetto: Certo mari Rispondi citando


Certo mari mai perdere la speranza e la disperazione e gesti folli com'è successo a roma ieri al palazzo chigi sono inutili,non portano a niente,bisogna sempre e comunque sperareeeee per il bene nostro e di tutti
_________________
Adriana
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mari27



Registrato: 17/06/04 17:49
Messaggi: 6094

MessaggioInviato: Lun Apr 29, 2013 16:35    Oggetto: Rispondi citando


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Questo testo, a parer mio, è un invito alla speranza.



E per la barca che è volata in cielo
che i bimbi ancora stavano a giocare
che gli avrei regalato il mare intero
pur di vedermeli arrivare

Per il poeta che non può cantare
per l'operaio che ha perso il suo lavoro
per chi ha vent'anni e se ne sta a morire
in un deserto come in un porcile
e per tutti i ragazzi e le ragazze
che difendono un libro, un libro vero
così belli a gridare nelle piazze
perché stanno uccidendoci il pensiero

per il bastardo che sta sempre al sole
per il vigliacco che nasconde il cuore
per la nostra memoria gettata al vento
da questi signori del dolore

Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e di parole

Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
In questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo

Chiamami ancora amore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore

Perché le idee sono come farfalle
che non puoi togliergli le ali
perché le idee sono come le stelle
che non le spengono i temporali
perché le idee sono voci di madre
che credevano di avere perso
e sono come il sorriso di Dio
in questo sputo di universo

Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole

Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Continua a scrivere la vita
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
che è così vera in ogni uomo

Chiamami ancora amore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore

Che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole

Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
In questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo

Chiamami ancora amore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Perché noi siamo amore



( R. Vecchioni)

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mari27



Registrato: 17/06/04 17:49
Messaggi: 6094

MessaggioInviato: Lun Apr 29, 2013 16:36    Oggetto: Re: Certo mari Rispondi citando


freccia tricolore 33 ha scritto:
Certo mari mai perdere la speranza e .....................bisogna sempre e comunque sperareeeee per il bene nostro e di tutti



Ciao, cara!



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Marilina



Registrato: 25/11/11 16:51
Messaggi: 3593
Residenza: OLBIA

MessaggioInviato: Lun Apr 29, 2013 18:15    Oggetto: Rispondi citando


Speranza.... una parola che oramai viene guardata con sospetto perchè c'è chi non ne ha piu'...
io non so perchè (a volte me lo chiedo) ancora ne ho e ancora ci credo.... e cerco di portarla a chi oramai è disilluso.. che non crede che le cose possano cambiare...
Ho due figli, uno di 22 che si affaccia in questo tristissimo periodo nel mondo del lavoro (che non c'è) e uno di 14 che mi chiede " a cosa mi serve un diploma se non posso fare il lavoro per cui ho studiato?"
e credetemi è difficile essere madre e padre in questo periodo così duro del nostro paese... perchè se è triste non vedere la speranza negli occhi di un adulto è ancora piu' difficile non vederla negli occhi dei tuoi figli!!
Ed è lì che mi batto... perchè la mia speranza in un futuro migliore sono loro... quindi se non riesco a far loro il dono di non pederla mai che speranza avro' io nel futuro?
E così mi batto e mi sbatto per far vedere che le cose belle ci sono ancora, che bisogna sorridere e fare del bene a chi hai attorno senza aspettare che gli altri lo chiedano, che in questo mondo i colori e i sentimenti ci sono ancora e anche se non si è piu' ricchi materialmente e si fatica ad arrivare a fine mese, quel po' che si ha si divide con chi non ha nulla...
Paradossalmente questo periodo di crisi, anche se sta portando in alcuni casi a gesti disperati dovuti alla solitudine e al fatto che non siamo piu' abituati a chiedere aiuto (ai tempi di mia nonna ci si aiutava tra famiglie e chiedere non era una vergogna), si sta riscoprendo la solidarietà...
Si sta ricominciando a chiedersi come si chiama il proprio vicino di casa, quello che non si conosceva e che ora si vede piu' spesso perchè ha perso il lavoro..
e si vedono le persone di cuore che sanno che magari ha dei bambini e che preparano magari una torta o una lasagna in piu' e gliela portano e magari in cambio lui dona il suo aiuto per quella maniglia da aggiustare o di un lavoretto a casa, se capita...
La gente sta riscoprendo l'aiutarsi a vicenda con quello che ognuno è capace di fare..e finchè c'è qualcuno che prepara il divano di casa perchè il fratello ha perso tutto e passa le nottate al pc a spedire i curriculum con lui, finchè una persona vede un'altra in difficoltà alla cassa del market e aggiunge la cifra che manca e risponde "quando puoi me le darai" io la speranza la vedo ancora....
e voglio che la vedano e la sentano e la imparino i miei figli... nonostante quello che si vede e quello che si sente dire...
perchè la perdita di speranza fa notizia.. mentre la speranza che fiorisce nei cuori delle persone nonostante le difficoltà,no... quella va avanti in silenzio...
ma c'è... ve lo assicuro!!

_________________




L'ultima modifica di Marilina il Lun Apr 29, 2013 18:32, modificato 1 volta
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claudia_napoli



Registrato: 14/02/07 11:47
Messaggi: 11437
Residenza: Roma (ma 'tengo' il cuore napoletano)

MessaggioInviato: Lun Apr 29, 2013 18:32    Oggetto: Rispondi citando


Ciao Mari bellissimo questo tuo intento di dare speranza a chi, come me, non ne ha più
non ho più fiducia, ottimismo, a volte sto meglio ma a volte mi sento davvero giù per le tante cattiverie atrocità ingiustizie che accadono nel mondo
grazie alla solidarietà di tutti voi vedo ancora una speranza


io ti lascio questa poesia.... dedicata a tutte le persone che vedo in strada
sole e povere
Crying or Very sad Crying or Very sad


http://www.youtube.com/watch?v=eQ-8MgdsEQA



UOMINI PERSI



anche chi dorme in un angolo pulcioso
coperto dai giornali le mani a cuscino
ha avuto un letto bianco da scalare e un filo
di luce accesa dalla stanza accanto
due piedi svelti e ballerini a dare calci al mare
nell'ultima estate da bambino
piccole giostre con tanta luce e poca gente
e un giro soltanto

anche questi altri strangolati da cravatte
che dentro la ventiquattrore portano la guerra
sono tornati con la cartella in braccio al vento
che spazza via le foglie del primo giorno di scuola
raggi di sole che allungavano i colori sugli ultimi
giochi
tra i montarozzi di terra
e al davanzale di una casa senza balconi
due dita a pistola

anche quei pazzi che hanno sparato alle persone
bucandole come biglietti da annullare
hanno pensato che i morti li coprissero
perché non prendessero freddo e il sonno fosse
lieve
hanno guardato l'aeroplano e poi l'imboccano
e son rimasti così inghiottire e né sputare
su una stradina e quattro case in una palla di
vetro
che a girarla viene giù la neve

anche questi cristi
caduti giù senza nome e senza croci
son stati marinai dietro gli occhiali storti e tristi
sulle barchette coi gusci delle noci
e dove sono i giorni di domani
le caramelle ciucciate nelle mani
di tutti gli uomini persi
dal mondo
di tutti i cuori dispersi
nel mondo

quelli che comprano la vita degli altri
vendendogli bustine e la peggiore delle vite
hanno scambiato figurine e segreti
con uno più grande ma prima doveva giurare
teste crollate nel sedile di dietro
sulle vie lunghe e clack sonanti del ritorno dalle
gite
e un po' di febbre nei capelli ed una maglia
che non vuole passare

e i disperati che seminano bombe tra poveri corpi
come fossero vuoti a perdere come se fossero
pupazzi
seduti sui calcagni han rovesciato sassi
e un mondo di formiche che scappava
le voci aspre delle madri che li chiamavano
sotto un quadrato di stelle dentro i cortili dei
palazzi
e la famiglia a comprare il cappotto nuovo
e tutti intorno a dire come gli stava

anche questi occhi
fame di nascere per morir di fame
si son passati un dito di saliva sui ginocchi
e tutti dietro a un pallone in uno sciame
leggeri come stracci e dove fanno a botte
dove è un papà che caccia via la notte
di tutti gli uomini persi
nel mondo
di tutti i cuori dispersi
nel mondo
_________________


Con tutto l'oro del mondo non si può comprare il battito del cuore, nè un lampo di tenerezza-de Lamartine
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margherita79



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Residenza: napoli

MessaggioInviato: Lun Apr 29, 2013 20:04    Oggetto: Rispondi citando




Purtroppo oggi ci hanno privato di tutto ed è difficile credere ancora nel futuro.....Guardo i miei figli e ho paura x il loro futuro che probabilmente sarà più duro del nostro.Ma mai mi stancherò di imparare loro a credere,a sperare che in futuro cambi qualcosa,che la nuova generazione porti una nuova speranza,un cambiamento che spazzi via gli interessi e dia spazio a progetti di sollevamento per la nostra terra.......Grazie Mari x il topic.....
_________________

margherita79
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mari27



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MessaggioInviato: Lun Apr 29, 2013 20:30    Oggetto: Rispondi citando


-

Marilina, hai tradotto in pieno ciò che anch'io penso!...anche se non ho figli penso che bisogna dare assolutamente la speranza ai ragazzi, guai se così non fosse, è come togliergli la vita!
Inoltre è vero che la crisi ha nonostante tutto un aspetto positivo: apprezziamo di più ciò che abbiamo e che davamo per scontato e ci sentiamo più vicini a chi ha bisogno.

Claudia io non posso sapere perché sei così triste e sfiduciata ma lascia aperta la porta ...alla speranza; vedo che vivi a Roma e forse vivendo in una grande città hai esperienze quotidiane che io non ho, nonostante tutto, io vivo ancora in un ambiente "buono", un ambiente di provincia dove non si vedono ancora in modo troppo conclamato le difficoltà morali e materiali che stanno attraversando tante persone in questo periodo, anche se la crisi è arrivata anche qui, ancora ...teniamo botta, inoltre per quanto mi riguarda svolgo da tanti anni una professione che mi garantisce stipendio e stabilità ( e tutela in caso di problemi gravi di salute come mi è capitato nel 2012) ma vedo dai giornali, dalle notizie che girano e dalle tante attività che chiudono che siamo sull'orlo del precipizio e che c'è tanta gente disperata in giro........ ma non bisogna arrendersi!........è proprio ora che bisogna remare contro corrente! ...e non mollare, non mollare mai!!!!!!!!!!!
......spesso mi capita di pensare ai nostri grandi vecchi, a quello che hanno passato, a chi è tornato dai campi di sterminio nazisti.......eppure loro sono riusciti a sopravvivere....secondo me perché sono riusciti a conservare la speranza dentro di loro.........e sono riusciti a tornare a vivere!.....




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mari27



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MessaggioInviato: Lun Apr 29, 2013 20:36    Oggetto: Rispondi citando


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Sì, Margherita, penso anch'io che per i ragazzi di oggi sarà più difficile costruirsi il futuro, rispetto a noi......penso anche che essere genitori oggi sia molto difficile e complicato, ma spero che ci siano tante mamme che come te trasmettano fiducia, forza e speranza ai propri figli.



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claudia_napoli



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MessaggioInviato: Lun Apr 29, 2013 22:29    Oggetto: Rispondi citando


ciao Mari un po' è il mio carattere pessimista un po' davvero a Roma come sottolinei tu abbiamo modo di toccare con mano la povertà, la precarietà, la microcriminalità, ma non è solo questo. Di sicuro l'essere diventata mamma ha acuito la mia sensibilità e oggi se leggo che una bambina di 5 anni viene violentata e si ritrova in fin di vita (in India) mi sento fisicamente male, non ci dormo....

Leggere tutte voi piene di vita ed entusiasmo mi fa bene, cercherò di avere anche io più speranza come ne avete voi. Un bacio e grazie delle tue parole
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Doni



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MessaggioInviato: Mar Apr 30, 2013 12:38    Oggetto: Rispondi citando


Grazie a Mari per avere aperto un topic sulla speranza ...

Sicuramente avrete sentito dell'orribile tragedia di Bergamo, una mamma con la sua piccola bimba sono volate via in modo orrendo ...quanto dolore dietro ad una tragedia del genere ...eppure il marito papà... crede ancora nella vita...vuole credere che certe tragedie possano essere evitate e che quello che è successo alla sua famiglia possa non ripetersi più...nonostante tutto... spera!
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mari27



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MessaggioInviato: Mar Apr 30, 2013 13:45    Oggetto: Rispondi citando


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La paura ti rende prigioniero, la speranza può renderti libero.

( dal film " Le ali della libertà")




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Marisol



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MessaggioInviato: Mar Apr 30, 2013 14:48    Oggetto: Rispondi citando




Un bacione a tutti coloro che non hanno mai perdere la speranza!!!

Marisol

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La vera ricchezza è prendere la vita con amore, donando amore.



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claudia_napoli



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MessaggioInviato: Mer Mag 01, 2013 10:52    Oggetto: Rispondi citando





Arrow http://www.youtube.com/watch?v=alHwJYjfh8g


Ieri sera mio figlio Alessandro (un nome a caso Wink ) che io chiamo Piciolo, mi ha chiesto di leggergli la storia del RE LEONE, una storia che non avevo mai voluto vedere perchè troppo triste Confused

ma ieri mentre gliela leggevo stavo imparando qualcosa, è una storia bellissima che insegna a non mollare, a rialzarsi anche quando tutto sembra perso... la morte del padre per Simba è qualcosa di troppo grande.... con quella complicità unica!!! Ma proprio grazie all'amore del papà Simba crescerà con una grande forza dentro sè che deve solo essere espressa, e lo sarà grazie all'affetto dei suoi più cari amici.



Simba: "ma allora anche i Re hanno paura?"




Mufasa: "Simba, lascia che ti dica una cosa che mio padre disse a me. Guarda le stelle.
I grandi Re del passato ci guardano da quelle stelle."

Simba: "Davvero?"

Mufasa: "Sì. Perciò quando ti senti solo,
ricordati che quei Re saranno sempre lì per guidarti.
E ci sarò anche io."



e pensare che la storia, approfondendola, viene assimilata all'AMLETO di Shakespeare, leggete queste bellissime riflessioni

un bacio a te Mari e a tutte voi




Citazione:
Simba, ovvero Amleto

Il film comincia con la nascita del leone Simba, figlio di Mufasa, re della foresta e della savana. È un evento solenne e “sacro”, a cui assistono entusiasti tutti gli abitanti del regno di Mufasa che esultano nel momento in cui Rafiki, l’anziano sacerdote-mandrillo, prende tra le braccia il piccolo neonato e lo mostra a tutti gli animali radunati per il grande evento. Simba quindi è il nuovo Re Leone di cui vediamo il rapido apprendistato da parte del severo e amoroso padre e così veniamo a scoprire che il piccolo cucciolo è chiamato a grandi cose, destinato ad ereditare il regno del padre e a governarlo con saggezza e magnanimità lungo la linea tracciata dai suoi antenati. Ma questo progetto si avvererà attraverso una strada quanto mai lunga, dura, imprevedibile e faticosa. C’è qualcuno infatti che non ha gioito della sua nascita e anzi desidera la sua morte e comincia a tramare contro l’ignaro Simba: è suo zio, Scar, fratello (invidioso) di Mufasa. Avviene quindi proprio come nella famosissima tragedia di Shakespeare, il protagonista, il giovane principe Simba-Amleto, si trova orfano a causa dell’assassinio del re ucciso dal fratello Scar-Claudio. Inoltre l’astuto Scar ha fatto in modo che Simba si sentisse in colpa della morte del padre creando in lui una condizione di angoscia tale che lo spinge a scappare dalla Rupe dei Leoni, sede centrale del regno della savana, oltre il deserto.

Qui si svolge tutta la parte centrale, quella che nella versione Disney è diventata la più divertente e amata dai bambini (grazie anche all’intervento della buffa coppia Timon e Pumba, il suricato e il facocero che trovano Simba nel deserto), ma che in realtà si rivela molto ricca di significato.



Simba, proprio come Amleto, vive una profonda crisi di identità: l’angoscia per la morte del padre Mufasa lo ha prostrato al punto che egli decide di “morire”, di uccidere il leone che è in lui. Decide di rimuovere il passato, quel macigno doloroso del ricordo della morte del padre e il segno inequivocabile dell’avvenuta rimozione, con conseguente eliminazione di ogni traccia della sua “felinità” è dato dal fatto che Simba, invece di saltare addosso e mangiare il facocero Pumba, ecco che “diventa” facocero egli stesso mettendosi a mangiare le cose (insetti e altre schifezze) che mangia Pumba. A coronamento di questa metamorfosi, abbiamo la lunga scena della canzone Akuna Matata (Senza pensieri) conosciuta e amata dai ragazzi (mi sono ritrovato anch’io a “mettere in scena” la sequenza, con tanto di canzone.. anche questo può essere un metodo efficace, specie con le classi del biennio): mentre scorrono le allegre note del motivetto vediamo Simba cambiare, crescere nel fisico e diventare un leone adulto, ma solo fisicamente perché “dentro” il leone è morto, o profondamente addormentato.


Incontro, risveglio e vocazione

Da questo letargo divertente quanto mortale Simba verrà risvegliato, in modo improvviso e imprevedibile, dall’avvento di Nala ai confini della zona desertica dove lui va a zonzo giocherellando con i suoi due nuovi amici. Nala è la bella leonessa da lui amata in tenerissima età e a lui destinata come moglie. È interessante notare che quando i due si incontrano Nala non lo riconosca, talmente è cambiato, non solo nel fisico: “non sei il Simba che conoscevo” gli dice e Simba conferma: “No, non lo sono”. Invece Nala è rimasta quello che era, una leonessa forte e fiera e basta un rapidissimo sguardo dei suoi bellissimi occhi che Simba la riconosca e che riceva un colpo, una staffilata dura e bruciante: il passato ritorna ad essere presente con tutto il suo peso terribile… per quanto si vuole scappare lontano, non si può fuggire da se stessi e dalla propria storia. L’incontro con l’altro, quando è autentico, permette di riconquistare la propria identità, mette in moto un meccanismo di conoscenza del sé più profondo. Quando lo riconosce Nala esclama: “Sei vivo, sei Re!” e questo nuovo “battesimo” è di fatto un richiamo, un appello a tornare nella sua terra per aiutare gli altri suoi simili. Ma Simba ancora non è pronto a diventare quello che è e risponde che qui, ai confini del deserto, sta finalmente “vivendo la sua vita”; non è disposto a tornare indietro (indietro nello spazio, verso la Rupe dei Re dove ormai Scar tiranneggia incontrastato, e, soprattutto, indietro nel tempo, verso un passato che “non si può cambiare”). È interessante sottolineare la cupa rassegnazione che vive Simba in quel momento: dietro l’apparente gaiezza con cui il giovane leone vive “la sua vita” si avverte una strisciante disperazione. L’egoismo non porta alla gioia ma alla tristezza. Chi vuol vivere la propria vita la perderà, solo chi la dona con gioia agli altri, rispondendo alla chiamata che dagli altri proviene, potrà viverla pienamente e felicemente.

C’è allora bisogno di un altro incontro. Dopo essere stato scosso, risvegliato, dall’incontro con il suo vecchio amore, ecco un secondo incontro, decisivo, con l’anziano Rafiki, il mandrillo sacerdote del regno della savana. È molto interessante il breve dialogo che si svolge tra i due[1] che, appena si incontrano, si interrogano: chi sei? Chi sei tu? Gli chiede il saggio Rafiki che ha facile gioco nel far emergere lo stato di confusione in cui si trova il povero Simba (un attimo prima lo abbiamo visto specchiarsi in una pozza d’acqua… “essere o non essere” potrebbero essere le sue parole). Simba non sa più chi è, ma per sua fortuna Rafiki, che lo ha visto nascere, lo sa bene (spesso la nostra verità risiede nell’altro, è l’altro che ce la rivela): “Tu sei il figlio di Mufasa”. La nostra verità innanzitutto risiede nelle nostre radici. “Conoscevi mio padre?” gli chiede Simba, sempre più scosso. “Errore, io conosco tuo padre” afferma solennemente Rafiki. Attenzione ai tempi dei verbi: per Simba il padre è morto, ma non così per Rafiki. “Mufasa non è morto, vieni che te lo mostro!”, lo provoca il vecchio mandrillo al che Simba si mette a seguirlo convulsamente, col cuore in sussulto. Rafiki lo guida con foga in un percorso difficile, tortuoso, in un bosco buio, intricato, pauroso e periglioso, al termine del quale lo invita a fare silenzio e a guardare con attenzione in un limpido specchio d’acqua. Il simbolismo è forte e chiaro: superare una crisi d’identità non è mai semplice né indolore, la strada da percorrere (dentro il proprio animo) è buia e insidiosa e per arrivare a fare chiarezza attorno e dentro di sé l’uomo ha bisogno di silenzio, ascesi e capacità di nuovo sguardo. Con questi occhi nuovi (perché hanno attraversato il dolore e la paura) Simba riesce a vedere il padre: Mufasa gli appare nello specchio d’acqua e poi nelle stelle del cielo. È il momento più intenso ed emozionante del film. Simba capisce che nessuno muore mai, finché c’è qualcuno che lo ama. “Hai dimenticato chi sei” gli ricorda il padre “e quindi hai dimenticato anche me”. Ma Mufasa non gli parla per rimproverarlo quanto invece per incoraggiarlo: “Sei molto di più di quello che sei diventato…devi prendere il tuo posto nel cerchio della vita…ricorda chi sei!”.

È il cuore del film: la vita osservata secondo la dinamica incontro/risveglio/vocazione.



Diventare ciò che si è

È anche la dinamica dell’amore: Nala, Rafiki amano e quindi non dimenticano, vivono non nella rassegnazione e nel rimpianto del passato ma nel sempre vivo presente dell’amore riuscendo a rimanere fedeli a se stessi e alla propria vocazione. Questo vuol dire “realizzarsi”, diventare reali, far diventare reale quel progetto di vita che sentiamo vivere dentro il nostro cuore. Con la forza di questo amore Nala e Rafiki vanno incontro a Simba e lo risvegliano, chiamandolo. Ed ora Simba, chiamato perché amato, può rispondere e dire ad alta voce il suo nome e sente, ricorda, che egli è chiamato a grandi cose: egli è “molto più di quello che è diventato”, egli può finalmente affrontare il suo passato e diventare quello che è (sempre stato).

Prendere con le proprie mani la propria vita e la propria storia non è facile e fa sempre male, come spiega a Simba Rafiki dando all’improvviso una sonora bastonata sulla sua bella testa leonina, ma il passato, se pur fa male, è anche utile, fecondo: nel momento in cui Rafiki prova a dare una seconda bastonata Simba ha appreso la lezione e schiva il colpo. “Ecco vedi?” dice Rafiki: “Dal passato puoi scappare oppure puoi imparare qualcosa”. Simba capisce: basta fughe da se stesso, basta scappare, meglio è apprendere le lezioni, anche quando sono dolorose, che la vita porta con sé. L’importante è rimanere fedeli a se stessi, realizzare quel progetto che è già inscritto in noi al momento della nascita. “Il vento sta cambiando” osserva il giovane leone e si volge pure lui, col viso determinato e indurito (un po’ come Gesù quando decide di dirigersi verso Gerusalemme), e comincia a correre. “Dove stai andando?” gli chiede Rafiki. “Sto tornando a casa!”.

Il finale del film è scontato: Simba, come Ulisse, ritorna nella sua terra e farà giustizia ridiventando quello che era sempre stato, il Re Leone.



Simba, ovvero i nostri studenti

“Dove stai andando?”. La domanda, semplicissima, di Rafiki è la domanda che rimane sospesa al termine della visione di questo intenso e divertente cartone animato. È la domanda che io giro ai mie alunni, adolescenti che spesso vivono, già alla loro età, momenti di confusione e di crisi. A guardarli, i miei studenti mi ricordano molto da vicino il personaggio di Simba: anche loro sono dei giovani leoni, irrequieti e confusi, dei leoni in gabbia, costretti a stare fermi per ore tra gli angusti e noiosi banchi, dei leoni fieri ma spesso già feriti, spesso, proprio come Simba, gravati da un carico di dolore, da un macigno di sofferenze che la vita gli ha già riservato. La favola del Re Leone parla di loro.

Sono diversi gli spunti, spero di averne evidenziato alcuni, che emergono dalla visione di questo film e in particolare è davvero efficace l’aspetto della “problematicità dell’essere umano”: l’uomo è un “animale che si interroga”, che si chiede continuamente chi è, cosa fa e verso dove dirige la sua vita. La domanda che si pone Simba, come il suo “collega” Amleto, è il dilemma fondamentale, la domanda radicale: chi è l’uomo, cosa vuol dire essere, esistere, perché esiste qualcosa anziché il nulla, che senso ha tutto quello che esiste…

La risposta a questo dilemma sembra, alla luce del film, risiedere nella capacità di fedeltà a se stessi, il che vuol dire anche capacità di fedeltà alle relazioni, quelle “verticali”, cioè relative alle generazioni passate e future (Mufasa-Simba), e quelle “orizzontali”, le relazioni con i propri contemporanei (Simba-Nala, Simba e il resto della tribù dei leoni). Questa fedeltà alla propria identità (Simba è leone e re e non deve mai dimenticarsene) sfocia quindi nella responsabilità: siamo tutti responsabili, cioè “abili a rispondere”. La dignità umana si afferma nella nostra capacità di farci carico degli altri, di rispondere, cioè di ascoltare la chiamata che continuamente l’altro (e l’Altro) ci rivolgono. Simba ricorda il proprio nome, smette di dimenticare, di far finta di essere altro e quindi può sentire il grido di chi chiama quel nome. Siamo tutti Simba, siamo tutti re leoni, siamo tutti molto più di quello che rischiamo di diventare se usciamo dalla nostra strada più autentica. Cercando di spiegare questi concetti ai miei studenti mi sono ritrovato a citare Pascal e la sua idea di divertissement: il “divertimento” nel senso di deviazione dalla retta strada, divagazione di chi non vuole prendere sul serio la propria vita e volge lo sguardo altrove, si stordisce pensando ad altro. È quello che fa Simba quando canta Akuna Matata con i suoi nuovi amici di strada. L’essere umano invece, ogni essere umano, è qualcosa di molto serio e molto bello, un tesoro unico e irripetibile che non va distorto, guastato. Per comunicare questa nozione uso spesso l’immagine della statua: ogni essere uomo, nel momento in cui viene al mondo, è come un blocco di marmo, destinato a diventare un capolavoro nelle mani dello scultore. Eppure il blocco di marmo già contiene quel capolavoro sin dal primo attimo di vita. Si tratta di procedere con l’ablatio, di togliere via quello che non serve, che non è “autentico”, seguendo la famosa lezione di Michelangelo (il marmo già contiene la statua). Per questo il nostro compito non è altro che quello di diventare quello che già siamo, e allora non saremo soltanto noi stessi, ma quel capolavoro unico e irripetibile che Dio già conosce e ama. L’opera d’arte ha la caratteristica della necessità: il quadro, il brano musicale, la statua, il romanzo… non possono non essere realizzati che in quell’unico modo, secondo un’assoluta, implacabile, necessità. Per questo noi apprezziamo il grande musicista quando “esegue” il brano, interpretandolo ma non capricciosamente quanto invece “obbedendo” alle note scritte sul pentagramma e invece non apprezziamo il bambino che pesta i tasti del pianoforte a casaccio, per “divertimento” (ma che per le nostre orecchie non è mai divertente). La nostra vita è così, è fatta di obbedienza, cioè di ascolto e di interpretazione-esecuzione (e di sequela, si potrebbe dire in termini cristiani)[2]; allora,solo allora, la musica che scaturirà dalla nostra vita sarà armoniosa e dolcissima. Ma per farlo dobbiamo essere fedeli a noi stessi. Il che non vuol dire non conoscere crisi e difficoltà, al contrario vuol dire affrontarle e attraversarle appellandoci a tutte le nostre forze interiori, cercando di superarle con umiltà, serenità e coraggio, un coraggio da leoni.

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Con tutto l'oro del mondo non si può comprare il battito del cuore, nè un lampo di tenerezza-de Lamartine
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cinzia76



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MessaggioInviato: Sab Mag 04, 2013 00:50    Oggetto: Rispondi citando


Grazie Mari per questo topic......
Tutti spesso ci ripetiamo che non dobbiamo mai perdere la speranza in qualsiasi situazione e vicissitudine che la vita ci pone davanti...ho sempre creduto in questo....speranza e fede devono essere i punti di forza per andare avanti e superare gli ostacoli ma non è facile.....a volte gli ostacoli sembrano muri insormontabili.....
Ma quando vacilliamo pensiamo ai nostri figli che sono il nostro futuro.....non dobbiamo perdere la speranza per loro.....
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