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il nostro Don Diana
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Autore Messaggio
genziana



Registrato: 22/03/04 13:40
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MessaggioInviato: Mer Mar 13, 2019 20:10    Oggetto: PER AMORE DEL MIO POPOLO|Don DIANA 19 marzo 2019 RAI Premium Rispondi citando








      PER AMORE DEL MIO POPOLO NON TACERO’

      Don GIUSEPPE DIANA, 19 marzo 1994-2019

      per commuoverci Insieme e non dimenticare






      "PER AMORE DEL MIO POPOLO".DON DIANA

      MARTEDI' 19 MARZO 2019 SU RAI PREMIUM

      23:20 - prima e seconda parte -- 135 minuti


      nel ruolo principale: ALESSANDRO PREZIOSI

      Raifiction/Aurora Film regia di Antonio Frazzi



Vita, morte e lotte contro la criminalità organizzata di don Giuseppe

Diana, sacerdote di Casal di Principe (intervallo ore 00:35 Rai News)









21 marzo, XXIV Giornata Nazionale della Memoria e

dell'Impegno,
in ricordo delle Vittime Innocenti delle

mafie
// a 25 anni dall'Uccisione di Don Peppe Diana




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Marisol



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Residenza: Madrid

MessaggioInviato: Gio Mar 14, 2019 15:23    Oggetto: Rispondi citando


Mi querido amigo Ale,

A pesar de tu excelente trabajo en "Non mentire", verte interpretar a un personaje como al doctor Andrea Molinari, un enfermo, malísimo, psicópata, dejó dentro de mí, un gran malestar y congoja, incomodidad, hasta el punto de llegar a odiarte...

Ahora con la reposición de “Per Amore del Mio Popolo”, esos sentimientos tan negativos cambiarán por completo y serán todo lo contrario, tu papel en esta serie es tan distinto… interpretas a una persona todo corazón, llena de amor por los demás, que lucha por la justicia, aunque el final también deje un gran malestar y congoja, si bien esta vez por motivos muy diferentes... verte morir, será triste, muy triste.

Mi querido Ale, será muy bonito y gratificante poder volver a verte, interpretando ahora a una persona digna de admiración: Don Diana, una vida de ejemplo en la lucha por la libertad, la justicia y contra la camorra.

Besos con gran y sincero cariño desde Madrid


TVB Ale

Marisol

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La vera ricchezza è prendere la vita con amore, donando amore.



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genziana



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MessaggioInviato: Dom Mar 17, 2019 19:21    Oggetto: Don GIUSEPPE DIANA - 25 anni dopo - PER AMORE DEL MIO POPOLO Rispondi citando



ha scritto:




    .dossier: 25 anni dopo, Don PEPPE DIANA,

    .MARTIRE "PER AMORE DEL SUO POPOLO"



Chi era il sacerdote ammazzato dalla camorra a Casal di Principe il 19 marzo 1994 mentre si apprestava a celebrare messa? La parola a chi l'ha conosciuto da vicino



«Ero andato in chiesa per augurargli buon onomastico. Commentammo l’ultimo omicidio della camorra e gli chiesi: “Peppe, che cosa possiamo fare?”. Mi rispose: “Dobbiamo pregare”». Di lì a poco, racconta Augusto Di Meo, testimone oculare dell’omicidio, i cinque colpi di pistola: don Giuseppe Diana, il parroco campano ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994, fu assassinato alle 7.20 del mattino nella sacrestia della sua chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe. Aveva 36 anni e si stava apprestando a celebrare la Messa. Il giorno dopo Giovanni Paolo II ricordò nell’Angelus il «generoso sacerdote, impegnato nel servizio pastorale alla sua gente»: «Sento il bisogno di esprimere il vivo dolore in me suscitato dalla notizia. Voglia il Signore far sì che il sacrificio di questo suo ministro, evangelico chicco di grano caduto nella terra, produca frutti di piena conversione, di operosa concordia, di solidarietà e di pace».
A 25 anni dall’omicidio anche monsignor Angelo Spinillo, vescovo di Aversa, diocesi a cui apparteneva don Diana, riconosce in lui «una ricchezza che non va dimenticata»: «Ci lascia l’importanza del non nascondersi. Entrando in sacrestia il killer vide due uomini, don Diana e Augusto Di Meo, e chiese “Chi è don Diana?”. A una domanda del genere spesso usiamo rispondere “Perché, che vo’?”. Lui invece annuì: “Sono io”. Don Diana insegna a non nascondersi, nemmeno dinnanzi alle difficoltà».




di Laura Bellomi, SEGUE al link www.famigliacristiana.it/articolo/don-peppe-diana-martire-per-amore-del-suo-popolo_9801.aspx articoli e appuntamenti




    NOSTRO FRATELLO, DON PEPPE DIANA



Emilio e Marisa Diana ricordano il fratello sacerdote ucciso 25 anni fa. «Voleva allontanare i ragazzi dalla camorra: questa era la sua missione, era felice di essere prete»







«Era solare, non temeva il giudizio degli altri e, soprattutto, voleva che i ragazzi si allontanassero dalla camorra: questa era la sua missione, e lui era felice di essere prete». Quando ricordano il fratello don Peppe Diana, a Emilio e Marisa si velano gli occhi per la nostalgia. Mamma Iolanda, 86 anni, non trattiene le lacrime. E così fanno anche le nipoti, Annachiara e Iole, che lo zio l’hanno conosciuto solo attraverso i racconti e le foto appese alle pareti di casa.

Si assomigliano molto, fra di loro, i familiari di don Diana. E tutti – ciascuno a modo proprio – conservano nel cuore, nello sguardo e nel temperamento una profonda impronta del sacerdote ucciso 25 anni fa. «Mai avrei pensato che potesse essere ucciso. Nei primi anni il ricordo mi faceva male e, oltre al dolore della perdita e alle tante domande che mi sorgevano anche sulla fede e la Chiesa, provavamo anche tanta rabbia per le accuse infamanti che circolavano sul suo conto. Ho impiegato 15 anni a convivere con il dolore, oggi però giro per le scuole a raccontare chi era mio fratello», dice Marisa, 53 anni. «Quando l’ammazzarono, il mio primogenito aveva appena 20 giorni. Peppe, che era affettuoso e caro con tutti, era felicissimo del nipotino, gli brillavano gli occhi di gioia appena lo vedeva. Lo voleva coccolare e io gli dicevo di non farlo perché con la barba gli pungeva il viso. Poi interveniva mamma: “Lascialo fare”, lei voleva che Peppe fosse sempre contento».

Una famiglia unita, quella dei Diana, ancora più unita dopo l’omicidio che gli ha sconvolto la vita. «I nostri genitori, Gennaro e Iolanda, ci hanno trasmesso principi sani e, su tutti, il comandamento dell’amore». Nei quattro anni in cui era parroco alla chiesa di San Nicola di Bari, Peppe risiedeva in casa con la famiglia. La mattina celebrava Messa poi accompagnava il nipotino Gennaro all’asilo. «Eravamo contenti di averlo con noi, tante sere rientrava con amici scout e della parrocchia e cenavamo assieme», ricordano i fratelli. «Diceva cucina per dieci e venivano in trenta», puntualizza mamma Iolanda. «E poi aggiungeva: “Quello che mangio io, mangiano anche loro”. Eravamo come una grande famiglia. Peppe, non lo scorderò mai».

Dopo l’ordinazione, don Diana mise tutte le sue energie nella missione di sacerdote. «Eravamo un po’ in allerta per lui, la zona della parrocchia di San Nicola, dove era parroco, in quell’epoca aveva un alto tasso di criminalità», riprende Emilio, 59 anni. «Peppe però non aveva paura, aveva fatto il sacerdote per scelta». «Le sue omelie erano pungenti, ma non condannava il singolo camorrista quanto il sistema in generale, per far capire quanto la prepotenza fosse sbagliata», interviene Marisa. «Quando partecipava ai convegni mamma e papà invece gli dicevano “stai attento, non ti esporre”, e lui rispondeva “ma che faccio di sbagliato? Questo è Vangelo”».

Per Marisa, Emilio e il resto della famiglia, Peppe è già beato. Anzi, santo: «Anche se la Chiesa ha impiegato anni a riconoscere il coraggio e il martirio di mio fratello, nei nostri cuori lui è già santo. E se qualcuno nutre ancora dubbi su di lui, ci sono tanti confratelli che l’hanno stimato e difeso. Con don Carlo Aversano, che fu la sua guida in seminario e poi nella parrocchia di San Salvatore qui a Casal di Principe, ogni 19 del mese celebriamo una Messa in sua memoria. Anche don Luigi Ciotti ci è sempre stato vicino, ogni volta che passa da Casale viene a farci visita. Mia madre, la chiama mamma».
Oggi le nipoti di don Peppe, Annachiara e Iole, hanno rispettivamente 20 e 24 anni. Mentre i genitori parlano dello zio, i loro occhi si riempiono di lacrime: «Se oggi qui viviamo tutti molto più tranquillamente, lo dobbiamo a lui. Ha avuto il coraggio di mettersi in gioco, è bello pensare che Casal di Principe è cambiato anche grazie al suo impegno».

Domenica 17 marzo anche loro accompagneranno il corteo degli oltre 6 mila scout che attraverseranno Casal di Principe per ricordare chi con loro, dal 1978 alla morte, condivise il cammino come capo e poi come assistente spirituale. «Peppe amava lo scoutismo e oggi “i suoi ragazzi” vivono in noi». Tutti insieme a ricordare don Peppe, anche se la sua figura, proprio come la voce dei profeti, è scomoda e fa discutere ancora oggi. «Vorrei che questo 25° anniversario ci vedesse tutti uniti e fosse significativo specialmente per gli scout, i giovani e gli allievi delle scuole che animeranno il corteo e le attività del 19 marzo», chiude Marisa. «Peppe avrebbe sicuramente voluto così».



di Laura Bellomi, 16/03/19 - pubblicato via FAMIGLIACRISTIANA.IT





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genziana



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MessaggioInviato: Lun Mar 18, 2019 14:16    Oggetto: Don PEPPE DIANA, il martire del riscatto - docufilm TV2000 - Rispondi citando








lunedì 18/03 ore 22:45 - docufilm di Luigi Ferraiuolo

"Don Peppe Diana, il martire del riscatto" su TV2000








ha scritto:





«In ascolto del popolo, la lezione di don Peppe»


Il 19 marzo 1994 veniva ucciso il sacerdote simbolo della lotta alla camorra. Il vescovo di Aversa, Spinillo: un martire, che non ha taciuto contro la violenza delle mafie



«Don Peppe Diana era un sacerdote di questa terra, che coltivava una speranza, il sogno che non si taccia e che invece si possa parlare, che si sia capaci di esprimere un desiderio di bene e di diventarne protagonisti. È stato un martire, che è chi non si nasconde ma vuole vivere dialogando anche con l’assassino». Così il vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo, ricorda il parroco di Casal di Principe, ucciso 25 anni fa, il 19 marzo 1994.

Monsignor Spinillo, lei in una recente Lettera pastorale ha definito don Diana "sentinella e profeta". Perché?
È il messaggio che ci viene da tutto il suo cammino sacerdotale, fino alla morte. In primo luogo essere sentinelle che non tacciono. Ma non solo nel senso della denuncia. La sentinella deve individuare il male fin dal suo sorgere ed evidenziarne i pericoli, ma deve poi coniugarsi con la profezia che è l’annuncio della meta verso cui andare, annuncio di speranza.

E questo era don Peppe?
Era un attento osservatore dei segni dei tempi attraverso i quali il Signore ci parla. Perché uno non taccia e possa parlare, deve saper prima ascoltare e don Peppe ha saputo ascoltare le fatiche e le difficoltà di un popolo vessato da forme gravi di sopraffazione ma soprattutto ha saputo ascoltare la voce di Dio che lo chiamava ad essere sacerdote nella realtà di questo popolo fino all’offerta di sè per la vita del suo popolo.

Perché un sacerdote arriva al punto di essere "scomodo" per la camorra e deve morire?
Viveva in un territorio del quale ha respirato le situazioni di difficoltà, del quale ha imparato a riconoscere la sofferenza ma anche la rassegnazione a dinamiche di prepotenza, di violenza mafiosa quasi subite come qualcosa di ineluttabile, nella logica del prevalere del più forte sul più debole. Però poi da questo ambiente nel quale è cresciuto, don Peppe si distacca e annuncia qualcosa di nuovo, una visione della vita diversa. Scomodo anche nell’annunciare un tipo di religiosità diversa da quella a cui si era abituati. Nella camorra si vive una forma di religiosità in cui c’è la stessa logica di sopraffazione, in cui il più forte è colui che può elargire favori o dare condanne. Essere religiosi come sottomessi a una potenza più che partecipi di una vocazione a condividere la grazia e la carità. Quindi chi annuncia una religiosità che invita a essere fermento e partecipazione di vita, diventa uno fuori dal coro, scomodo.

Lei nel 2011, il giorno prima dell’ingresso come vescovo ad Aversa, è andato sulla tomba di don Peppe. Come mai?
Quel gesto voleva dire che in don Peppe vedevo tutti i sacerdoti ma anche tutti i fedeli che in questo territorio vivono con impegno la lotta alla camorra e a tutto ciò che è prepotenza, egoismo, male. Volevo dire a tutti quelli che sentono di poter essere nella Chiesa coloro che amano il Vangelo e lo vogliono vivere, che io ero con loro.

Poi più volte è tornato sulla figura di don Peppe con la ripubblicazione del documento del Natale 1991, una sua rielaborazione e recentemente una Lettera pastorale proprio su di lui.
Come tutte le figure che sono in qualche modo fuori dal coro e cercano di richiamare tutti ad un’attenzione a cose a cui forse si è guardato poco, rischia poi di essere interpretato in modi diversi. C’è chi lo interpreta solo nella forma della lotta alla camorra o solo come una voce scomoda per la Chiesa stessa. Invece dobbiamo cercare di rileggerlo insieme, conciliando tutte queste diverse letture, per rendere giustizia a don Peppe, al messaggio che ci dona e farlo fruttare, e poi perché abbiamo bisogno davvero di essere uniti in tutto questo. Se siamo uniti in questa dimensione che don Peppe ci rilancia, saremo compatti nel poter annunciare nella nostra società un modo nuovo, diverso di vivere. Se, come può essere qualche volta accaduto, ci perdiamo in una serie di distinguo che ci isolano l’uno dall’altro, pur in fondo rifacendoci alla stessa esperienza di don Peppe, rischiamo di vanificarne il messaggio.

Questi 25 anni sono stati sicuramente di cambiamento, però lei più volte ha lanciato l’allarme su un’illegalità diffusa, sottovalutata.
È la cultura dell’illecito che dobbiamo sconfiggere. Ognuno cerca di risolvere i suoi problemi non con azioni esplicitamente illegali, ma che continuano a creare rapporti di sottomissione. È la logica del favore, l’abitudine rassegnata al lavoro nero, o a quello per il quale dobbiamo sempre dire grazie a chi ce l’ha offerto. O ancora il pochissimo rispetto per l’ambiente.

Don Peppe era particolarmente impegnato coi giovani. Un tema attualissimo.
La società ha bisogno di riprendere il desiderio di dialogare coi giovani che purtroppo negli ultimi anni si è affievolito. La testimonianza di don Peppe è proprio quella di mettersi in dialogo, di passare del tempo, da un campo scuola all’attività parrocchiale, o anche solo sostando in piazza. Momenti nei quali il dialogo diventa più vero.

Don Peppe aveva capito prima di altri il problema dell’immigrazione, aprendo la parrocchia alle persone sfruttate.
L’immigrazione cominciava ad essere un fatto presente nella nostra realtà e si registravano le prime forme di sfruttamento. La Chiesa tutta si è subito dimostrata attenta. C’era una ricchezza di pensiero che denotava una sensibilità nella quale don Peppe certamente era protagonista. Di questa forma di accoglienza è stato sicuramente un antesignano.

Don Peppe invitava a risalire sui tetti per annunciare parole di vita. Anche oggi?
È attualissma. Ce l’ha detta Gesù, quando diceva che bisogna gridare dai tetti. Don Peppe riprende questa espressione del Vangelo per fare però questo annuncio di vita che è tanto necessario in un tempo in cui papa Francesco ci invita a non coltivare l’idea che tutto poi possa diventare uno scarto.

In tanti chiedono la beatificazione di don Peppe. Il vescovo come risponde?
Se un eventuale riconoscimento di questo tipo ci potrà essere, lo si coglierà dai frutti. Penso che prima di preoccuparci di arrivare a una forma pubblica di canonizzazione sia più giusto vivere intensamente quanto ci è stato trasmesso, così che possa da questo vedersi un frutto ricco e abbondante, e di unità di tutti coloro che sentono di volersi ispirare al suo insegnamento. Sarà poi il tempo a dirlo, non pretendiamo di avere fretta, perché la fretta non ci aiuta.


© RIPRODUZIONE RISERVATA
Antonio Maria Mira, 17/03/19; pubblicato via AVVENIRE.IT | Legalità






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MessaggioInviato: Mar Mar 19, 2019 10:56    Oggetto: PER AMORE DEL MIO POPOLO|Don DIANA Rai Premium 19/3/19 23:20 Rispondi citando





e questa sera - 19 marzo - per commuoverci ancora -







    film tv liberamente ispirato alla vita di don Giuseppe Diana



      "PER AMORE DEL MIO POPOLO".DON DIANA

      MARTEDI' 19 MARZO 2019 SU RAI PREMIUM

      23:20 - prima e seconda parte -- 135 minuti


      nel ruolo principale: ALESSANDRO PREZIOSI

      Raifiction/Aurora Film regia di Antonio Frazzi



Vita, morte e lotte contro la criminalità organizzata di don Giuseppe

Diana, sacerdote di Casal di Principe (intervallo ore 01:10 Rai News)









21 marzo, XXIV Giornata Nazionale della Memoria e

dell'Impegno,
in ricordo delle Vittime Innocenti delle

mafie
, con Libera nel 2019 a Padova - palinsesto Rai





Evento per ricordare tutti coloro che sono stati uccisi per mano delle organizzazioni malavitose, per non dimenticare le loro battaglie, chiedere giustizia e dignità per le loro famiglie e affermare con forza il rispetto della legalità. La commemorazione promossa da Libera e Avviso Pubblico, riconosciuta anche dallo Stato come celebrazione nazionale, che quest’anno si terrà a Padova. La cerimonia si sposta in una città diversa, da Nord a Sud, ad ogni edizione ma mantiene al centro il senso profondo della Memoria attraverso la lettura di oltre novecento nomi di altrettante vittime innocenti. Un lucido impegno civile che la Rai, in linea con la sua missione di Servizio pubblico, accompagnerà con un palinsesto appositamente dedicato, ricco di appuntamenti tra spazi informativi in diretta, approfondimenti sulle reti televisive e su quelle radiofoniche, interviste, film, documentari.



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MessaggioInviato: Ven Mar 29, 2019 15:09    Oggetto: PER AMORE DEL MIO POPOLO|Don DIANA di Antonio Frazzi RAIPLAY Rispondi citando




      "PER AMORE DEL MIO POPOLO".DON DIANA

      domenica 31 MARZO 2019 SU RAI PREMIUM

      13:20 - prima e seconda parte -- 135 minuti


      nel ruolo principale: ALESSANDRO PREZIOSI

      Raifiction/Aurora Film regia di Antonio Frazzi







secondo passaggio-replica in tv film disponibile online

RIvedi in esclusiva tramite RAIPLAY.IT e in qualità HD




www.raiplay.it/programmi/peramoredelmiopopolo/



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MessaggioInviato: Dom Dic 08, 2019 13:08    Oggetto: PER AMORE DEL MIO POPOLO|Don DIANA di Antonio Frazzi RAIPLAY Rispondi citando




      "PER AMORE DEL MIO POPOLO".DON DIANA

      domenica 8 dicembre 2019 su RAI PREMIUM

      05:25|07: prima e seconda parte 135 minuti


      nel ruolo principale: ALESSANDRO PREZIOSI

      Raifiction/Aurora Film regia di Antonio Frazzi







RIvedi in esclusiva tramite RAIPLAY.IT e in qualità HD


www.raiplay.it/programmi/peramoredelmiopopolo/



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