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il nostro Don Diana
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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Forum Alessandro Preziosi
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Autore Messaggio
genziana



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MessaggioInviato: Ven Mar 14, 2014 14:11    Oggetto: PER AMORE DEL MIO POPOLO - RAI.TV 2 promo e 36 foto di scena Rispondi citando



      Alessandro PREZIOSI nel ruolo di Don Diana

      miniserie PER AMORE DEL MIO POPOLO Rai1

      martedì 18 e mercoledì 19 MARZO ore 21.10




i 2 video-promo ufficiali RAI e 36 foto di scena di Gianni Fiorito

www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-fa185903-ca6b-4a7e-9723-b6788a6afda5.html

le foto sono visibili e salvabili sul pc nel formato originale, cliccando in basso a destra su ESPANDI
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genziana



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MessaggioInviato: Sab Mar 15, 2014 10:37    Oggetto: RAI RADIO2 Social Club - sab. 15/3/14 ALE parla di DON DIANA Rispondi citando


10.35 ALESSANDRO PREZIOSI su RADIO2 Social Club

puntata di sabato 15 marzo 2014, ospite in studio con intermezzo di canzoni dal vivo;

ha parlato di Don Diana, della persona "che rilanciava sempre" contro la camorra e dell'interpretazione che lui ne ha dato, aneddoti dal set, anteprima fiction del 17/3;

colonna sonora
: ci saranno "Terra mia" di Pino Daniele e "L'anno che verrà" di Dalla
.



questa è la pagina audio di RAI Radio2 Social Club in attesa di aggiornamento:

www.radio2.rai.it/dl/portaleRadio/Programmi/Page-6fd1416a-1129-48e1-9d17-dfc19940a0fa.html?section=Audio&refresh_ce#




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L'ultima modifica di genziana il Sab Mar 15, 2014 15:11, modificato 1 volta
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marystone



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MessaggioInviato: Sab Mar 15, 2014 13:44    Oggetto: Rispondi citando


...l'ho persa e mi piacerebbe riascoltarla!!! grazieeeeeeeeee Giuly!!! Laughing
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genziana



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MessaggioInviato: Sab Mar 15, 2014 15:59    Oggetto: PER AMORE DEL MIO POPOLO - Porta a Porta 17/03 per DON DIANA Rispondi citando



    ''PER AMORE DEL MIO POPOLO - Don DIANA''

L'anteprima si terrà il 17 marzo a Roma, ore 10.30, nella nuova Aula del Palazzo dei Gruppi della Camera dei Deputati, Via di Campo Marzio 74.


ha scritto:



      RAI UNO: PORTA A PORTA - lun. 17/3

      DON DIANA UN PRETE ANTICAMORRA


A vent'anni dall'assassinio di Don Diana, PORTA A PORTA dedica la puntata di lunedì 17 marzo, alle 23.20, su Rai 1, al Parroco di Casal di Principe ucciso dalla camorra casalese. In studio con Bruno Vespa: Rosy Bindi, Presidente Commissione Antimafia, il Presidente della Campania Stefano Caldoro, Alessandro Preziosi, protagonista della fiction RAI "PER AMORE DEL MIO POPOLO".





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marystone



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MessaggioInviato: Sab Mar 15, 2014 19:56    Oggetto: Rispondi citando


....da non perdere assolutamente!!! Smile Smile
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margherita79



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MessaggioInviato: Dom Mar 16, 2014 00:49    Oggetto: Rispondi citando


Bella l'intervista su Radio2....
Bravo Ale hai spiegato bene tutte le emozioni che ci avete fatto vivere assistendo alle riprese del film.....
Un abbraccio
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margherita79
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genziana



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MessaggioInviato: Dom Mar 16, 2014 02:26    Oggetto: Don DIANA Rai Uno PER AMORE DEL MIO POPOLO di Antonio Frazzi Rispondi citando



ha scritto:














In ‘PER AMORE DEL MIO POPOLO – Don DIANA’

Alessandro Preziosi è il parroco ucciso venti anni fa dalla camorra

          Il PADRE che NON TACEVA


Campano come lui e, per sua ammissione, ugualmente estroverso ed esuberante, Alessandro Preziosi si è calato nei panni di Don Peppe Diana, parroco anticamorra di Casal di Principe ucciso dai clan giusto 20 anni fa, con un coinvolgimento emotivo e psicologico formidabile sotto la regia dell’esperto Antonio Frazzi. Ne è scaturita la miniserie in due puntate “PER AMORE DEL MIO POPOLO – Don DIANA”, biografia romanzata ma non troppo del prelato premiato con la medaglia d’oro al valor civile e adorato tuttora dalla popolazione dell’Aversano che gli ha intestato associazioni e comitati.

E’ stato un impegno non solo professionale”, conferma il 41enne attore napoletano che sta per cominciare a Roma le recite di Cyrano sulla luna ma una sorta di identificazione caratteriale. Come lui amo stare tra la gente, coinvolgere tutti, comunicare, piacere. E come lui adoro andare allo stadio, stare a contatto con i giovani e trasmettere loro, grazie alla mia scuola di Roma, la mia esperienza umana e professionale”.

Qual era il vero tratto di Don Diana?
L’indomito spirito combattivo, la caparbietà, il coraggio di denunciare, la voglia di proteggere e spronare il suo popolo. Ogni volta che la camorra pensava di zittirlo con minacce e intimidazioni lui rilanciava. Fu quella la forza del suo esempio”.

A suo avviso fu lasciato solo o andò incontro al suo destino?
Certamente Chiesa e Stato potevano stargli più vicino ‘diversificando’ i bersagli, cioè affiancandogli figure che lo spalleggiassero nella battaglia, ma questo Don Diana non lo permetteva”.

Quand’è che Don Peppe firmò la sua condanna a morte?
Secondo me quando appoggiò pubblicamente un candidato sindaco fortemente impegnato contro la co camorra oltre che per la capacità di sottrarre giovani alle famiglie”.

Il set ha molto coinvolto la cittadinanza. Che esperienza è stata?
Straordinaria, coinvolgente anche per me. Sono napoletano e può capire quanto abbia sentito il calore della gente. Muoversi e lavorare in mezzo a una folla entusiasta è stato stressante, ma mi ha dato quel guizzo in più che spero si apprezzerà in televisione. In fondo quel calore è il lascito di Don Diana”.
M.B.




settimanale TeleSETTE - n. 11/marzo 2014 - pag. 10-11





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genziana



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MessaggioInviato: Dom Mar 16, 2014 14:22    Oggetto: Don DIANA Rai Uno PER AMORE DEL MIO POPOLO di Antonio Frazzi Rispondi citando



ha scritto:














        UN SACERDOTE IN PRIMA LINEA

Alessandro Preziosi veste i panni del prete coraggioso ucciso dalla camorra nel 1994 in

‘PER AMORE DEL MIO POPOLO – Don DIANA’




di Stefania Zizzari

Questa è la cosa più bella e importante che abbia realizzato finora” dice soddisfatto Alessandro Preziosi parlando di “PER AMORE DEL MIO POPOLO – Don DIANA”, che lo vede protagonista il 18 e il 19 marzo su RAI UNO. “E’ un progetto straordinario, di fortissimo impatto”. Diretto da Antonio Frazzi, l’attore indossa gli abiti di Don Diana, il prete campano che 20 anni fa venne ucciso dalla camorra per il suo impegno nel contrastarne le azioni.

UNA VITA DEDICATA AI GIOVANI

Un uomo che ha dedicato la sua vita ai ragazzi, che cercava di strappare alle grinfie della camorra. Era più uomo che prete. Ed è questo aspetto che ho cercato di sottolineare nella mia interpretazione: il suo essere parte integrante della società nella quale viveva”. Due i mesi di ripresa: a Frignano, a pochi chilometri da Casal di Principe, e in diversi comuni in provincia di Caserta, luoghi nei quali Don Giuseppe Diana ha vissuto e operato. “Troppo spesso in quelle zone l’innocenza finisce a 6 o 7 anni. A 14 rischi di avere già una pistola in mano”. L’attore è figlio di quella terra: “Sono nato a Napoli, mio padre è di Avellino, mio figlio vive a Salerno e ho tanti amici ad Aversa, a Caserta, a Santa Maria Capua Vetere. Vivo a Roma da tempo, ma su questo set sono rientrato nella mia dimensione napoletana: il dialetto, i comportamenti, la mentalità”. Preziosi non ha accettato subito il ruolo: “Temevo di non essere all’altezza, per il tipo di vita che faccio, per le contraddizioni che vivo da cristiano. Mi sembrava superficiale risolverle con un film. Poi ho deciso di provarci. E meno male. Con il suo esempio Don Diana ha mostrato l’importanza di non avere paura. Non solo nel combattere la criminalità organizzata, ma anche nel superare i nostri limiti”.

DOTI SPECIALI

L’attore si è documentato con video di repertorio, parlando con le persone che hanno conosciuto il sacerdote e le associazioni che operano con il suo nome. “Di lui mi ha colpito la semplicità, il saper ascoltare, il senso di meraviglia verso cose e anime belle. E la capacità di convincere le persone a comportarsi in modo coerente con la fede: se sei camorrista non puoi essere cristiano, se sei cristiano non puoi non denunciare il camorrista che fa del male a qualcuno”.


@Riproduzione riservata

settimanale : TelePIU' - n. 11/marzo 2014 - pag. 20-21





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genziana



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MessaggioInviato: Dom Mar 16, 2014 16:30    Oggetto: nel 1993 Don DIANA, 16/03/14 Corriere Mezzogiorno - Campania Rispondi citando



ha scritto:



. Don Diana e la camorra «È solo gente ignorante»


    Il ricordo dell'intervista: un anno prima dell'omicidio
    «Il clan non riuscirà mai a tenere in scacco il paese»


di Piero Rossano

Una raccomandazione: «Sono giovane e vivo tra i giovani, non ti formalizzare troppo». Cominciò così il nostro incontro e la fase preparatoria di quell'intervista. Ricordo che opposi solo che a telecamera accesa non gli avrei dato del tu e che forse il luogo dove mi aveva condotto, il cortile della parrocchia di San Nicola di Bari, era troppo chiassoso per tutto il vociare di scolari che giocavano a rincorrersi. Avevano grembiuli bianchi. In un angolo - la mia memoria fotografica mi è ancora d'aiuto - c'erano delle bimbe che giocavano con la corda. E giusto al centro dello spazio piccoli che rincorrevano un Super Santos.
«Di che parliamo?» mi fece ancora a microfono spento. «Di tutte le iniziative belle che fai per i ragazzi di Casal di Principe» risposi. Ero lì per quello. Erano i primi giorni di primavera del 1993, fine marzo. Quel periodo in cui al sole si sta bene ma dopotutto fa ancora freschetto. Don Peppe Diana era già da qualche anno il simbolo della voglia del riscatto di quei luoghi. Della volontà della stragrande maggioranza dei suoi concittadini di affrancarsi dal peso del marchio d'infamia di «terra di camorra». Animava i gruppi scout dell'Agesci. La sua parrocchia era un via vai di giovani che lo adoravano, c'era un motivo per incontrarsi ogni giorno e ad ogni ora. Era già definito «prete-coraggio» per le sue posizioni nette e scomode verso i clan.
Dalla redazione della tv di Caserta lo contattammo per fissare un appuntamento, era un «personaggio» da indagare. «Ma io non faccio interviste, sono solo un prete» disse. «Solo un prete». E io nemmeno sapevo come fosse fatto fisicamente. Quel giorno Don Peppe mi accolse in sagrestia. Attraversai quello stesso corridoio in cui mi catapultai la mattina del 19 marzo di un anno dopo, tra i singhiozzi della gente, quando davanti ai miei piedi vidi macchie di sangue sul pavimento intorno ad un corpo senza vita ricoperto da un lenzuolo bianco e uomini della Scientifica compiere i rilievi. Usiamo dire «di rito». Ma in tutto quello che era davanti ai miei occhi non c'era nulla di rituale: avevano appena ammazzato un prete, lo avevano fatto in chiesa, era accaduto pochi istanti prima che si accingesse a celebrare messa. E io, quel prete l'avevo conosciuto.
L'emozione divenne enorme. Raccoglievo a fatica notizie sul mio taccuino, la telecamera girava quel poco di immagini di interni che poté raccogliere (Polizia e Carabinieri allontanavano cameramen e fotoreporter mentre concludevano il loro lavoro), e la mente correva al nostro incontro. Alle parole forti pronunciate da Don Peppe al microfono («I camorristi sono degli ignoranti, non è gente che può tenere in scacco questo paese»), a quelle chiacchiere scambiate a margine dell'intervista («Vieni da Marcianise? Un altro posto difficile, ma conosco un sacco di gente in gamba»), al sorriso dipinto sul suo volto all'atto del saluto finale: «Torna a trovarmi». Gli risposi di sì ma non l'ho mai fatto. Ho pensato spesso negli anni a quel suo invito caduto nel vuoto, talvolta con senso di rimorso.
Il giorno che uccisero Don Peppe Diana le redazioni di mezzo mondo cercavano le sue immagini in vita. Non ce n'erano poi tante in giro, quelle oggi note a tutti sono state individuate e diffuse nelle settimane che seguirono quel delitto così rumoroso. Nel nostro tg delle 14.30 del 19 marzo 1994 mandammo in onda quelle di repertorio dell'intervista di un anno prima. Tempo un'ora e chiamò la Rai per chiedercele. Poi Mediaset. Decidemmo di cederle, ci sembrava giusto. I tg nazionali della prima serata, quelli della notte e del giorno successivo trasmisero le immagini di Don Peppe che parlava al mio microfono.
La mattina dell'intervista qualcuno dei ragazzi nel cortile dell'oratorio scattò una foto, il ricordo «plastico» che mi è rimasto di quel giorno e di quell'incontro. Nemmeno lo sapevo. Fu scannerizzata e messa in digitale. Un quotidiano on line ne venne in possesso - non ho mai capito come - e la pubblicò nel 2009 in un resoconto di intrecci tra mafia e camorra, rievocando la figura del sacerdote ucciso assieme alle altre vittime della criminalità organizzata. Un collega mi segnalò la cosa, andai a guardare subito.
In quello scatto eravamo noi due insieme, in quel cortile pieno di voci e di colori, e l'impressione che ne trassi era che ero cambiato solo io da quel giorno. A rivederla oggi mi fa ancora lo stesso effetto. Don Peppe è rimasto lo stesso, il suo impegno ed il suo sacrificio sono ancora attuali come le parole di condanna contro la camorra. Scolpite nella memoria di questa terra.



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Corriere del Mezzogiorno – Campania NA-CE; dom. 16/03/14 pag.10





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genziana



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MessaggioInviato: Dom Mar 16, 2014 17:03    Oggetto: Don Giuseppe DIANA, 12/03/14 Corriere Mezzogiorno - Campania Rispondi citando



ha scritto:



      Don PEPPE DIANA
      RAI : documentario e fiction con PREZIOSI


A vent'anni dall'assassinio di Don Diana, Rai Storia dedicata la prima puntata di «Diario Civile» al parroco di Casal di Principe. Il documentario (‘‘Non Tacerò. La storia di Don Peppe Diana'', mercoledì, ore 21.15) ricostruisce la vicenda umana di un prete divenuto il simbolo della lotta alle mafie attraverso le testimonianze dei familiari, di chi lo ha conosciuto, dei parroci impegnati come lui per la legalità e dei magistrati, che insieme al Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ne ripercorrono anche la complicata vicenda giudiziaria. In esclusiva per Rai Storia, Roberto Saviano racconta il percorso anticamorra di Diana, il contesto in cui ha operato, i depistaggi e le falsità che infangarono la sua figura.

12 marzo 2014


Martedì 18 marzo, invece, la figura del prete sarà interpretata da Alessandro Preziosi nella fiction (prima parte) che andrà in onda su Rai Uno in prima serata: "Per amore del mio popolo'', con la regia di Antonio Frazzi.


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Corriere del Mezzogiorno – Campania NA-CE; merc. 12/03/14 pag. 8





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MessaggioInviato: Dom Mar 16, 2014 17:43    Oggetto: film PER AMORE DEL MIO POPOLO - Don DIANA, 16/03/14 AVVENIRE Rispondi citando



ha scritto:


      «Don Diana, un seme che ha portato frutto»


Un sacerdote amico ricorda stile e coraggio del prete ucciso nel 1994 dalla camorra


di Antonio Maria Mira - Inviato a Frattamaggiore (Na)

«Don Peppino era un prete, attaccato alla sua terra e ai giovani che erano la sua passione. Convinto che dovevamo fa­re quello e basta, e lui lo faceva con tutta la passione di cui era capace. Ma a essere prete spesso ci si scontra con i camorristi». Don Armando Brocco­letti ricorda così Don Peppe Diana, uc­ciso dalla camorra il 19 marzo 1994. Entrambi erano parroci a Casal di Principe, lui dal 1977, Don Diana dal 1989. Confratelli e amici. «Quasi tutte le mattina veniva a casa mia a fare co­lazione». Ma proprio a Don Armando toccò, invece, arrivare per primo di corsa nella parrocchia di San Nicola alla notizia dell’uccisione di Don Pep­pino. «Lo guardai lì a terra e gli chiesi 'perché a te?'». Si commuove. «Se n’era andato un amico. Tra noi c’era incredulità. Non potevamo immagina­re che fosse ucciso uno di noi». Ricordo e impegno. «Penso sempre a lui quando esco per la Messa. Mi torna in mente quell’immagine, di lui ucciso mentre stava per celebrare. Ma mi dà anche una spinta, mi aiuta a capire lo spirito missionario, a non adagiarmi sul quotidiano, così come era lui. Ri­cordo il suo entusiasmo, la sua gioia. Mi sono dovuto scontrare con realtà molto dure ma vado avanti. A noi sacerdoti la morte di Don Peppino ha dato una spinta forte a continuare con maggiore impegno. E non solo a noi». Qui nella parrocchia di S. Rocco a Frat­tamaggiore dove Don Armando, che è anche direttore della Caritas diocesa­na, è arrivato nel 2000, molti sono i ri­cordi di Don Diana. «È tanto che non faccio una chiacchierata su Don Pep­pino…». La sua foto sorridente dietro la scrivania e due cartelline con le scrit­te 'Casal di Principe' e 'Don Diana'. Fogli ingialliti, ritagli di giornali di al­lora, preghiere per don Peppino. E il documento originale della famosa lettera 'In nome del mio popolo non ta­cerò', con sopra scritto 'Avviso sacro'. Come nasceva? «Vedevamo che dopo il terremoto del 1980 tanti dei nostri bravissimi casalesi, lavoratori inde­fessi, erano diventati imprenditori. Vedevamo un grande movimento di sol­di ma il paese non decollava. Niente strade, luce, fogne… e ci chiedevano come fosse possibile. E poi si ammazzava o si gambizzava ogni giorno. E­rano tempi davvero terribili. Si avvici­navano le elezioni. Una mattina Don Peppino si presentò da me con la boz­za della lettera. 'Guarda quello che ho scritto. Dimmi che te ne pare'. Me lo lesse, lo riaggiustammo e decidemmo di pubblicarlo. Era un documento in­dirizzato soprattutto ai giovani, per­ché aprissero gli occhi, perché costruissero il loro avvenire. Giorno per giorno, al di là delle convenienze. Nes­sun dubbio nel farlo. Tutti i parroci del­la Forania. Lo leggemmo in tutte le chiese. Fece scalpore. La gente non e­ra ancora cosciente, era d’accordo ma non lo diceva ad alta voce». Le reazio­ni non si fecero attendere. «Io andai a­vanti, continuando ad attaccare dal­­l’altare, anche se col mio tono, appa­rentemente dolce. Dopo due mesi mi rubarono l’altare. Era del ’600, l’unica cosa preziosa che avevo in chiesa. Mai più ritrovato. Qualcuno venne a dirmi 'mo’ te lo troviamo noi...'. Io feci una lettera aperta invitandoli a riportarlo. Capì subito che c’era un collegamen­to col documento». Ma nessuno si a­spettava il peggio. «Dispetti, furti era­no in conto. Ma non pensavamo mai che sarebbero arrivati ad uccidere. Uc­ciderlo in chiesa… pazzesco». E «per­ché lui? Proprio l’ultimo arrivato. For­se perché era schietto e diretto, un ve­ro casalese, col suo vocione. Io, pur non scherzando, riuscivo un po’ a do­minarmi. Lui 'allucava', gridava. La schiettezza, la sincerità, e questo a qualcuno può dispiacere». Così subi­to dopo l’omicidio cominciarono a gi­rare strane voci. «Ci dissero 'su don Peppino è uscita una cosa brutta'. Ce lo aspettavamo. La loro strategia la co­noscevamo bene. Prima si uccide e poi si getta fango. Sapevamo che avrebbero usato tutte le armi. Non poteva­no dire 'lo abbiamo ucciso perché ci dava fastidio'». Ma dopo vent’anni la storia sta cambiando. «Questa volta ci sarà tanta gente per strada. Tanti gio­vani, tante ragazze, tanti impegnati nell’attività sociale. Questo è il cam­biamento più bello». E allora «veramente quel seme ha portato tanti bei frutti. Tanti che si ispirano a Peppino. Lui ora prega per noi e noi portiamo avanti le sue battaglie».


© RIPRODUZIONE RISERVATA


L’omicidio del parroco prima della Messa

«Se la camorra ha assassinato il nostro paese, 'noi' lo si deve far risorgere, bi­sogna risalire sui tetti a riannunciare la 'Parola di Vita'». Così scriveva Don Peppe Diana pochi giorni prima di essere ucciso dai killer della camorra. Erano le 7,30 del 19 marzo 1994, giorno del suo ono­mastico, e il parroco di San Nicola a Casal di Principe stava per celebrare le messa. In sagrestia venne avvicinato da una persona. «Chi è don Peppe?» chiese. «Sono io» fu l’immediata risposta di Don Peppe. Poi 5 colpi di pistola. Aveva appena 36 anni. Sacerdote dal 1982, parroco dal 1989, era capo scout dell’Agesci. Impe­gnato coi giovani, i disabili e gli immigra­ti per i quali aveva anche aperto un centro. Nel Natale 1991, assieme agli altri parroci aveva firmato una lettera dal titolo 'Per amore del mio popolo non tacerò', distribuita in tutte le chiese. «La camorra - si leggeva - oggi è diventata una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componen­te endemica nella società campana». Parole che i boss non potevano accettare. Don Peppe doveva morire «come esempio ». Mandanti ed esecutori sono stati condannati. Tutti camorristi, a smentire le voci calunniose. (A.M.M.)




L’ANNIVERSARIO «Venti di speranza» a Casal di Principe

«Venti di speranza, venti di cambiamento» è il tema delle tante iniziative promosse in occasione del XX anniversario dell’uccisione di Don Peppe Diana, dal comitato organizzatore composto dalla Diocesi di Aversa, Comitato Don Peppe Diana, Libera Caserta, Agesci Campania, Comunità di Sant’Egidio e Unitalsi. Partite già a gennaio, avranno il loro clou nella prossima settimana. Oggi a partire dalle 9,30 a Casal di Principe la giornata nazionale dell’Agesci 'La strada è sempre più blu'. Raccogliendo l’appello di mamma Jolanda, oltre 5mila scout attraverseranno il paese per ricordare il loro fratello Don Peppe. Domani a Roma, alla Camera, anteprima della fiction 'Per amore del mio popolo', che andrà in onda il 18 e 19 marzo su RaiUno in prima serata. Martedì alle 9,30 nella chiesa di S. Nicola a Casal di Principe, la parrocchia di Don Peppe, ritiro spirituale di tutto il clero della Diocesi di Aversa con l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, sul tema 'Presbiteri in una terra che cerca speranza'. Mercoledì 19, giorno dell’anniversario, nella parrocchia di S. Nicola, alle 7,30, ora dell’omicidio, il Vescovo di Aversa, Monsignor Angelo Spinillo, presiederà la celebrazione eucaristica, 'la messa non celebrata' da Don Peppe, ucciso proprio mentre usciva dalla sagrestia. Alle 9,30 una marcia attraverserà le vie de paese per raggiungere il cimitero dove è sepolto il sacerdote. (A.M.M.)




    AVVENIRE – Domenica 16 marzo 2014 – pagina 9 Attualità




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MessaggioInviato: Dom Mar 16, 2014 18:29    Oggetto: PER AMORE DEL MIO POPOLO anteprima alla CAMERA 17 marzo 2014 Rispondi citando



ha scritto:



Il ventennale del delitto


    Don DIANA, testimonianza in una fiction


      Domani l’anteprima alla Camera
      Martedì e mercoledì in tv su Rai Uno


Tina Cioffo

C’è grande attesa per la fiction su Don Giuseppe Diana, «Per amore del mio popolo» che andrà in onda su Rai1 martedì e mercoledì in prima serata. Domani mattina nella nuova aula del Palazzo dei Gruppi della Camera ci sarà l’anteprima promossa dalla Commissione Parlamentare Antimafia guidata dal presidente Rosy Bindi. Interverrà anche Anna Maria Tarantola, presidente della RAI, Raffaele Cantone, consigliere della Corte di Cassazione, Don Tonino Palmese referente di Libera Campania, il produttore dell'Aurora Film, Giannandrea Pecorelli, il regista Antonio Frazzi, Alessandro Preziosi, che nella fiction interpreta il ruolo di Don Diana, insieme a Valerio Taglione coordinatore del Comitato Don Peppe Diana, con il quale il regista e l’attore Preziosi hanno avuto diversi incontri per riuscire meglio a raccontare la storia del sacerdote e delle sue Terre.
Domani mattina all’incontro saranno presenti anche alcuni protagonisti della fiction che è stata girata tra Casal di Principe, Frignano e San Cipriano. Le riprese cominciarono a settembre scorso proprio a Frignano, dentro lo spazio della fiera settimanale diventato per l'occasione una stazione di autobus, alcune scene sono state registrate anche nel laboratorio fotografico di Augusto Di Meo, testimone oculare dell’omicidio di Don Diana, ucciso da Giuseppe Quadrano la mattina del 19 marzo del 1994. La presentazione della fiction che si attendeva già da un paio di anni ed il cui progetto era stato, in qualche maniera, messo da parte ci fu il 4 luglio scorso, in occasione del Don Diana day e del suo 55°compleanno. In quell’occasione il regista confessò di essere intervenuto perché doveva capire la gente del giovane prete casalese.
Per poter meglio interpretare la sua parte Preziosi qualche giorno prima del primo ciak volle andare a casa dei genitori di Don Diana, che nella fiction sono interpretati dagli attori Gigi Savoia e Anita Zagaria, per poterne vivere l’ambiente, il clima e respirarne le sensazioni. Emozioni completamente diverse rispetto al resto della storia raccontata nella fiction con una camorra che ne fa da sottofondo e che in quegli anni spadroneggiavano fino a fare un corteo di auto e moto con mitra e armi in pugno. Dopo 20 anni il cambiamento è tangibile. Quello che è poi accaduto, le iniziative in memoria di Don Diana, lo stanno raccontando in questi giorni di avvicinamento al 19 marzo, quando in piazza a rivendicare il riscatto scenderà un popolo intero. Intanto oggi a Casal di Principe, per la giornata nazionale dell'Agesci, sfileranno quasi 5mila scout. Nel pomeriggio a San Cipriano in piazza Marconi la Work in Progress distribuirà palloncini per i più piccoli e verso sera nel casalese ci sarà la proiezione del film Fortapasc sulla storia del giornalista Giancarlo Siani.


[i© RIPRODUZIONE RISERVATA[/i]


L'iniziativa - Sul murales la voglia di rinascita dei ragazzi

Teresa Scalzone

«Come polvere alzata dal vento è avvenuta la tua assenza che risuona ancora più forte della presenza. Nell’eredità dei tuoi insegnamenti, capacità di gioire con chi gioisce, perdonare e superare le offese, condividere affinché nessuno resti privo del necessario per sorprendere». Questo il messaggio che i ragazzi della Scuola media dell’I.C Spirito Santo di Casal di Principe hanno scritto sul murales dedicato a don Peppe Diana in occasione del ventesimo anniversario della sua morte. Parole scritte dai ragazzi di proprio pugno e poi approvate con votazione dall’intera scuola a seguito di una sorta di concorso di idee. Sul murales il pensiero di questi giovanissimi studenti appare su un grande libro aperto e sullo sfondo un misto di storia antica e moderna. Sebbene sia dedicato a don Peppe non c’è la sua immagine come era stato già anticipato. L’inaugurazione del meraviglioso dipinto, realizzato, con la tecnica dello spolvero, da tutti gli studenti alternandosi in turni e perfino di domenica, è prevista per il 18 marzo alle ore 9. A benedire l’opera, che resterà indelebile sulle mura di un bene confiscato alla camorra in via Bach, sarà il vescovo di Aversa Angelo Spinillo. Alla manifestazione sono stati invitati oltre Emilio, il fratello di don Peppe Diana, il comandante dei carabinieri di Casal di Principe Rocco Perrone, i commissari prefettizi, i parroci, le associazioni. «Oggi – spiega la dirigente Filomena Piccolo – possiamo davvero sentirci fieri dei nostri ragazzi che si sono impegnati per lasciare in eredità un marchio di rinascita, l’espressione del desiderio delle nuove generazioni di voler portare al paese solo il vento di rinascita».


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IL MATTINO ed. Caserta, dom.16/03/14, primo piano /36





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MessaggioInviato: Lun Mar 17, 2014 10:29    Oggetto: PER AMORE DEL MIO POPOLO - FAMIGLIA CRISTIANA n. 11/2014 Rispondi citando



ha scritto:











    FAMIGLIA CRISTIANA i fatti mai separati dai valori
    n. 11/2014, pag. da 58 a 64 - Don Giuseppe Diana




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MessaggioInviato: Lun Mar 17, 2014 10:31    Oggetto: PER AMORE DEL MIO POPOLO - FAMIGLIA CRISTIANA n. 11/2014 Rispondi citando



ha scritto:







    FAMIGLIA CRISTIANA i fatti mai separati dai valori
    n. 11/2014, pag. da 58 a 64 - Don Giuseppe Diana


ALESSANDRO PREZIOSI: tra la gente di Don Peppe



L’attore interpreta Don Diana nella fiction di Rai 1 che è stata girata nei luoghi dove il sacerdote ha vissuto



di Eugenio Arcidiacono

Quando Alessandro Preziosi ha visitato la camera di Don Peppe Diana, nella casa dove viveva con la famiglia, ha notato due cose: “Tutto era rimasto come vent’anni fa e i muri erano pieni di fotografie che testimoniavano la sua passione per i viaggi: non solo in luoghi di fede come Lourdes, ma anche nel Sudest asiatico. Di lui si diceva che viveva come guidava l’auto: con esuberanza. Per questo era una calamita per i giovani: aveva una vitalità irresistibile”.

L’attore è il protagonista della fiction PER AMORE DEL MIO POPOLO – Don DIANA, in onda su RAI 1 il 18 e il 19 marzo, che racconta la storia del sacerdote ucciso dai Casalesi il 19 marzo del 1994.
Quando è andato a far visita ai familiari del sacerdote?
Il giorno prima dell’inizio delle riprese. La madre e i fratelli sono sempre rimasti a Casal di Principe. Sono rimasti anche per difendere l’onore di Don Peppe contro chi in questi anni ha tentato di infangarlo. Mi ha colpito la loro grande lucidità e dignità: dai loro racconti sembrava che Don Diana fosse morto poche settimane prima, talmente precisi erano i loro ricordi. Per esempio, mi hanno raccontato che spesso la sera portava giovani che sapeva essere già compromessi con la camorra a mangiare con lui per evitare che andassero a compiere nuovi atti criminosi”.

La fiction è stata girata nei luoghi dove Don Diana ha vissuto. Com’è stata la reazione della gente?
Entusiasta, tanto che molti hanno partecipato come comparse o comunque hanno seguito le riprese. C’è stato un episodio molto significativo per me. Dovevamo girare una scena fuori dal sagrato della chiesa di Frignano. Nei panni di Don Peppe dovevo intimare al figlio di un camorrista di andarsene, perché terrorizzava la fidanzata che si era nascosta nell’oratorio. Doveva essere un dialogo molto controllato, intimo, ma quando ho visto tutta quella gente assiepata nella piazza, d’istinto mi sono messo a urlare con tutta la forza che avevo. Da quel giorno la mia recitazione è diventata più viva”.

Don Diana era anche un tifoso sfegatato del Napoli. Nella fiction raccontate anche questo lato della sua vita?
Proprio su questa passione c’è un episodio cruciale nel nostro racconto. Il figlio del camorrista accetta di andare con lui e alcuni scout a vedere una partita del Napoli. La squadra vince con due gol di Maradona e quest’esperienza di condivisione incide in maniera così profonda sull’animo del ragazzo da spingerlo a diventare anche lui uno scout”.

Ha incontrato pure qualche vero scout di Don Diana?
Come no. Alcuni hanno partecipato alla fiction. Oggi fanno tutti parte di associazioni che combattono contro la camorra. Il loro impegno non è frutto di un senso di dovere: lo fanno come se fosse la cosa più naturale del mondo”.

Lei è napoletano e quando Don Diana morì aveva vent’anni. Ricorda quel giorno?
No, ma ricordo che mi colpì molto il fatto che Don Diana fu ucciso solo pochi mesi dopo un altro sacerdote, Don Pino Puglisi. E’ vero, sono nato e cresciuto a Napoli, ma ho avuto la fortuna di vivere in un quartiere borghese, il Vomero, e di frequentare scuole molto ‘protette’. Al massimo, avrò assistito a qualche furto di motorino. Per cui l’omicidio di Don Diana mi sembrava come la morte di Falcone e di Borsellino: li percepivo come degli eventi eccezionali, che accadevano lontano da me, anche se non era così. La consapevolezza mi è arrivata solo girando questa fiction”.

Suo figlio Andrea di anni ne ha 18. Pensa che vedrà questa fiction?
Il 17 marzo ci sarà un’anteprima in Parlamento e io vorrei portarlo con me perché credo nella forza del messaggio di questo film: non aver paura, essere sempre coerenti con i propri valori, anche a costo di sbagliare e credere in qualcosa di più elevato rispetto alla vita di tutti i giorni”.






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MessaggioInviato: Lun Mar 17, 2014 10:33    Oggetto: PER AMORE DEL MIO POPOLO con Alessandro Preziosi | Don DIANA Rispondi citando



ha scritto:






      dall’intervista “Vorrei dire sì (forse)” pubblicata
      da VANITY FAIR – n. 10/2014, pagine 124/5/6


Prete scomodo _ Alessandro Preziosi, 41 anni il 19 aprile.

Il 18 e 19 marzo lo vedremo su RAI UNO nella fiction
PER AMORE DEL MIO POPOLO - Don DIANA, dov’è il prete anticamorra ucciso a Casal di Principe il 19 marzo 1994
Ritorna in tivù con una storia impegnata.




| di Mariangela Mianiti
[...]
Alessandro Preziosi, 41 anni il 19 aprile, da oltre venti colleziona successi e personaggi forti. Il 18 e 19 marzo sarà su Raiuno nella fiction PER AMORE DEL MIO POPOLO , dove veste i panni di Don Giuseppe Diana, il prete anticamorra ucciso il 19 marzo 1994 a Casal di Principe. In quegli stessi giorni, e fino al 27 marzo, Preziosi sarà al Teatro Vascello di Roma con il monologo Cyrano sulla Luna.

Com’è stato entrare nei panni di Don Peppe Diana?
Molto impegnativo. A lungo mi sono chiesto: qual è il tono giusto? Interpreto il prete o l’uomo? Ho scelto l’uomo, quello che forse vorrei essere, e che si muove in un tessuto sociale delicatissimo come quello campano. L’ho interpretato pensando a come avrebbe agito lui. Ho letto i suoi scritti e ho imparato a vedere il mondo con i suoi occhi, mentre giravo le scene mi chiedevo come avrebbe reagito lui, che cosa avrebbe fatto, come avrebbe parlato, con quale tono, quale forza”.

Avete girato proprio a Casal di Principe. Difficile?
Sono state sette settimane molto impegnative a livello umano. Recitare Don Diana in quelle strade vuol dire dimenticarsi di essere attore e credere come uomo in quello che dici e fai. Lì senti che certe cose le devi dire come se le vivessi appieno. C’è una scena in cui il figlio di un camorrista viene a cercare la sua ragazza che sta da me. Mi fa: “Guardate che, se non mi dite dov’è, vi spiezzo ‘e cosce’”. Don Diana deve rispondergli: “Se provi un’altra volta a venire qua, ti denuncio”. Il copione non prevedeva che fossi plateale, ma in piazza c’erano circa 700 persone e ho sentito che era più importante mandare quel messaggio a loro, più che al pubblico della fiction. Ho urlato quella frase perché la gente potesse sentire e condividerla. Sono rimasti tutti in silenzio, colpiti. La realtà di Casal di Principe è molto più complessa di come la si dipinge, si parte sempre dal presupposto che è una terra di nessuno, ma non è così. Per colpa di qualche bastardo si è levata la dignità a tutta la popolazione, ed è sbagliato. Questo film racconta le persone che hanno scelto di restare a vivere lì, in quella realtà difficile per cambiarla. E’ di loro, e a loro, che dovremmo parlare”.

Come hanno reagito?
Erano felici che fossimo lì. La gente veniva a parlarci di Don Diana. Volevano rendersi utili. C’è una grande voglia di cambiare. Torneremo per presentare la fiction”.

Questo lavoro l’ha cambiata?
Magari. Se il nostro mestiere funzionasse così, sarei arrivato a uno stato di grazia. Resto inquieto, pieno di contraddizioni, avido di vita, desideroso di comunicare e condividere, e ho la mia solitudine interiore”.

Com’è?
Essere soli sapendo che non lo si è mai”.
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